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martedì 15 Ottobre 2019

Theresa May-be, forse sì forse no e l’«anglo trumpismo»

Theresa May e una Brexit inelegante. Il tira e molla sull’avvio della contrattazione per l’uscita dall’Ue, molto da Suk e poco da City. La minaccia di chiusura per i lavoratori stranieri, Ue compresa e poi la retromarcia quando Merkel s’è arrabbiata. Le emozioni sembrano guidare le scelte del governo della primo ministra britannica, Theresa May, Therese Maybe, forse che si forse che no, e l’«anglo trumpismo».

Theresa May aveva un soprannome, fino a tre mesi fa: Theresa Maybe, «forse». Precisa e affidabile quand’era ministro, la racconta Beppe Severgnini sul Corriere, ma cauta, furba, ‘fin troppo’. Ora che vive al numero 10 di Downing Street, la signora prova a fare la decisionista, modello Thatcher a cui idealmente si ispira, ma alle prime prove non convince.
Al congresso dei Tories a Birmingham, ha confermato l’intenzione di avviare la procedura d’uscita dalla Ue entro marzo 2017. La Gran Bretagna fuori, ma chi potrà rimanere in casa sua? Non è affatto chiaro, salvo un po’ di bugie propagandistico elettorali.
Tipo, rendere «autosufficiente» il servizio sanitario nazionale, promessa politicamente astuta, ma bugia conclamata: senza medici europei e infermieri da tutto il pianeta, gli ospedali britannici chiuderebbero domani.

Theresa un po’ troppo ‘Maybe’, ma non da sola. Il ministro dell’interno Amber Rudd, altra signora quasi di ferro, prima spara la ‘salvinata’, «Le aziende devono fornire le liste dei lavoratori stranieri», poi rinnega se stessa.
La risposta della teutonica veramente di ferro, Angela solo di nome, fa capire la scemenza, e impone un rapida retromarcia.
Ma il danno è fatto, e non è il primo. L’ennesimo sondaggio ha rivelato che il 76% delle multinazionali hanno pensato di spostare il quartier generale fuori dal Regno Unito. Forse che si forse che no, anche loro, ma ci hanno pensato.

Contraddizioni alle origini stesse della  Brexit.
«Keep calm and carry on», ci ricorda ancora Severgnini, mantieni la calma e tira avanti recita un celebre motto britannico, creato sotto i bombardamenti tedeschi della Seconda Guerra Mondiale.
Quindi ti aspetti un Regno Unito razionale almeno oggi, oltre le emozioni dell’uscita forse decisa un po’ affrettatamente.
Quindi, coerenza nella propria scelta, studiare tempi e modi di una separazione amichevole insieme agli altri membri dell’Unione Europea salvo non vederli di colpo nemici.
Ma questi annunci alla ‘Maybe’, fanno temere una carenza di equilibrio e razionalità nelle scelte di Londra, attuali e prossime venture.

Per fortuna, oltre la Manica in tempesta, nel ‘Continente isolato’, altre due donne fronteggiano certe estrosità isolane sospette. Angela Merkel a cui si è aggiunta nei giorni scorsi Ursula von der Leyen, il ministro della Difesa della Germania. Bella partita.
La cancelliera Merkel, capite le reali intenzioni degli inglesi, parlando agli industriali tedeschi, ha dato subito un’idea di quella che sarà la posizione della Germania (e dell’Ue), nei confronti del Regno Unito: l’accesso al mercato unico è condizionato alla libertà di movimento di uomini, merci, capitali. Merkel ha richiamato la comunità degli imprenditori a fare fronte unico, rispetto a furbate isolane di spezzettamento con relazioni diplomatico-commerciali coi singoli Stati Ue.

Ursula von der Leyen, il ministro della Difesa della Germania replica indirettamente alla May sui progetti di difesa europea oltre la Nato, (”Fatevi gli affari vostri, voi e gli Stati Uniti”) e lo schieramento delle questioni in campo è quasi completato. E, buffo, si ricomincia dalla pace di Westfalia andando a ridefinire i princìpi di cooperazione internazionale per mantenere la pace e l’ordine mondiale.
Quindi, partita tutta ancora da giocare, ma ora è stato almeno definito il campo di gioco su cui prima o poi Theresa Maybe dovrà decidersi ad entrare.
Interessi commerciali, libero scambio, e relazioni strategico militari tra l’Alleanza sempre più atlantica per il Regno Unito e sempre meno anglofona rispetto agli interessi continentali.

Sull’Isola intanto si fa sempre più evidente la svolta rispetto all’approccio liberale del predecessore David Cameron. Con una preoccupazione dominante sull’immigrazione che ha spinto alla forzatura della ministro dell’Interno, Amber Rudd.
«Quanto velocemente il Paese sta scivolando verso l’Anglo-Trumpismo», s’è chiesto Simon Schama, storico inglese contrario alla Brexit.
Il balletto su mercato unico e libera circolazione – questione cruciale – non è destinato a finire qui, visto che il negoziato con l’Unione europea inizierà a marzo e ne vedremo ancora delle belle.

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