martedì 20 Agosto 2019

L’islam la guerra e il terrore

La recente notizia dell’esclusione del wahhabismo saudita dalla famiglia dell’Islam sunnita ripropone il nodo tra islam e guerra. “La concezione coranica della guerra” del ‘Clausewitz musulmano’, il generale pakistano S.K. Malik, contro le concezioni occidentali da Lenin a Quincy Wright. Il libro è da alcuni ritenuto una delle maggiori fonti di ispirazione del terrorismo. Decisamente equivoco il riferimento alla paura che il nemico dovrebbe sempre provare nel corso di una guerra; e, dalla paura al ‘terrore’, il passo è breve.

La notizia dell’esclusione del wahhabismo dalla famiglia dell’Islam sunnita è ancora recente, ma destinata a far parlare anche del nodo tra Islam e guerra, sia nella sua realtà concreta sia nella visione occidentale, a cominciare dal citatissimo e abusato giudizio del sociologo tedesco Max Weber (1884-1920) secondo il quale l’Islam era una ‘religione di guerrieri’ e per questo la guerra fosse parte essenziale nella vita dei fedeli.
Questo giudizio, al di la del bene e del male, è stato recepito spesso senza tenere conto che l’autore aveva iniziato ad occuparsi di Islam alle soglie della Prima Guerra mondiale, ma non aveva tuttavia approfondito l’argomento, né espresso in seguito altre analisi articolate. Nel frattempo la nascita dei regni arabi dopo la guerra, aveva finito per consacrare l’immagine dei guerrieri della fede proprio nella penisola arabica e cioè nel Regno Saudita, espressione dell’autentica aristocrazia militare.

corano-guerraLo scopo di un’aristocrazia – non necessariamente islamica –, oltre alla conservazione e all’accrescimento del proprio potere politico ed economico, era l’asservimento delle popolazioni circostanti e per questo – secondo Weber – non era necessario intraprendere una guerra di sterminio volta alla conversione degli infedeli, ma semplicemente controllarne le risorse a proprio vantaggio. Se vogliamo si trattava di una rappresentazione non lontana dal mondo medioevale europeo, quando le lotte tra feudatari non erano ancora regolate da un sovrano o dalle leggi di uno stato e il carattere predatorio dominava le lotte.
Per intravvedere invece un’elaborazione teorica più ampia del nodo tra Islam e guerra, almeno in una forma paragonabile alle operdi Clausewitz o Jomini, bisognerà attendere il libro del generale pakistano S.K. Malik intitolato “La concezione coranica della guerra”, pubblicato nel 1979 in inglese con il titolo di “The Quranic Concept of War”, ma riscoperto una ventina di anni dopo.

Pakistano dunque e non saudita, il libro gode di fama terribile essendo ritenuto una delle maggiori fonti di ispirazione del terrorismo, ma comprendendo anche una parte ‘teorica’ sulla guerra. Diversamente dal pensiero occidentale – declinato nel concetto della guerra come continuazione della politica (o dell’economia …) –, il generale pakistano pone invece la rivelazione divina al centro della sua trattazione: in qualità insomma di un codice completo di vita il Sacro Corano, “fonte di eterno consiglio”, fornisce anche tutte le indicazioni sulla guerra.
Malik, conoscendo le concezioni della guerra elaborate in Occidente da Lenin a Quincy Wright, le liquida sostenendo che esse sono originate dalle diverse forme dei contesti politici e statuali in cui si sono combattute delle guerre, ma non sono di origine divina.

Un interessante punto di contatto con Clausewitz si ha nel riconoscimento comune dell’importanza dei ‘fattori morali’ di un conflitto, ritenuti al pari delle forze militari in campo: mentre il generale prussiano si riferisce sempre però alla politica, il pakistano invece pone nuovamente l’accento su temi religiosi e dunque soprannaturali. Altro aspetto ambiguo contenuto è il riferimento alla paura che il nemico dovrebbe provare e dalla paura al ‘terrore’ il passo è breve.
Il libro sarebbe da studiare in maniera più approfondita, ricordando anche che è stato pubblicato con due prefazioni significative: una del generale Muhammad Zia ul-Haq (1924-1988), autore del colpo di stato in Pakistan che nel 1977 rovesciò il regime democratico di Bhutto, e l’altra di Allah Bukhsh Karim Bukhsh Brohi (1916-1987), diplomatico e giurista che fu a lungo ambasciatore in India.

 

SUL TEMA

 

Anatema sull’islam del medioevo saudita: wahhabismo terrorista

http://www.remocontro.it/2016/09/07/anatema-sullislam-del-medioevo-saudita-wahhabismo-terrorista/

Anatema dell’Islam Sunnita. Il wahhabismo, la dottrina alla base dell’islam praticato in Arabia saudita e finanziata in molte parti del mondo grazie a Riyadh, non è parte legittima del sunnismo. Sarebbe una “deformazione” dell’islam che porta all’estremismo e al terrorismo…

 

 

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