lunedì 17 giugno 2019

Lo scontro Onu sulla Siria e la partita elettorale Usa

La Russia accusata di crimini di guerra in una drammatica riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, convocata da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti per le bombe su Aleppo. Lettura alternativa di Piero Orteca: “Il macello anti-russo al Consiglio di Sicurezza Onu solo un altro capitolo del copione elettorale americano”. Francia e Gran Bretagna scatenate più della ambasciatrice Usa. Qualche conto con Obama da portare e saldo ora che non può reagire, ad esempio. E trescare col futuro inquilino della Casa Bianca. Ma quale? I timori di Hillary e la ‘non politica’ di Trump che lo avvantaggia. Intanto un po’ di nuova guerra fredda fa comodo a tutti e tre i sempre più svogliati alleati Nato.

Predicare bene e razzolare male: sembra questo la caratteristica più comune della diplomazia internazionale a proposito del Medio Oriente. Specialmente se, ad alzare la voce, sono, in primis, i due Paesi, Francia e Gran Bretagna, che con una politica estera da bulli di quartiere hanno contribuito a inguaiare mezzo pianeta. Ormai anche i non addetti ai lavori conoscono i retroscena della lurida equazione politica che ha infiammato la regione. “Capitan Fracassa” Sarkozy e quell’idiota dell’ex premier conservatore britannico, Cameron, hanno pensato di poter dare una verniciata ai passati fasti imperiali franco-inglesi, cavalcando l’onda della “Primavera araba”.

Anche se per motivi diversi. I francesi, dopo essersi spartiti pane e companatico con Gheddafi se lo sono tolto dai piedi, per papparsi tutto il bottino da soli (petrolio, gas e soprattutto, uranio). Cameron, invece, stanco di fare, come tutto Buckingham Palace, il garzone della Casa Bianca, ha alzato la cresta e rivendicato quello che una volta era stato il ruolo dell’Inghilterra vittoriana. I cui echi, detto tra noi, si trovano ormai sbiaditi solo sui francobolli. Il problema è che, nella foia di “contare”, si sono tirati appresso anche un Obama recalcitrante e in stato di confusione mentale, aizzato e incalzato da Mrs. “Tiralapietraenascondilamano”, al secolo, per chi non l’avesse capito, Hillary Clinton.

Così una serie di conflitti regionali si è trasformata in una macro-area di crisi, in cui si sono saldate, con la fiamma ossidrica dell’imbecillità, tutte le disgrazie possibili e immaginabili, a cominciare dal Califfo e dal terrorismo internazionale, per finire alla Libia e al mattatoio siriano. La sgarrupatissima diplomazia occidentale, poi, è solo servita a rimettere in gioco la Russia di crotalo-Putin, uno statista dalle ghiandole velenifere quanto palloni e, soprattutto, con sette cervelli. Troppo, per contrastare chi ha dimostrato di non averne manco uno. A parte Obama, per la verità, che però prestissimo dovrà uscire di scena.

Come abbiamo già anticipato domenica scorsa, alla Casa Bianca già camminano coi coltelli dietro la schiena. Si chiama “rischieramento” o, per dirla più terra terra, si tratta della corsa a diventare più realisti del re (o della regina) prima che arrivi il prossimo monarca. Così nella palestra delle relazioni internazionali, che oggi sembra diventata un ring di wrestling, ormai si vede di tutto e di più. I francesi e gli inglesi sono al contrattacco per vendicarsi di tutti i rospi che ha fatto loro inghiottire Obama, di cui non hanno mai condiviso la svolta filo-sciita e pro Iran.

Dietro le quinte, tra una sincope e l’altra, sta facendo carne di porco anche Hillary. Odia Obama, ma soprattutto teme che la sua (di lui) politica estera “asimmetrica” finisca col farle perdere le elezioni, favorendo le elucubrazioni squinternate (ma fino a un certo punto) di Trump-l’energumeno. Che adesso “rischia” addirittura di vincere, come ha sentenziato il “tonitruante e nerovestito” Bernie Sanders, avversario della Clinton alle Primarie democratiche. A questo punto anche chi non mastica troppo di “foreign policy” avrà capito che i diritti umani sono la foglia di fico utilizzata per mascherare le “vergogne”.

Il macello anti-russo che si sta facendo al Consiglio di Sicurezza dell’Onu è strumentale e rappresenta solo un altro capitolo del copione elettorale americano. Hillary cerca di “smarcarsi” dalle strategie di Obama prima dello scontro televisivo con Trump. E inglesi e francesi, che dei diritti umani se ne infischiano tre pipe, cercano di ingraziarsela, andando all’attacco di Putin e dell’Iran e facendo presagire scenari da “nuova Guerra fredda” tra un paio di mesi. Semprechè non sbaglino clamorosamente i loro calcoli e nello Studio Ovale non vada a stravaccarsi “Donald de noantri”, lo stroboscopico Trump.

Il quale, se dovesse riuscire a varcare la soglia della Casa Bianca, sulla scrivania, ne siamo sicuri, metterà una bella foto con dedica di Vladimir Vladimirovic Putin. Tanto, per ricordarsi chi comanda veramente oggi nel mondo.

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