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sabato 18 Gennaio 2020

Spionaggio e rivelazioni in attesa di WikiLeaks

Dagli Stati Uniti non solo Donald Trump e la disperazione repubblicana dietro le intemperanze del miliardario col super riporto. Ricordate ciò che ci ha raccontato domenica Piero Orteca su un’altra fuga di notizie, un altro tradimento dentro la Nsa, il grande orecchio sul mondo? Svelati i segreti cibernetici di mezza intelligence Usa, forse venduti ad avversari in Russia o Cina, e in parte nelle mani di WikiLeaks, pronti a colpire la ormai quasi Presidente Hillary Clinton. Oggi Orteca ragiona sul vecchio dilemma tra i metodi dello spionaggio e la tutela dei diritti umani, che litigano tra loro da sempre. E chi sa cosa ci preparano le rivelazioni sottratte alla NSA e promesse da WikiLaeks

Spionaggio. L’ennesimo scandalo che coinvolge i Servizi segreti Usa fa schizzare dalle loro comode poltrone i congressisti. Idem per l’atmosfera che si respira alla Casa Bianca, dove non sanno più da che lato guardarsi. Gli annunci a metà tra il furibondo e lo sconsolato di Obama, ormai lasciano il tempo che trovano. Negli anni passati il Presidente Usa ha dovuto fare i salti mortali per difendere la Cia, specie dopo le macerie lasciate dall’ottennato di Bush-figlio.

Ha rivoltato le carte, ha fatto finta di aprire inchieste di cui si è persa traccia, ha spedito al vertice i suoi uomini più fidati, come Leon Panetta, ma non c’è stato niente da fare. Periodicamente i Servizi Usa devono tornare a fare i conti col loro peccato originale: essere una pletora di agenzie che camminano per conto loro. E anche se nel 2004 si è pensato (finalmente!) di accorpare tutte le truppe cammellate in un’unica carovana, il clima di contrapposizione, se non di vera e propria inimicizia, continua.

Anche i periodici annunci di Obama non impressionano più nessuno. Sono un classico, perché dopo che i buoi sono scappati, tirandosi appresso pure i carretti del fieno, si pensa sempre di mettere i catenacci alle porte della stalla. Nel caso specifico, la mandria in questione è quella dei 16 servizi di “intelligence” (si fa per dire) americani, eredi dei gloriosi OSS. Qualcuno dirà: cavoli loro. Sbagliato, anzi mortalmente fuorviante. Se oggi, andando a farvi una vacanza, rischiate di saltare per aria con tutto l’aereo la colpa è anche degli 007 a stelle e strisce.

E il discorso potrebbe continuare all’infinito. Il problema è semplice: può la più grande democrazia del mondo far camminare i suoi servizi entro l’alveo di rigide regole prestabilite? O si può permettere, a volte, di uscire dal seminato, rischiando il pubblico ludibrio, ma raggiungendo risultati che potrebbero contribuire a salvare molte vite? Detto in questo modo il problema, anzi il dilemma, appare in tutta la sua portata. Può l’efficienza coesistere con la democrazia e con i diritti fondamentali e inviolabili dell’uomo?

La questione non è di lana caprina. Sparare a palle incatenate contro la gestione della “security” fatta da Bush, cosa ineccepibile dal punto di vista dei diritti umani, ha però avuto l’effetto di indebolire ulteriormente la credibilità e l’efficacia della CIA e delle altre Agenzie. Giusto o sbagliato?
Domanda da un milione di dollari. Noi siamo sempre per la difesa della democrazia.
Anche se, ammettiamolo, qualche volta i risultati possono essere tragici.

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