domenica 25 Agosto 2019

Due neonati ad Aleppo

ALEPPO, SIMBOLI DI TREGUA – Arrivano in Siria i primi camion di aiuti umanitari dalla Turchia. Venti automezzi con cibo, medicinali, vestiti. Ma è la foto di copertina, che fa anche titolo, a diventare da sola il racconto: “Neonati vengono portati via da un’area bombardata di Aleppo, l’11 settembre 2016”, titola l’agenzia France presse. Ecco perché la tregua da ieri sera deve reggere e avviare la fine di un orrore che, a volte attraverso immagini sconvolgenti, non ci sentiamo di mostrarvi.

La foto di copertina da Aleppo, immagine che diventa racconto: “Neonati vengono portati via da un’area bombardata di Aleppo, l’11 settembre 2016”, titola l’agenzia France presse. Ecco perché la tregua da ieri sera deve reggere e avviare la fine di un orrore che spesso non ci sentiamo di mostrarvi attraverso tutte le sue immagini. Azzardiamo con questa, perché la guerra è ciò che vedete qui.

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Distruzioni e molti, più di 100, i morti sino alla vigilia dalla tregua. La ferocia, per la conquista di un edificio, di una postazione per il dopo tregua. Ma l’immagine dei due bei neonati sollecita ad un minimo di ottimismo. Intanto la tregua regge, e non era affatto scontato. Dall’inizio della tregua, la sera del 12 settembre, sono arrivati in Siria i primi venti camion carichi di cose da mangiare, vestiti e giocattoli per i bambini.

La strada di Castello, una delle principali vie d’accesso ad Aleppo, è presidiata dai militari russi, dispiegati per assicurarsi il rispetto del cessate il fuoco. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani -fonte non particolarmente ‘amica’ della oparte filo governativa, il cessate il fuoco non è stato violato, ma altre fonti parlano di “attacchi sporadici” compiuti sia dalle forze governative sia dai ribelli. L’accordo di tregua, fa detto, non coinvolge Isis.

Entrano in Siria i primi camion carichi di aiuti umanitari dalla Turchia. Dopo l’inizio della tregua, la sera del 12 settembre, sono arrivati i primi venti camion carichi di cose da mangiare, vestiti e giocattoli per i bambini. La strada di Castello, una delle principali vie d’accesso ad Aleppo, è presidiata dai militari russi, dispiegati per assicurarsi il rispetto del cessate il fuoco. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani l’accordo non è stato violato, ma altre fonti parlano di “attacchi sporadici” compiuti sia dalle forze governative sia dai ribelli. Isis, va detto, non ha firmato alcun accordo

Tregua nella ricorrenza musulmana dell’Eid al Adha, la “Festa del Sacrificio”, dal racconto di Bibbia e Corano assieme sul sacrificio supremo del figlio chiesto da Dio ad Abramo, padre di tutti i popoli del libro. Sia dalla Genesi sia da Corano sappiamo che il figlio fu salvato con l’invio dal cielo di un montone da sacrificare al posto del figlio. Isacco il figlio salvato per la Genesi, Ismaele per il Corano. Dibattito teologico a parte, la festa musulmana viene detta anche Eid Qurban, o Eid al Kabir”, o Qurban Bayram nel mondo turco.

Ma torniamo alle vicende terrene della tregua. Punto debole dell’accordo sollecitato da americani a forse governative e ribelli moderati, l’esclusione degli jihadisti dello Stato islamico e del Fronte fatah al Sham, l’ex Fronte al Nusra. Contro di loro la guerra continua e le possibilità di errori e manipolazioni rimane altissima. Situazione quindi è ancora precaria. Anche se, in alcune località gravemente colpite dalla guerra, come Aleppo, prevale la calma. Vedi la foto ben augurale dei due neonati. Addirittura, nessuna vittima in questi due giorni.

Per non cedere a troppo ottimismo, una notizia negativa anche se controversa. Combattimenti sulle alture del Golan, la regione siriana occupata da Israele. Le autorità di Damasco hanno annunciato, attraverso l’agenzia filogovernativa Sana, di aver abbattuto un aereo e un drone israeliani. La notizia, è stata smentita da Israele che sembra non volere dare grande rilievo agli scontri sul Golan. Sollievo per molti nella speranza che sull’intricatissimo scenario siriano, Israele resti lo scomodo convitato di pietra che formalmente sceglie di non ‘sedersi a tavola’.

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