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giovedì 5 Dicembre 2019

Dramma lavoro, morti bianche in Italia e la rabbia in Francia

Due nuove morti bianche in Italia, una all’Ilva di Taranto e una a Roma. Lavoro che uccide, lavoro che manca, lavoro che sfrutta. A Parigi e nel resto della Francia proteste anche violente contro la nuova legge sul lavoro -qualcosa di simile al nostro ‘Jobs act’- con una ventina di feriti e numerosi arresti.

Lavoro che uccide, lavoro che manca, lavoro che sfrutta
All’Ilva di Taranto, bomba per la salute dei cittadini, dentro la fabbrica si continua a morire. Muore un operaio di 24 anni. I sindacati proclamano lo sciopero immediato e ricordano che l’ultimo incidente nello stabilimento siderurgico, anche questo mortale, si era verificato a novembre dell’anno scorso.
Nello stesso giorno, a Roma, un operaio è stato trovato morto nel deposito Atac all’Acqua Acetosa.
Sempre problemi di sicurezza dietro queste morti, a prescindere dagli accertamenti ancora da compiere.
«Non è ammissibile che non vengano adeguatamente assicurate garanzie e cautele per lo svolgimento sicuro del lavoro», denuncia lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

A perdere la vita in Puglia è stato un operaio di 24 anni di una ditta appaltatrice. Stava lavorando sul nastro trasportatore quando un contrappeso ha ceduto facendo precipitare un carrello che lo ha schiacciato. I sindacati hanno proclamato uno sciopero fino alle 7 di domenica. “La fabbrica è troppo vecchia e insicura”.
A Roma non ce l’ha fatta un uomo di 53 anni, forse rimasto folgorato mentre era impegnato nella riparazione di un mezzo in un’officina nel deposito Atac di via dei Campi Sportivi, all’Acqua Acetosa.

In Francia tornano le proteste contro la legge sul lavoro
A metà settembre migliaia di francesi sono tornati in piazza per protestare contro la nuova legge sul lavoro, approvata in via definitiva lo scorso 8 agosto. I sindacalisti hanno spiegato che l’obiettivo era “mostrare che ci siamo ancora e che non siamo d’accordo”.
Secondo la Confédération générale du travail (Cgt), il più importante sindacato francese, hanno manifestato più di 170mila persone, mentre per la polizia i partecipanti sono stati come sempre molti meno, comunque il doppio rispetto a quelli stimati alla ultima giornata di mobilitazione del 5 luglio.

A Parigi e nel resto della Francia sono scoppiati degli scontri, a tratti violenti, tra forze dell’ordine e manifestanti, in cui sono rimaste ferite una ventina di persone. Altre 62 sono state fermate dalla polizia, delle quali 32 sono state trattenute in custodia. Ci sono state manifestazioni in 110 città, tra cui Nantes, Rennes, Rouen, Grenoble, Tolosa e Montpellier.
Il governo – che può contare sul sostegno del sindacato Confédération française démocratique du travail, il secondo in Francia dopo la Cgt – è inflessibile e sostiene che la nuova legge garantisce il “progresso sociale” e serve a risolvere il problema della disoccupazione.

La mobilitazione contro la riforma del lavoro, la cosiddetta legge El Khomri, dal nome della ministra del lavoro, è stata una delle più imponenti degli ultimi anni in Francia. I cittadini sono scesi in piazza quattordici volte nell’arco del 2016 e il governo è stato costretto a far approvare il testo di legge ricorrendo a uno stambo articolo della costituzione francese che gli ha permesso di saltare il voto del parlamento.

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