• 27 Febbraio 2020

L’ultimo Obama all’Onu: attenti a Putin e Trump

Testamento politico al mondo di un Obama che sta per lasciare la presidenza in mani molto incerte. Appelli a volare alti, qualche considerazione politica da capo di Stato, e qualche sassolino tolto dalle scarpe: Putin e Trump messi assieme nello stesso paio. Il ‘Summit’ per i rifugiati a margine dell’Assemblea Generale all’Onu è l’occasione. Un po’ di autocelebrazione della sua presidenza per cominciare.
Dalla crisi del 2008, «insieme abbiamo evitato un’ulteriore catastrofe e riportato la crescita globale in attivo», all’importanza dell’accordo di Parigi sul clima, all’accordo nucleare con l’Iran e la lotta contro l’epidemia di Ebola in Africa occidentale, fino ad arrivare alla normalizzazione dei rapporti con Cuba.

Sassolini e stoccate
Obama vola alto ma fa politica. E la stoccate arrivano, sassolini da togliersi dalla scarpe, e questioni politiche aperte. Come quella con la Cina a cui si è rivolto senza nominarla quando ha parlato di Paesi che «riconoscono il potere del libero mercato ma non di una società libera», o attacchi frontali come quello ad Israele o alla Russia.
«Non si può affermare la propria leadership sminuendo gli altri. Israele sa che non può occupare in via permanente la terra palestinese». Ovviamente i palestinesi devono rinunciare ad incitare alla violenza». A Putin, «la Russia sta cercando di riguadagnare la gloria perduta tramite la forza, ma il mondo è troppo piccolo per far risorgere le vecchie mentalità».

Casa America
Non sono mancati i riferimenti alla politica interna, con attacchi obliqui a Trump, che si possono leggere nei passaggi dove Obama ha chiaramente detto «No agli uomini forti e ai modelli di società guidate dall’alto. La democrazia resta il vero percorso da compiere. C’è un crescente conflitto tra liberalismo e autoritarismo», e se il modello statunitense non è l’unico giusto, «sarà sempre dalla parte del liberalismo contro l’autoritarismo», ha detto Obama.
Sistemato Trump, Obama si rivolge indirettamente anche a Hillary Clinton, riprendendo parte dei programmi dal candidato democratico Sanders. «Un mondo in cui l’1% dell’umanità controlla una ricchezza pari al 99% non è uguaglianza. Capisco che è sempre esistito il divario tra ricchi e poveri» ma ora «si è acuito» e «la tecnologia permette di vedere il contrasto per cui la persone hanno maggiore percezione delle ingiustizie e chiedono ai governo di fare qualcosa».

Migranti e rifugiati
«La crisi di migranti e rifugiati è uno dei più urgenti compiti del nostro tempo, è una crisi di proporzioni enormi, e un test per il nostro sistema internazionale». Le cinquanta nazioni che partecipano al Summit raddoppieranno l’accoglienza dei profughi, arrivando ad accoglierne 360 mila, ha detto ancora Obama, ma non basta. Arriva anche un aumento di tre miliardi di dollari dei finanziamenti umanitari globali per il prossimo anno, oltre all’impegno a mantenere i finanziamenti negli anni successivi”.
«Un Paese circondato dai muri imprigiona sé stesso», ha detto Obama, e sempre stando sul tema dei rifugiati e dei migranti ha affermato, «dobbiamo respingere qualsiasi forma di fondamentalismo di razzismo e qualsiasi idea secondo cui esiste una superiorità etnica. Dobbiamo sposare la tolleranza che risulta dal rispetto per tutti gli esseri umani».

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