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domenica 17 20 Novembre19

La guerra di Siria ora è Aleppo

La guerra in Siria si decide ad Aleppo. Saltata la tregua, da due giorno è in corso l’offensiva delle forze governative. Si parla di 70 o 90 morti tra cui molti bambini. Colpiti almeno 15 quartieri della parte orientale della città in mano ai ribelli, scrive Reuters. Il segretario di Stato Usa Kerry: “Con Lavrov solo piccolo progresso”. Il ministro degli esteri russo: “Essenziale preservare intese russo-statunitensi”

Che Aleppo fosse città strategica nel definire il controllo dei territori alla fine del conflitto era noto. Aleppo sotto controllo governativo assieme a Damasco e avrebbe vinto Assad, Aleppo come contro capitale in mano ai ribelli e sarebbe la vittoria del magmatico mondo dei ribelli.
Secondo giorno consecutivo di massiccia offensiva governativa siriana sui quartieri in mano agli insorti di Aleppo est. Si parla di oltre 150 raid e di 90 morti, tra cui molti bambini.
Il bilancio degli uccisi è impreciso e in continuo aggiornamento: oltre 90 morti, secondo la tv panaraba al Jazira, 70 per Reuters. Tra le vittime, ovviamente molti civili intrappolati dalla guerra o dalle formazioni armate che li fanno scudo e quindi li rendono bersaglio.

Un responsabile degli operatori della difesa civile conosciuti come ‘gli elmetti bianchi’, ha detto che tre dei quattro centri dell’organizzazione sono stati bombardati. “Due di questi sono ora fuori servizio”, ha aggiunto, sottolineando che negli attacchi sono stati anche distrutti cinque veicoli, tra i quali un’ambulanza.
Le tv arabe hanno mostrato immagini strazianti di bambini piccolissimi estratti dalle macerie. L’esercito siriano ha negato di avere eseguito gli attacchi aerei su obiettivi civili.

Vittime. Secondo l’Onu, sono tra i 250mila e i 300mila civili che dentro Aleppo est, assediata dalle forze governative e dalle milizie iraniane. Non resistenti volontari ma di fatto ostaggi delle formazioni che controllano quella parte della città, Isis tra le più presenti ed armate.
Il governo di Damasco, che considera «terroristi» i miliziani ribelli, ieri aveva annunciato l’avvio dell’offensiva su Aleppo e da ieri -da ong vicine ai ribelli- vengono denunciati raid aerei con bombe incendiare e cluster bombs, armi proibite dalle convenzioni internazionali e particolarmente letali per la popolazione civile.

Questo mentre a New York continuano a incontrarsi a più riprese, ma finora senza esito, il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov. Dal canto suo, l’agenzia Sana – controllata da Damasco – ha dato rilievo a una riunione ad Aleppo ovest, sotto controllo governativo, di una riunione di dignitari e figure istituzionali locali per rilanciare l’idea della «riconciliazione» tra le due parti della città come «unico modo per sconfiggere i terroristi» e «riportare la gente tra le braccia della patria».

Scetticismo tra gli attivisti civili di Aleppo est, raggiunti via Internet dall’ANSA, che parlano di propaganda. «La riconciliazione del regime vuol dire la nostra resa incondizionata». Finora non ci sono notizie dell’impiego di truppe di terra governative o russe o di miliziani filo-iraniani per sfondare le linee ad Aleppo est.

Ieri si celebra anche il secondo anniversario dell’avvio dei raid in Siria della Coalizione anti-Isis a guida Usa. Secondo il conteggio di organizzazioni vicine all’opposizione filo occidentale, più di seimila persone, 6.213 per la precisione, sono state uccise dal 2014. La coalizione a guida Usa avrebbe ucciso, nei suoi raid aereo, 5.357 miliziani jihadisti e 611 civili. Di questi, 163 sono minori e 90 sono donne. I cosiddetti ‘effetti collaterali’ disumani già dalla definizione.

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