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mercoledì 16 Ottobre 2019

Quell’inizio d’ottobre verso Kabul, trappola Afghanistan

Il 7 ottobre del 2001 gli Stati Uniti invadono l’Afghanistan a caccia di Bin Laden. C’era anche qualcuno di noi, non ancora ‘remocontro’, da quelle parti, ma non è questo oggi il racconto. Forse prossimamente vi proporremo qualche documento filmato decisamente raro. Oggi la storia di quello che doveva essere un conflitto lampo contro i talebani e che si è trasformato in un calvario per la più grande potenza militare al mondo. Con noi italiani insensatamente coinvolti

Guerra da 2000 miliardi
Lo stesso inizio d’ottobre, ma 15 anni fa. Poco meno di un mese dopo l’attacco dell’11 settembre alle Torri Gemelle. Doveva essere una guerra lampo per stanare ed uccidere il capo di Al Qaeda Osama Bin Laden. Bin Laden alla fine è stato ucciso molti anni dopo in Pakistan, ma dalla trappola Aghanistan gli Stati Uniti con si sono ancora oggi liberati. E noi italiani al seguito, coinvolti con loro in un sostegno tra alleati che appare sempre di più insensatamente rischioso.
Un’ambizione costata un fiume di denaro agli Usa e ai loro alleati. Altissimo anche il costo umano: oltre 100mila vittime afgane e 3500 militari occidentali. E i risultati? Poche luci e molte ombre, con uno Stato in preda alla disoccupazione (40%) e alla corruzione, dove il 38% della popolazione è ancora privo di corrente elettrica.

Quei folli 15 anni
Nomi variabili ma a risultati fallimentari costanti. “Infinite Justice”, “Enduring Freedom”, “Operation Freedom’s Sentinel”, “Resolute Support”, elenca puntiglioso Rocco Bellantone, su LookOut. Purtroppo in Afghanistan di ‘Giustizia infinita’ se n’è sempre vista poca, e anche della ‘freedom’, promessa, quella poca libertà che c’è stata non è stata mai duratura.
Quattro mandato presidenziali Usa, Bush e Obama e forse, presto, una probabile Clinton. L’Afghanistan che da allora ha eletto due presidenti, Hamid Karzai prima e Ashraf Ghani in carica.
Una montagna di soldi gettati, una montagna di morti soprattutto afghani, ma anche americani e ben 55 italiani. Con l’Aghanistan che resta una trappola da cui gli Stati Uniti e l’occidente più obbediente sembrano incapaci di liberarsi.

Cimitero afghano
Dai 100.000 soldati americani nel 2012 ai circa 9.000 del 2016, soldati ufficiali più ‘contractors’ e alleati, (Italia la più presente), senza prospettive di una prossima uscita mentre i costi soprattutto umani appaiono sempre più assurdi e insopportabili.
Dal 2001 sono stati uccisi oltre 3.500 soldati della coalizione internazionale (più di 2mila americani) e altri 15.000 soldati afghani.
Ai soldati morti si aggiungono le vittime tra i civili: le cifre oscillano da un minimo di 31.000 a un massimo di 170.000.
Mentre si stima che i talebani uccisi siano stati tra i 25.000 e i 40.000.

Una montagna di soldi
2000 miliardi di dollari il costi valutato di quella guerra senza capo ne coda e, soprattutto, senza ancora un ‘dopoguerra’.
Altri numeri impressionanti riguardano i finanziamenti devoluti alla ricostruzione dell’Afghanistan del dopo conflitto, nonostante la guerra contro i talebani sia ancora in corso. Dal 2002 secondo l’agenzia Reuters solo gli Stati Uniti hanno speso più di 60 miliardi di dollari per addestrare ed equipaggiare le forze di sicurezza afgane.
Alla conferenza dei donatori internazionali questa settimana in Austria, Stati Uniti e Unione Europea hanno promesso altri 15 miliardi di dollari per assistere il governo del presidente Ghani nel corso dei prossimi quattro anni. Ma non saranno questi finanziamenti a fermare i talebani.

Talebani e non soltanto
I talebani apparentemente sconfitti nel 2001, si sono gradualmente reinsediati nel paese arrivando a conquistarne, data ufficiosi ad oggi, quasi un terzo. Una guerriglia che si autofinanzia attraverso il traffico di oppio, da sempre nelle loro mani. Altra battaglia Usa persa quella dell’oppio con gli 8,4 miliardi di dollari spesi inutilmente visto che, oltre il 90% dell’eroina trafficata in tutto il mondo arriva dall’Afghanistan.
E integralismo non solo talebano: arriva anche lo Stato Islamico, che vuole formare in Asia Centrale un emirato islamico del Khorasan, l’antico nome della provincia più orientale dell’impero persiano, che a oggi si estende dal nord-est dell’Iran al subcontinente indiano passando per Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Tajikistan.

Le ricchezze afghane
L’Afghanistan, democrazia formale e corrotta, su quale autonomia può realmente contare? L’economia cresce al ritmo del 10% all’anno grazie ai 50 miliardi di dollari di aiuti internazionali in un decennio. Il settore minerario è in pieno boom che ripaga in parte gli investimenti Usa, mentre petrolio e gas, salvo l’att6uale crisi dei prezzi promettono prosperità futura.
Kabul, storicamente e culturalmente, va ricordato, ha buone relazioni, oltre che con l’Occidente, con Cina, Russia, India e Iran.
Resta la rivalità insanabile con il Pakistan, fonte di tutte le trame e retrovia degli studenti coranici , i talebani, che hanno il loro «parlamento», la shura, a Quetta.

Italia senza senso
Afghanistan polveriera ai bordi della quale è seduta anche l’Italia, assumendosi una parte di rischi decisamente sottaciuta. Il governo Renzi ha accolto la richiesta Usa di mantenere almeno fino alla fine del 2016 le nostre truppe in Afghanistan ed è probabile una ulteriore richiesta di rinvio. Dovevamo andarcene dall’ottobre 2015.
Una presenza impegnativa sia militarmente che economicamente. Uno dei contingenti più numerosi all’estero, secondo solo all’Iraq.
Tra Kabul ed Herat sono operativi 950 nostri soldati con compiti di addestramento. Ricordandoci tutti che in quella guerra a noi estranea, le vittime italiane sono state già 55.

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