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giovedì 24 Ottobre 2019

Missione italiana operativa in Libia senza clamori

Operazione Ippocrate, missione di aiuto sanitario e non soltanto, che diventa operativa a Misurata in quasi clandestinità. Il grosso del contingente arrivato via nave. Le avanguardie su voli cargo con attrezzature e i primi sanitari. L’ospedale da campo ‘Role 1’ già operativo da domenica scorsa. Poi arriverà il fratello maggiore ‘Role 2’. Perché l’attuale basso profilo.

Libia, Misurata. Quasi silenzio stampa rispetto a trascorsi squilli di tromba e rulli di tamburo. Basso profilo. Vanità ministeriali frustrate in casa, intelligenti cautele in Libia dove è nel frattempo sono in corso più guerre e il sequestro di due nostri connazionali, non si sa se nelle mani di semplici banditi o se ostaggi di terroristi. Basso profilo -e speriamo che duri- e massimo operatività, a quanto sembra.

Il grosso del contingente militare italiano è arrivato mercoledì nel porto di Misurata sulla nave anfibia San Marco, rotta dalla base di La Spezia a Livorno per l’imbarco dei paracadutisti, poi ad Augusta e infine nel porto libico.
L’avanguardia della missione italiana era invece arrivata all’aeroporto di Misurata già a metà settembre con voli dei C-130 che hanno trasportato un primo contingente sanitario operativo da subito. Una decina tra medici e infermieri dell’aeronautica, con le strutture tecniche e per mettere in piedi e far funzionare un sofisticato ospedale da campo qual’è il ‘Role 1’, e la sicurezza attorno.

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L’ospedale da campo ‘Role 1’, era operativo già da domenica scorsa, 18 settembre, in forte anticipo -sottolinea Analisi Difesa- rispetto alle previsioni e solo 4 giorni dopo l’arrivo di uomini e materiali. Il Role 1, spiegano gli addetti ai lavori, è una struttura per il pronto soccorso, la stabilizzazione successiva al salvavita, e 12 posti letto.
Insomma, pronto intervento. Role 1, dell’Aeronautica Militare, sarà sostituito tra due tre settimane del fratello maggiore, l’ospedale da campo dell’Esercito, ‘Role 2’, più grande e completo oltre che dotato di 50 posti letto, le cui attrezzature sono state in parte sbarcate dalla nave San Marco che, in queste ore, sta rientrando a Salerno per completare il carico degli equipaggiamenti e mezzi necessari a completarlo.

Sull’altro fronte, quello dei due tecnici sequestrati, ovviamente massimo riserbo. Illazioni varie sullo zampino di al-Qaeda restano prive di riscontro, possibile scemenza giornalistica, o sistema dei sequestratori ‘laici’ per alzare il prezzo del riscatto. La ‘Unità di crisi’ della Farnesina emette i comunicati, ma la responsabilità è tutta nelle mani dei servizi segreti esteri, l’Aise, già abbondantemente presente in Libia anche in termini militari.
Contando su un felice epilogo del sequestro, questa volta sarà d’obbligo discutere sulle responsabilità e sugli oneri. Niente scorta e nessuna segnalazione di presenza dei due sequestrati, come era stato chiaramente chiesto a tutte le aziende che operano in zone di guerra. Ora l’Aise pagherà il riscatto, in milioni, che poi il governo negherà di aver pagato perché così’ prevede la commedia delle parti. Invece, questa volta, ditelo quanto avrete pagato, a girare il conto agli scriteriati imprenditori che hanno mandato i loro tecnici allo sbaraglio.

 

E A PROPOSITO DI ‘SCRITERIATI IMPRENDITORI’

Una recentissima precisazione della ditta piemontese Conicos smentisce, ma solo in parte, la cose note sino ad oggi. Sicurezza preventiva: “Servizi di guardie armate (militari) che presidiano (h24) i campi base ed i cantieri. [.] a disposizione, sia tre autisti armati, sia quattro militari governativi armati (due per turno, a rotazione), da utilizzare, a loro discrezione, in base alle esigenze di cantiere, ed in base agli spostamenti da effettuare sul territorio”.
I vigilantes c’erano, ma al cantiere e non con i due sequestrati, questo è il fatto.
“Il giorno del rapimento i tecnici Cacace e Calonego, per il trasferimento dal campo al cantiere, hanno portato con sé un solo autista armato che, vista la situazione sopravvenuta, fortunatamente non ha reagito onde evitare il peggio”.
Appunto, solo un autista armato, e ciò, come ovvio, non ha garantito alcuna sicurezza.
Precisazione ultima, rispetto alle prime notizie date dalla Farnesina sulla mancata segnalazione della presenza dei due italiani: “Si precisa che tutto il personale è presente in Libia in forza di autorizzazioni e visti di entrata, e la presenza è nota alle Istituzioni”. La smentita è alla Farnesina.

 

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