giovedì 18 luglio 2019

Stati Uniti nei guai tra Hillary, Trump e terrorismo

Stati Uniti: terrorismo in casa e terrorismo di casa, ci raccontano i non ancora chiariti attentati di New York e New Jersey. D’altro canto, ci ricorda Piero Orteca, John Brennan (Direttore della Cia) e Nick Rasmussen (responsabile dell’Antiterrorismo alla Casa Bianca), hanno detto che tempi terribili ci attendono. Indipendentemente da chi si siederà nello Studio Ovale. Ma nel sofferto cambio della guardia, gli Stati Uniti traballano e in molti nel mondo temono un vuoto di potere nel dopo-Obama.

Mano a mano che i bussolotti girano e la riffa negli Stati Uniti va avanti, all’estero gli occhi sono puntati di sguincio sul backstage politico americano. Chi sarà il prossimo Presidente? Da questa risposta dipendono le rotte che verranno tracciate nei pensatoi della diplomazia internazionale. Gli specialisti, grammo più grammo meno, ritengono che alla fine Hillary Clinton seguirà la traccia segnata da Obama. Mentre più prudenza viene espressa nei confronti di Trump, eufemisticamente definito “unpredictable” (imprevedibile), anche se la traduzione più gettonata è “di luna”.

In un caso o nell’altro, gli analisti hanno già le mani ai capelli: temono che Obama possa lasciare un vuoto di potere difficilmente colmabile. Almeno nel breve periodo. Certo, otto anni fa si pensava a un’uscita di scena più ‘soft’ del primo Presidente di colore. Si pensava che avrebbe potuto ristabilire una sorta di egemonia americana sul pianeta. E invece oggi il Paese più forte del mondo a stento riesce a essere “primus inter pares”.

Nonostante la montagna di dollari fagocitata da politiche estere sbagliate (accompagnate da strategie militari orripilanti), all’alba del Terzo millennio gli Stati Uniti hanno molti più nemici che amici. E nella loro foia di esportare (e imporre a scatola chiusa) i loro valori hanno finito per muoversi come una mandria di bufali cafri in un negozio di cristallerie. La loro specialità (o presunzione, fa lo stesso) è infilarsi con tutte le scarpe in qualsiasi ginepraio, restarvi imprigionati e poi chiamare gli “alleati” per potersene uscire fuori.

Il terrorismo saluta il vecchio e
accoglie il prossimo Presidente

O, meglio, per riuscire a scappare dopo avere rotto non solo le uova nel paniere. E fino a quando funzionerà così staremo freschi. Naturalmente gli interrogativi più importanti riguardano i rapporti con la Russia. In Medio Oriente errori su errori hanno consentito a Putin di mettere prima un piede, poi l’altro e, infine, di stravaccarsi sul divano a dettare condizioni. Dopo il “colpo di Stato di Pulcinella”, i turchi si sono vendicati vendendosi armi e bagagli ai russi. In cambio hanno avuto licenza di massacrare i curdi, gli unici veri soldati che si opponevano al Califfo.

E ora? Mala tempora currunt. Obama non vede l’ora di timbrare il cartellino e tornarsene a Chicago, mollando un camion di patate bollenti a Hillary (o, Dio ci scansi e liberi, all’energumeno Trump). Nell’attesa vorrebbe mettersi qualche medaglia (di pace) al petto. Ma non ci riesce. Gli esperti temono invece che il terrorismo internazionale stia affilando i coltelli nell’attesa di dare il benvenuto al prossimo Presidente Usa.

D’altro canto, è inutile nascondere il sole con la rete. John Brennan (Direttore della Cia) e Nick Rasmussen (responsabile dell’Antiterrorismo alla Casa Bianca) hanno detto che tempi terribili ci attendono. Indipendentemente da chi si siederà nello Studio Ovale.

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