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mercoledì 16 Ottobre 2019

Turchia 174 nuove carceri e un esercito islamizzato

Programmi carcerari intensivi del presidente islamico turco Erdogan: nei prossimi 5 anni, 174 nuove carceri, per nuovi 100mila posti. Chi dissente scappi. Poi, la riforma in senso islamico delle forze armate. Erdogan ha nominato suo consigliere speciale per la riforma delle forze armate un ex generale delle Forze speciali congedato vent’anni fa per “troppo islamismo” col compito di smantellare l’ultimo baluardo del laicismo ereditato da Ataturk

In Turchia le intenzioni sono pessime. Svuotare le carceri da malfattori comuni innocui per il potere per far posto ai malvagi presunti golpisti e loro complici, non basta. Più galere nella galera Turchia. Nei prossimi 5 anni saranno costruite 174 nuove carceri, per 100 posti in più degli attuali. Prigioni turche che già attualmente non erano poca cosa con circa 190 mila posti. 300 mila la capienza carceraria ritenuta necessaria dal governo-figurina del presidente Erdogn. Due settimane fa, ricordiamo, quasi 34 mila detenuti, condannati per reati minori, sono stati rilasciati per far spazio agli oltre 20 mila arrestati finora in relazione al fallito golpe del 15 luglio.

Ma non basta. Messi in galera metà dei vertici delle Forze armate, variamente colpevoli di tentato golpe (per molti altri colpevoli di averlo fallito), anche l’ultimo baluardo protettore della laicità del paese, sarà islamizzato. Compito affidato da Erdogan ad un ex generale delle Forze speciali congedato vent’anni fa per “troppo islamismo”. Ad Adnan Tanriverdi il compito di ristrutturare l’esercito e guidarlo nell’ambiziosa operazione militare “Scudo dell’Eufrate” anti curda in Siria.

L'ex generale Adnan Tanriverdi sulla destra, incaricato di islamizzare l'esercito turco
L’ex generale Adnan Tanriverdi sulla destra, incaricato di islamizzare l’esercito turco

Tanriverdi fino a ieri era il più grande businessman turco nel campo della sicurezza: dirigeva Sadat, una compagnia di contractor militari fondata da lui nel 2012 e considerata vicina al partito di governo Akp. Sadat -ricorda Daniele Raineri su Il Foglio- ha fama controversa perché sostiene di avere come fine ultimo “aiutare il mondo islamico a prendere il proprio posto tra le superpotenze”. Tra i servizi che offriva la sua azienda, anche un pacchetto di consulenze nel campo della guerra non convenzionale che include materie come “intelligence”, “insurrezione”, “sequestri”, “sabotaggio”, “operazioni di forze speciali”.

Rassicurante vero? L’organizzazione Sadat come “L’esercito invisibile di Erdogan”, pronto a fare quello che il governo non può chiedere e fare in via ufficiale. Probabili esagerazioni giornalistiche, ma rendono l’idea. Sappiamo anche che l’ex generale Tanriverdi, da ufficiale organizzava gruppi di preghiera in caserma e aveva un comportamento definito poco consono ai valori del kemalismo, ovvero della linea politica che in Turchia separa/separava stato e religione.

Richiamare in servizio ufficiali silurati per questioni di islam a riempire i vuoti creati da epurazioni non ancora terminate, che hanno lasciato al vertice soltanto il solitario capo di stato maggiore, Halusi Akara. E ancora oltre. Secondo ‘Intelligence Online’, il governo turco ha ordinato anche una revisione dell’intelligence, colpevole di avere avvisato troppo tardi il presidente del golpe. Il capo dell’intelligence turca, Hakan Fidan, ha conservato il suo posto, ma non è sicuro sarà ancora per molto.

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