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mercoledì 16 Ottobre 2019

Propaganda Isis senza frontiere: rotocalco in francese

Si chiama ‘Dar al-Islam’, la Casa dell’Islam, la rivista che il sedicente Stato islamico, o Daesh, o Isis se preferite, ora pubblica in lingua francese e diffonde sul web entrando indisturbato negli account mail di ciascuno di noi, dei nostri figli, nelle nostre case, nei luoghi di lavoro.

Daesh-Isis è tra noi, avverte Maria Chiara Biagioni, dell’agenzia SIR-DIRE, più di quanto noi possiamo immaginare. Ci osserva, parla perfettamente la nostra lingua, segue le nostre vicende nazionali e alimenta odio e disprezzo verso di noi e quanto facciamo. Lo faceva in inglese, ora anche in francese.
Dalla stessa immagine di copertina leggiamo, ‘Dar al-Islam’, la ‘Casa dell’Islam’ in arabo, rivista persino accurata e a suo modo elegante che il sedicente Stato islamico pubblica adesso in lingua francese -è la novità- e che diffonde sul web. La cosa era nota, ma la analisi condotta da Sir-Dire entra nei dettagli.

Nel primo numero del 2014 un titolo-editoriale: ‘Lo Stato islamico e il suo territorio. Prove del Califfato’. Poi, con cadenza trimestrale quasi puntuali, sono arrivati al numero 10, evolvendosi sia dal punto di vista grafico che di contenuto.
La rivista viaggia sul web, contando sul fatto che Daesh ha la capacità di inviare ogni giorno circa 30-40 mila tweet in cui ci sono le indicazioni, i link per trovare il bollettino di propaganda.
Tutti quelli che seguono Daesh ricevono quei link da cui possono scaricare facilmente i file.

Sino a ieri lo Stato islamico parlava all’occidente in lingua inglese, attraverso le pubblicazioni di “Dabiq”, dal nome della città nel Nord della Siria che è considerato il luogo in cui ci sarà una grande guerra prima della fine del mondo. La loro guerra, ritengono gli esegeti del Califfato.
Ora la propaganda dello Stato Islamico che perde battaglie e pezzi di territorio, cerca nuovi proseliti anche il lingua francese. E non è soltanto una operazione editoriale come sospettano, preoccupati, i servizi segreti francesi primi fra tutti. Evidente il rilancio della guerra Isis esportata a casa nostra.

«‘Dar al-Islam’ numero 10». Apertura con un editoriale a firma di Abballa Larossi, l’attentatore di Magnaville, nella periferia di Parigi, che il 13 giugno ha accoltellato una coppia di poliziotti. La rivista ha trascritto il video che il ragazzo ha registrato su ‘Facebook Live’ dopo aver scannato la coppia e prima di essere ucciso a sua volta dalle forze speciali.
Quella della ‘morte santa’, è una costante su Dar al-Islam che infatti prosegue con il ‘Testamento’ di uno sheikh che si rivolge a tutti i mujahidin e li invita a non abbandonare mai il jihad, seguita da una analisi teologica sull’ortodossia dello ‘Stato islamico’ rispetto alla giurisprudenza coranica.

‘GameOver’ è il titolo di copertina che rimanda all’articolo principale della rivista in cui l’autore preannuncia la sconfitta della Francia e inneggia ai soldati del Califfato presenti “nelle terre del nemico che corrono verso la morte e incontro al loro Signore”.
Politica, teologia, e la famiglia. In un ‘Messaggio alle donne del Califfato’, prende la parola la moglie di “un guerriero”. E’ il racconto del loro lungo viaggio dalla Francia alla Siria, passando per l’Egitto, che si conclude con l’addio del marito alla moglie prima di farsi esplodere al terzo giorno di Ramadan dentro un camion imbottito di 7 tonnellate di esplosivo contro la prigione di Al-Barakah.

Come in ogni rivista che si rispetti, nella finale le ‘rubriche’. La prima, 8 pagine sulla “sicurezza informatica” in cui si spiega come “criptare interamente il telefono”, navigare sul web in maniera anonima, usare i telefoni in tutta sicurezza, e criptare i messaggi. Manuale per spie o terroristi.
In ogni numero c’è poi un’intera pagina dedicata agli “apostati”, i musulmani eretici.
Una scheda in cui si segnala il nome “dell’apostata”, la funzione, l’indirizzo, le cause dell’apostasia e il “giudizio legale”. Atto d’accusa e sentenza. Il numero 10 della rivista se la prende con un imam francese e la sentenza è estrema: “Deve essere ucciso senza esitazione”.

Ma dove viene distillato questo carico pubblicistico di veleno? Nessuna informazione, almeno per noi, sul luogo in cui viene scritta la rivista e sui suoi autori. Salvo la quasi certezza che Dar al-Islam è scritta da francesi che usano il francese come lingua madre.
Altro aspetto affrontato da SIR-DIRE, la questione della giurisprudenza musulmana ferma al periodo del medioevo. Lo studio delle loro sacre scritture. La mancata modernizzazione nella lettura del Corano che consente alle diverse forme di integralismo, a partire dal wahhabismo saudita sino alle predicazione di al-Baghdadi, la predicazione della guerra santa per ottenere il paradiso di Allah.

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