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martedì 19 20 Novembre19

Siria, aiuti umanitari bersaglio. Chi ha paura della pace

La foto di uno dei camion di aiuti umanitari colpiti in Siria. Razzi sparati non si sa come e da chi contro un convoglio. Almeno 20 morti. Washington contro la Russia: “Non controlla Damasco”. Il Cremlino ribatte: “Non è stata l’aviazione siriana”. Nella successione degli errori anche recenti, tutto è possibile. Stop ai soccorsi dopo la ripresa dei bombardamenti e la rottura del cessate-il-fuoco.

Siria: razzi sparati da non si sa ancora chi, colpiscono un dispensario e un convoglio umanitario di Onu-Unhcr, Croce rossa e Mezzaluna siriana, provocando la morte di almeno venti civili e di un operatore umanitario che stavano scaricando i camion. Bersaglio mirato o bersaglio sbagliato? Razzi sparati da aerei o da terra? Differenza chiave, visto che su quel campo di battaglia volano solo i caccia del governo di Damasco, quelli russi e quelli della coalizione Usa. Gli Stati Uniti accusano Damasco e attaccano Mosca per non essere riuscita a controllare il difficile alleato Assad. Mosca respinge le accuse e parla di altri colpevoli. Come se il patto di tregua tra Kerry e Lavrov non fosse mai stato firmato.

L’Onu parla di crimine di guerra e riapre lo scontro tra Washington e Mosca. Gli Usa ritengono che l’attacco al convoglio sia stato condotto dall’aviazione siriana e la Russia ‘colpevole’ di inadeguata gestione dei rapporti con le forze dell’esercito siriano. Il segretario di Stato statunitense, John Kerry, ha minacciato di “riconsiderare le prospettive di cooperazione con la Russia”. “I siriani non avevano fatto un accordo -precisa Kerry, a sollecitare Mosca- sono i russi ad averlo sottoscritto. Quindi dobbiamo vedere come hanno intenzione di muoversi loro. Il punto più importante è che da Mosca siano in grado di controllare Assad, che bombarda in modo indiscriminato anche i convogli umanitari”.

Dal Cremlino analoghe preoccupazioni ma altri possibili colpevoli, con tirata finale su Washington. “Siamo molto preoccupati -dice il portavoce Dmitri Peskov- tutto il processo di soluzione politica in Siria è minacciato”. “Si deve smettere di sparare, è necessario che i terroristi fermino gli attacchi alle forze armate siriane e, non guasterebbe che i nostri colleghi americani non bombardassero accidentalmente i siriani”. Messaggio chiaro. Infatti Mosca ha smentito che ad attaccare il convoglio umanitario siano state le forze aeree di Damasco: “I jet russi e siriani non hanno effettuato alcun raid sul convoglio umanitario delle Nazioni Unite nel sud-ovest di Aleppo, in Siria”.

Mosca ha quindi annunciato una sua indagine sul possibile coinvolgimento nell’attacco di forze alleate. Speranze di verità comunque poche. L’Onu, sconsolata, dall’ufficio gli affari umanitari: “Sappiamo che questo è un ambiente molto politicizzato ed è molto facile far cadere la colpa dell’incidente su un lato o sull’altro. È molto pericoloso, e noi dobbiamo prima stabilire i fatti”. Verità lontana ma crisi molto pericolosa. Al punto da richiedere un vertice bis tra i ministri degli Esteri russo Lavrov e il suo omologo statunitense Kerry, padrone di casa, a margine del meeting delle Nazioni Unite a New York. Lavrov incontrerà anche il ministro degli Esteri siriano Muallem.

Non è chiaro cosa succederà ora. La tregua prevedeva che dopo una settimana di “riduzione significativa delle violenze”, Usa e Russia cominciassero a collaborare per colpire Isis e Jabhat Fateh al Sham, l’ex divisione di al Qaida in Siria. Ma negli ultimi giorni è successo un po’ di tutto e l’Onu non è riuscita a consegnare alcun aiuto. Il regime siriano ha da subito ostacolato il passaggio dei camion umanitari. Si è poi aggiunto il rifiuto di gruppi ribelli e altre parti in guerra di ritirarsi dalle strade da cui dovevano passare i convogli, come stabilito dalla tregua. Niente aiuti e lunedì il convoglio dell’Onu che stava per arrivare a destinazione è stato bombardato.

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