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venerdì 6 Dicembre 2019

Ungheria xenofoba e il referendum anti migranti e anti Ue

Ungheria, a pochi giorni al referendum del 2 ottobre sulle quote di rifugiati proposte dall’Ue, la campagna del governo di Budapest contro l’immigrazione si sta facendo cattiva grazie all’uso di un linguaggio ancor più aggressivo, di esagerazioni e di disinformazione, denuncia Voxeurop. Nella foto il primo ministro Viktor Orbán mentre ‘ispeziona’ il confine blindato tra la Bulgaria e la Turchia a Lesovo.

Ungheria: una domanda referendaria posta in maniera maliziosamente assurda: «Volete che l’Unione europea imponga l’insediamento forzato di cittadini non ungheresi sul territorio nazionale senza il consenso del parlamento?». Ma non basta al governo del primo ministro Viktor Orbán, e il suo partito della destra xenofoba Fidesz, sollecita con trucchi vari i cittadini a votare no all’Europa della solidarietà tra stati. No a quote minime di migranti che sbarcano in Grecia o in Italia, ma nessun rifiuto alle quote di finanziamento dall’Ue sulla stessa rotta dei migranti.

Un nuovo opuscolo inviato a più di quattro milioni di famiglie invita a votare contro le quote di rifugiati è l’ultima novità della battente campagna governativa finanziata dai contribuenti ungheresi, con ampio ricorso a manifesti ma anche a radio, mezzi d’informazione vari e pubblicità televisive. Per questo i soldi ci sono, per l’accoglienza di un migliaio di disperati, no. «Dobbiamo fermare Bruxelles. Se non agiamo, tra vent’anni non riconosceremo più l’Europa», recita la brochure, secondo una traduzione inglese del Budapest Beacon.

«L’opuscolo contiene fatti distorti a proposito della crisi europea dei profughi: descrive i richiedenti asilo e i migranti come un pericolo per il futuro dell’Europa», denuncia Lydia Gall, ricercatrice sull’Europa orientale e i Balcani occidentali di Human rights watch. Gall definisce le pubblicità e gli opuscoli, «Una vera e propria campagna di disinformazione sponsorizzata dal governo». Ma, peggio, il costo dell’operazione di propaganda è stato di 16 milioni di euro, molto di più di quanto sarebbe costato ospitare i 1.294 migranti ricollocati da Italia e Grecia.

Secondo il piano europeo, basato sul numero degli abitanti e sul prodotto interno lordo, con fattori correttivi che dipendono dalla quantità media di domande d’asilo e dal tasso di disoccupazione, all’Ungheria veniva chiesto di ospitare un totale di 1.294 migranti ricollocati da Italia e Grecia; poco più di un barcone di disperati che arriva ogni giorno sulle coste italiane perché noi abbiamo il mare e oltre c’è l’Africa della disperazione e il medio oriente delle guerre. Egoismo e paure popolari rispetto ad una crisi economica e culturale che sta attraversando la società ungherese.

In piano Ue contestato dalla ultradestra ungherese è una delle risposte della Commissione europea alla crisi migratoria globale, di fronte alla quale la Germania ha già accettato più di un milione di persone nel 2015. La maggior parte è arrivata attraverso la cosiddetta rotta balcanica: dalla Grecia i migranti si dirigono a nord verso l’Ungheria, poi attraversano l’Austria per giungere in Germania. Grazie a un controverso accordo con la Turchia, i migranti su questa rotta sono diminuiti intanto fortemente diminuiti, ma i timori che l’accordo possa sfumare restano.

A sollecitare il ‘gran rifiuto’ nei confronti dell’Europa, dalla conseguenze imprevedibili, il peso di quanto accaduto l’anno scorso, quando migliaia di migranti hanno attraversato il paese, a volte a piedi, per raggiungere il confine successivo. Il paese ha già eretto un muro al confine con la Serbia e la Croazia. Ora il No referendario. Nell’opuscolo, il governo ungherese sostiene che “gli attacchi terroristici di Parigi e Bruxelles hanno dimostrato che esiste una stretta relazione tra immigrazione e terrorismo”. Un poster pone la domanda: “Sapete che gli attacchi di Parigi sono stati compiuti da migranti?”.

Montature e bugie. Sempre nell’opuscolo governativo, esce fuori che esisterebbero «Centinaia di ‘no-go zones’ nelle città europee, zone fuori da ogni controllo dove vivono moltissimi immigrati». Le dicerie, messe inizialmente in circolazione dal canale statunitense Fox News nella campagna Trump sono menzogne. In risposta, il partito satirico Magyar kétfarkú kutya párt (Il cane a due code, Mkkp) ha intrapreso la sua campagna di volantinaggio sbeffeggiare la formulazione delle domande del governo, con domande tipo, «Sapevate che c’è una guerra in Siria?», oppure, «Sapevate che un albero può cadervi in testa?».

Purtroppo la maggioranza degli ungheresi l’albero della xenofobia rischia di prenderlo a testate con la rincorsa. Secondo i sondaggi l’Ungheria probabilmente rigetterà il piano di ricollocamento. Molti gruppi d’opposizione stanno comunque invitando la popolazione a boicottare il voto: perché il referendum sia valido, deve votare almeno la metà dei quasi otto milioni di aventi diritto. Povera Ungheria in povera Europa.

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