martedì 25 giugno 2019

Aleppo, verso la battaglia finale con Usa e Mosca alla rissa

ALLARME ESODO SUNNITA – Le forze governative siriane sostenute dall’aviazione russa, da militari iraniani e dagli Hezbollah libanesi preparano l’offensiva di terra decisiva contro Aleppo est, da venerdì martellata da bombardamenti aerei che hanno causato centinaia di vittime. Gli Usa minacciano di interrompere i contatti con la Russia se non si fermeranno i bombardamenti. In campo anche la possibilità di “opzioni non diplomatiche”, che vuol dire, militari. Lo Stato maggiore militare russo ha fatto sapere di essere “pronto a riprendere i colloqui a Ginevra con la controparte americana”. Cosa sta accadendo, oltre il macello della battaglia?

Preghiera e dannazione
Le parole del Papa. «A tutti l’appello ad impegnarsi con tutte le forze nella protezione dei civili, quale obbligo imperativo e urgente, e alla coscienza dei responsabili dei bombardamenti, che dovranno dare conto davanti a Dio».
Il segretario della Nazioni Unite Ban Ki-moon: «Coloro i quali in Siria usano armi sempre più distruttive sanno esattamente cosa stanno facendo. Sanno di commettere crimini di guerra. Aleppo mattatoio. Chi bombarda sa di commettere crimini di guerra».
Il segretario di Stato americano John Kerry in una telefonata col collega russo Lavrov: «Gli Stati Uniti si preparano a sospendere il loro impegno bilaterale con la Russia sulla Siria, in particolare la messa a punto di un centro congiunto di coordinamento militare previsto dagli accordi di Ginevra e di partnership nell’antiterrorismo».
In serata messe in campo anche la possibilità di «opzioni non diplomatiche», che vuol dire, militari.
In serata lo Stato maggiore militare russo ha fatto sapere di essere «pronto a riprendere i colloqui a Ginevra con la controparte americana».

L’altra faccia della medaglia
L’agenzia Tass racconta di come Lavrov abbia rinfacciato a Kerry, nel corso della stessa telefonata, le dichiarazioni rese ai media dei comandanti del Fronte al-Nusra, gruppo qaedista che figura nella lista delle organizzazioni che gli stessi Usa considerano terroristiche ma anche parte della coalizione di forze anti-regime. Dichiarazioni secondo le quali al-Nusra avrebbe ricevuto armi proprio dagli Stati Uniti. «Organizzazioni che Washington definisce moderate – le parole di Lavrov riportate da Tass – non solo hanno rifiutato di aderire all’accordo di tregua del 9 settembre scorso, ma si sono anche raggruppate con al-Nusra e continuano le operazioni militari contro i siriani accanto a quelle unità di al Qaeda».

L’analisi di Piero Orteca
Russi, governativi e sciiti all’attacco di Aleppo progettano l’assalto a Quneitra.
Intanto scatta la pulizia etnica anti-sunnita che potrebbe generare un flusso di quasi 300 mila nuovi profughi.

Centinaia di persone, tra le quali molti bambini, risulta siano state uccise in decine di raid aerei governativi su Aleppo orientale, la parte della città controllata dagli insorti e assediata dalle forze lealiste. Secondo i giornalisti, sul terreno, nelle ultime ore, sono stati pesantemente bombardati i quartieri di Qaterji, Maysare e Karm Tahhan. Fonti israeliane parlano di raid aerei che hanno letteralmente polverizzato le trincee degli insorti, mentre, sul terreno, le milizie sciite di Hezbollah e gli iraniani completavano l’opera. I ribelli sostenuti (si fa per dire) da Washington, denunciano un attacco sanguinoso, condotto quasi con la tecnica della “pulizia etnica”.

Nella battaglia sono anche stati massicciamente impiegati i carri T-90 di fabbricazione russa. L’obiettivo è quello di liberare la parte est di Aleppo dai ribelli e (forse) anche quello di costringere i civili sunniti (120 mila) ad andarsene, spingendoli verso il confine turco. Pare, udite udite, che per l’operazione di “trasferimento forzato”, ci sia addirittura l’ok di Ankara e perfino lo zampino degli americani. I quali, mors tua vita mea, nel caso specifico avrebbero gettato a mare l’ennesimo “alleato”, cioè i rivoltosi anti-Assad e pro- Occidente, dimostrando l’ulteriore cinica prova della loro strafottenza (o “realpolitik”, fate voi.)

Ovviamente chi ha diffuso la notizia col cucchiaino (gli israeliani) teme che un simile scenario possa ripetersi nel sud della Siria, proprio a ridosso del Golan che loro hanno occupato. Un evento del genere potrebbe quasi essere considerato come un casus belli. Di questo Netanyahu ha parlato nella sua visita dell’altro ieri a Washington, sia con Hillary Clinton che Donald Trump. Cerca un’assicurazione sulla vita a fondo perduto dal prossimo Presidente Usa. Gli israeliani, sempre più preoccupati, hanno poi lanciato un altro allarme, dichiarando che la “santa alleanza sciita” (siriani governativi, hezbollah, milizie iraniane e consiglieri e truppe speciali russe) si starebbero concentrando nei pressi di Quneitra, per liquidare le ultime sacche di ribelli intorno a Damasco.

Un simile scenario innesterebbe un esodo biblico di profughi sunniti, che sarebbero forzatamente indirizzati verso i confini di Israele e della Giordania. Suscitando una nuova eclatante emergenza “rifugiati”, questa volta nel sud della Siria. La massiccia migrazione potrebbe interessare fino a 160 mila persone.

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