domenica 25 Agosto 2019

L’Ue litigiosa protagonista da qui al referendum

UE DOPO BREXIT: ORA LITIGANO ITALIA FRANCIA E GERMANIA – ALMENO COSÌ PARE –
Il premier italiano attacca Germania e Francia. L’ombra di interessi elettorali vari sulle scelte politiche e anche sui litigi sbandierati. La dichiarazione finale del vertice di Bratislava esalta l’Unione europea, «indispensabile», ma le divisioni continuano ad attraversare i leader dei 27 Paesi riuniti per la prima volta senza la Gran Bretagna.

Comunicato finale delle ovvietà, come si impone quando hai litigato tanto o hai deciso poco di veramente importante. Si parte da Brexit e si finisce in alto mare sui barconi dei migranti.
«Sebbene un paese abbia deciso di lasciarla, l’Unione europea resta indispensabile per il resto di noi», si legge nella `Dichiarazione di Bratislava´.
Poi i 27 rimasti affermano che «abbiamo bisogno di migliorare le comunicazioni tra noi, stati membri, con le istituzioni europee, ma ancora di più con i cittadini, con coraggio per affrontare le soluzioni semplicistiche delle forze estremiste e populiste».
La percezione della delusione diffusa tra molti cittadini Ue e la minaccia di estremismi a populismi c’è, ma di proposte politiche alte per rilanciare l’Unione non se ne vedono.

E accade il fattaccio, o quanto ci è stato rappresentato; come a teatro. Il direttorio a tre Berlino-Parigi-Roma, ufficializzato a Ventotene per gestire una Ue sconvolta dalla Brexit, è già finito. O almeno è in profonda crisi. E l’Italia -in conferenza stampa ‘disgiunta’- dichiara la sua insoddisfazione attraverso le battute alla Renzi.
Migranti: «definire il documento sui migranti di oggi un passo avanti richiede della fantasia degna dei funamboli da vocabolario. Si sono ridette le solite cose».
Sui soldi il fidanzamento con Angela Merkel rischia di rompersi: «così come i Paesi devono rispettare le regole del deficit, allo stesso modo si devono rispettare altre regole, come quella sul surplus commerciale. E ci sono alcuni Paesi che non la rispettano, il principale è la Germania».

In realtà, sembra che a prevalere sui comportamenti dei governi, siano prima di tutto le questioni politiche interne, Berlino e Parigi provando a rilanciare lo storico asse franco-tedesco. Berlino a recuperare consensi elettorali per Angela Merkel nella sua probabile nuova candidatura alla cancelleria. Parigi nel tentativo di frenare il disastro per Hollande verso le prossime presidenziali. E anche Renzi ha di fronte il mostro Referendum che lui stesso s’è creato.
E se non incassi qualcosa su migranti e flessibilità, allora meglio la sceneggiata del litigio che suscita anche simpatia tra l’euro scetticismo dilagante.
Mentre i paesi dell’est -il gruppo di Visegrad: Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria- propongono una formula che suona come uno sberleffo: solidarietà flessibile. Cioè i paesi mediterranei accolgono i profughi, anche perché sono circondati dal mare e non hanno scelta. Gli altri paesi aiutano come possono. Ognuno per se invece dell’Ue per tutti.

Alla conferenza stampa “disgiunta” l’eventuale retropensiero politico di Renzi, trova il suo palcoscenico. Facile capire che lo scontro con l’Europa sarà bandiera di campagna elettorale per il referendum costituzionale. E non è detto che alla Merkel e alle altre istituzioni europee alla fine dispiaccia molto.
Anzi, il sospetto della commedia tra la parti è il classico pensar male che a volte l’azzecca. Merkel, Hollande e Commissione europea tutti interessati alla vittoria del sì al referendum costituzionale italiano per una garanzia di ‘stabilità’ nel Belpaese.
E a volte, anche nei matrimoni felici o quelli di interesse, litigare (o far finta di farlo), aiuta.

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