venerdì 19 luglio 2019

Chi vi ha detto che negli Usa vince Hillary?

Piero Orteca inquietante nel rileggere i risultati evidentemente apparenti del primo confronto Tv tra Hillary Clinton e Donald Trump. Sondaggi ballerini, quasi fossero su ordinazione. E perché no? E quel pareggio della ex First Lady assomiglia troppo all’ipotetico pareggio tra Juventus e Crotone. Si chiama Herd istinct’, l’istinto del gregge e diversi studi dimostrano che spesso si vota non tanto per il “migliore”, ma piuttosto per chi è più “simpatico”. E Hillary sta sulle scatole a mezza America.

Hillary vincente? Calma e gesso. Non facciamoci influenzare dai commenti a caldo della stampa americana sul dibattito televisivo tra Hillary Clinton e Donald Trump, col repubblicano che, per il Los Angeles Times, resta sempre in vantaggio di tre punti. Sì, è vero, la prima impressione è che la candidata democratica alla Casa Bianca abbia “vinto” il confronto. Ma questo, in un certo senso, lo sapevamo già.

Come “appeal” da statista proprio non c’è partita tra i due. Troppo più esperta e scafata Hillary per sperare di demolirla in diretta tv. Piuttosto, era lei che aveva il coltello dalla parte del manico, ma non le è riuscito di affondarlo nelle vive carni del suo avversario. Ha prevalso, ma “ai punti”, e più nella forma che nella sostanza.

Perché Trump è ancora vivo e vegeto, accucciato nel suo angolo del ring e pronto a tornare all’assalto. Dopo i primi “polls” a caldo, diversi autorevoli commentatori cominciano a parlare di “pareggio”, come Charles Krauthammer, e sottolineano che forse il dibattito è stato un’occasione persa dalla Clinton per chiudere i giochi.

Secondo Kurz (Fox News), la Clinton si è concentrata sugli slogan, mentre Trump ha parlato di fatti, come quando ha detto che in Medio Oriente finora gli Usa hanno gettato dalla finestra l’astronomica somma di sei trilioni di dollari. Non è importante che il “popolo del web”, fortissimo dove la Clinton è già forte (California, New England etc.) abbia apprezzato la performance di Hillary.

Perché le elezioni le segneranno gli “indecisi” e il nocciolo duro dei sostenitori dell’altro candidato democratico, Bernie Sanders, sconfitto alle Primarie. Questi elettori hanno accolto più volte di traverso l’invito di Sanders a votare per Hillary. Spernacchiandolo. Trump si è presentato al dibattito in grisaglia d’ordinanza, esprimendosi con un tono sotto le righe.

Insomma, avrà perso, ma non ha certo fatto la figura del goliarda presuntuoso e pasticcione. Intendiamoci: i tratti sono proprio quelli del bifolco “riuscito” e scompostamente arrogante, con un ritaglio di moquette incollato in testa. Ma attenzione, il “look” non basta ad affossarlo.

Nel suo libro su “Il mito dell’elettore razionale” (Princeton University), un brillante economista come Bryan Caplan parla dell’Herd istinct (Istinto del gregge) e dimostra che spesso si vota non tanto per il “migliore”, ma piuttosto per chi è più “simpatico”. E Hillary sta sulle scatole a mezza America.

 

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