sabato 20 luglio 2019

Perché loro sì e noi no? Da Parigi pensando a Roma

Ignazio Juan Patrone è un magistrato che sino a ieri lavorava in Cassazione a Roma. Attualmente è distaccato a Parigi, al ministero della giustizia, in Place Vendôme. Qualcosa di simile ad un ‘ufficiale di collegamento’ tra le due istituzioni tricolori cugine. Patrone, da genovese trasferito a Roma, alcuni aspetti della Capitale non esattamente esaltanti li soffre da tempo. Da Parigi poi -lasciando perdere gare di candidature olimpiche- il confronto nella quotidianità del cittadino per strada, diventa lacerante. Perché loro sì e noi no? Già, perché?

Abitare e lavorare a Parigi leggendo ogni mattina le notizie che vengono da Roma è un’esperienza interessante, pur se frustrante.
Intendiamoci subito, prevengo osservazioni: Parigi non è il paradiso terrestre, anche qui ci sono cose che non vanno e servizi che non funzionano al meglio:
però vedere ogni mattina (domeniche comprese) il netturbino che apre i chiusini della strada sotto casa mia e lava il selciato;
prendere una metro abbastanza pulita e che passa ogni tre minuti;
oppure percorrere a piedi le sponde della Senna appena chiuse dalla sindaca e lasciate a pedoni e biciclette, tutto ciò fa un certo effetto se si pensa a Roma ed alla giunta Raggi, che non riesce neppure a nominare il proprio assessore al bilancio, figuriamoci a far andare le modeste 2 (due) linee della metropolitana.

Certo, le banlieues sono ancora un problema, sociale oltre che politico;
la campagna elettorale è virata tutta a destra, una corsa a chi la spara più grossa su immigrazione e sicurezza;
la Francia non sembra più “la France” piena di sé e forse non ci crede più neppure lei, stretta com’è tra esigenze di sicurezza (vere) e pulsioni securitarie (pericolose), tra un Presidente il cui gradimento è al 14% o meno e due riciclati di un gaullismo declinato.

Però lo Stato esiste ancora, l’amministrazione funziona, le strade non sono una buca via l’altra, esistono progetti sui quali la politica si confronta.
Parigi è in lizza, con Roma, per le Olimpiadi 2024.
Da qui la lotta sembra impari, ma sappiamo che le scelte di Olimpiadi e Mondiali di calcio non sempre rispondono alla logica ma, spesso, a criteri inconfessabili.

Intanto, pazienti cittadini romani, teniamoci una giunta con un assessore al bilancio “a sua insaputa”, le buche che risalgono al giubileo del 2000, i bus scassati e la merda per le strade: da Alemanno a Marino, per finire alla Raggi.
C’est la vie. E speriamo di cavarcela anche noi, prima o poi.

Potrebbe piacerti anche