sabato 20 luglio 2019

Libia, Isis resiste, Sarraj non comanda e l’Italia è nei guai

Se Sirte e la Libia ve le raccontavano ripulite da Isis, scordatevelo. Se in Libia credevate che comandava l’amico dell’Italia Sarraj a scapito del generale Haftar, più filo francese, scordatevelo. Se speravate che i sequestratori dei tecnici dell’impresa italiana fossero semplici banditi da convincere con tre soldi e via, scordatevelo e preparate un grosso pacco di milioni per tirarli fuori vivi dalle mani di ‘al-Qaeda nel Maghreb islamico’, l’Aqmi. Intanto scopriamo le donne jihadiste in trincea, l’ultima novità sul fronte del terrore.

L’amico dell’Italia fatto ‘presidente incaricato’ di un governo unitario libico che esiste solo nei desideri Onu, Fayez al-Sarraj, forse comanda a Tripoli, ma poco oltre. Vero è che la guerra a Isis a Sirte le fanno le milizie di Misurata, alleate d’occasione, a cui noi italiani siamo andati e mettere su un vero ospedale da campo per una guerra durissima che non sembra affatto finita. Mentre nel resto della Libia, sul petrolio e alle frontiere del terrorismo islamico, si schiera e comanda il maresciallo Khalifa Haftar, l’uomo della Cirenaica, amico di francesi ed egiziani.

Le forze dell’Esercito nazionale libico (Haftar), hanno iniziato la costruzione di una “barriera di sabbia” intorno alla città di Ajdabiya, 140mila abitanti a pochi chilometri dalla costa mediterranea e 150 da Bengasi, per proteggerla dai gruppi armati islamisti. Un fossato per bloccare l’accesso a veicoli e autobomba e un terreno rialzato simile a quanto fatto dai tunisini al confine con la Libia. Altro pezzo di Mezzaluna petrolifera nelle mani del governo di Tobruk, figlio di un parlamento che sarà pure scaduto, ma è il solo che sia mai stato eletto dai libici.

Partita sempre più in salita per la parte libica, l’esecutivo di Tripoli varato dall’Onu e guidato da Fayez al-Sarraj, scelto dall’Italia come interlocutore privilegiato su mandato Usa. Ultimo segnale di inconsistenza del fantomatico governo di Tripoli: non è stato neppure in grado di fornire all’Unione Europea i nominativi del personale militare marittimo che dovrebbe essere addestrato a fare guardia costiera dalla missione navale Eunavfor Med, la flotta armata di portaerei che darebbe la caccia ai gommoni degli scafisti. Anche qui, missione Ue fuori misura.

Ora la mezza resa politica da parte di Fayez al Sarraj, che si dice pronto a trattare con l’uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar. O l’accordo, o la Libia in frantumi, è l’analisi scontata di mezzo mondo. Stato unitario con un esercito unico sotto il controllo dell’organismo politico eletto da tutto il popolo. Lezione elementare di educazione civica che diventa fantascienza nella Libia lacerata del dopo Gheddafi. Svolta politica quella annunciata a Tripoli più costretta dai fatti che ispirata da buoni sentimenti che da quelle parti circolano a fatica.

La debolezza anche militare di al-Sarraj è confermata dall’infinita battaglia di Sirte dove un pugno di miliziani dello Stato Islamico continua a resistere da quattro mesi, barricato nell’ultimo quartiere della città ancora sotto il suo controllo, dopo aver subito perdite imprecisate e aver ucciso quasi 500 nemici ferendone 2.500 per lo più appartenenti alle milizie di Misurata (da quei l’ospedale italiano). Contro le postazioni jihadiste, ricordiamolo, i raid aerei statunitensi, 175 dall’inizio di agosto secondo quanto riferito giorni fa dal Comando Usa per l’Africa.

A Sirte lo Stato islamico in Libia starebbe impiegando anche donne addestrate come tiratori scelti, riferiscono alcuni miliziani al sito Middle East Eye. E con buona pace di chi già celebrava la sconfitta Isis in Libia, per il coordinatore anti-terrorismo della Ue, Gilles de Kerchove, la Libia rischierebbe di diventare ora la nuova culla dell’Isis per attentati contro l’Europa con ‘auto bomba’ e persino ‘armi chimiche’. Da terrore a terrore e mezzo, con l’impressione, nel caso dell’anti terrorismo Ue, di allarmi a motivare se stessi a poco nobile copertura ‘di spalle’.

Ultima questione, quelle dei tre sequestrati. Quasi segreto di Stato in Italia dove è noto che non si paga riscatto ma si preparano i soldi. Nella finzione formale, senza combinare guai, andiamo a scoprire due cose. 1, i sequestrati in contro Italia non sono due ma tre. Il terzo, l’italo canadese, è riscatto nostro, tanto per essere chiari. 2, lasciamo dire a qualche ministro ciarliero che forse i sequestratori sono semplici banditi, ma chi ne capisce qualcosa sta ripassando le gerarchie note di Aqim, Al-Qaeda del Maghreb Islamico. E sono cavoli. O se meglio, milioni, tanti.

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