giovedì 18 luglio 2019

Oriana Fallaci, il mito utile e le bugie

Oriana Fallaci è soltanto la conferma che, una volta morti, nel ricordo diventiamo tutti molto buoni, e se personaggi pubblici, troppo buoni. Oriana Fallaci è stata una brava giornalista, molto in carriera e molto determinata nel raggiungere il successo. Ha scritto belle cronache e alcuni bei libri. Altri suoi libri sull’islam hanno fatto litigare il mondo, ma hanno incassato molto. Preveggenza o prevenzione la sua? A dieci anni dalla scomparsa di Fallaci, con la questione islam che brucia sulla pelle del mondo, tutti a contendersi l’icona. Con qualche dimenticanza grave, denuncia Daniele Protti

Spiace, anche per un antico “corrierista” come il sottoscritto, dover segnalare che nei giorni scorsi, celebrando l’anniversario della morte di Oriana Fallaci, il Corriere della Sera abbia quasi completamente ignorato la storia di Oriana Fallaci, e taciuto molte verità peraltro ben note. A cominciare dalla notizia “di base”, e cioè che Oriana nel 1951 iniziò la sua carriera giornalistica su un settimanale (poi diventò una rivista mensile) che si chiamava L’Europeo, allora diretto dal suo fondatore, Arrigo Benedetti.

Oriana dal 1951 firmò quasi 700 servizi da tutto mondo e da tutte le guerre, sempre insieme al fotografo Gianfranco Moroldo, tranne quando fece il servizio su Pasolini a New York (con il fotografo Duilio Pallottelli), e sempre e solo per L’Europeo.

Mi sia consentito dire che celebrarla oggi, sul Corsera, tacendo questi fatti –cioè ignorando la parte più consistente e importante di una giornalista come Oriana Fallaci, non è tanto un dispiacere per quello che fu il giornale di Oriana Fallaci, quanto per il Corsera. Perché queste cose che ho semplicemente ricordato erano e sono ben note a illustri giornalisti, tra i quali Paolo Mieli, Ferruccio De Bortoli e tanti altri, non solo del Corsera.

Le celebrazioni vanno fatte bene, soprattutto rispettando la verità dei fatti, più importante dell’autopropaganda di una testata.

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