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venerdì 20 Settembre 2019

300 militari italiani a Misurata mentre la Libia torna a bruciare

Missione italiana a Misurata. La tempistica non è delle più fortunate. Dopo mesi necessari ad organizzarsi, Roma ha deciso di inviare in Libia un contingente militare di 300 militari, ospedale da campo e scorta, e la notizia è trapelata il giorno in cui il generale Haftar ha lanciato l’operazione “Lampo improvviso”, andando a prendersi i terminal petroliferi del Golfo della Sirte. Nel momento in cui lo scontro interno alla Libia, governi ed eserciti assortiti, rischiano la vera guerra civile attorno al forziere petrolio.

Duecento paracadutisti della Folgore a garantire sicurezza ai cento operatori sanitari, tra medici e infermieri pronti a partire per Misurata, in Libia. La decisione del governo, annunciata prima alla stampa che alle Commissioni Esteri e Difesa delle Camere, arriva in contemporanea alla nuova guerra libica sul petrolio appena scatenata. ‘Lampo improvviso’, l’operazione del generale Haftar per prendersi i terminali petroliferi nel golfo dei Sirte, operazione ‘tempi sbagliati, ma solo per sfortuna, la risposta italiana alle richieste dell’esecutivo libico mentre la Libia oltre a Isis, rischia di riesplodere.

L’ installazione di un ospedale da campo nella zona dell’aeroporto della città. L’area è quella dove si trovano le forze speciali americane, inglesi e italiane già impegnate nella lotta allo Stato Islamico. Il nuovo contingente costruirà l’ospedale e ne garantirà la protezione. L’Italia negli ultimi mesi aveva già fornito medicinali e, tra gennaio e giugno, alcune decine di miliziani sono stati trasferiti nei mesi scorsi all’ospedale militare romano del Celio. Misurata perché città che ha sostenuto più di tutte la battaglia di Sirte, con quasi 500 morti e oltre duemila feriti.

I militari partiranno nelle prossime ore da Livorno per Misurata a bordo della nave San Marco della Marina militare. Le prime indiscrezioni sulla missione erano trapelate in agosto quando a Misurata erano stati notati i militari italiani evidentemente in ricognizione. Dovrebbe trattarsi di un ‘compound’ non distante dall’aeroporto della città, abbastanza ampio per ospitare un ospedale “Role 2”, cioè una struttura sanitaria già impiegata in Iraq e Afghanistan, con le attrezzature necessarie per i più complessi interventi chirurgici su ferite di guerra.

La missione a Misurata, come quella irachena alla Diga di Mosul, non sono parte attiva nei conflitti in corso, non interverranno sulle operazioni belliche contro lo Stato Islamico, ma la situazione in rapida trasformazione in Libia sta suscitando nuove preoccupazioni. Oltre alla resistenza dei miliziani Isis che ancora combattono a Sirte, ora il rischio che le milizie di Misurata si trovino presto a combattere contro le truppe del generale Haftar che ha conquistato i terminal petroliferi del Golfo della Sirte. Guerra civile con l’ospedale da campo e paracadutisti a Misurata in un ruolo di quasi “belligeranti”.

L’esercito della Cirenaica del generale Haftar, che risponde al governo e al parlamento di Tobruk, non sembra essere comunque la sola forza armata sul campi di battaglia petrolifero. Il portavoce delle Guardie petrolifere libiche, Ali al Hasi, ha denunciato che “a combattere al fianco delle truppe di Khalifa Haftar ci sono dei miliziani sudanesi e ciadiani”, altre voci riferiscono di un ruolo di forze militari egiziane e degli Emirati Arabi Uniti al fianco delle truppe di Haftar mentre l’emittente al-Jazira, vicina al governo di Tripoli, sostiene che a guidare l’offensiva sui porti petroliferi vi siano quattro ex ufficiali dell’esercito di Muammar Gheddafi.

Misurata città, e le sue formazioni armate il solo esercito più e meno fedele al governo a sostegno Onu di Sarraj a Tripoli. Misurata a rischio di coinvolgimento diretto in una nuova guerra civile libica. Bellicose le reazioni su Facebook dal governo di Tripoli in cui si legge che “abbiamo chiamato a raccolta tutte le unità militari in particolare della zona di Agedabia e di Sirte, che combattono il terrorismo rappresentato dall’Isis, affinché riprendano i terminal petroliferi”. Tono duri dagli stessi governi di Francia, Germania, Italia, Spagna, Stati Uniti e Regno Unito che hanno condannato l’offensiva di Haftar chiedendo l’immediato ritiro delle sue truppe.

Il rischio di un conflitto allargato viene denunciato dagli analisti britannici del Jane’s. Oltre i molti e complessi interessi petroliferi in gioco, il dilagare di una guerra aperta tra i due governi libici nell’area tra Sirte e i terminal petroliferi riaprirebbe anche il fronte di Tripoli dove le milizie di Zintan, alleate di Haftar nell’ovest della Tripolitania, potrebbero puntare a conquistare la capitale. E sarebbe nuovamente guerra civile assoluta, che farebbe sprofondare tutta la Libia in un lungo conflitto mandando a monte ogni speranza di stabilizzare, almeno parzialmente, l’ex colonia italiana. Con l’ospedale italiano di Misurata nel mezzo.

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