Privacy Policy Fusione Leonardo-Finmeccanica con Airbus? Chances e rischi -
sabato 14 Dicembre 2019

Fusione Leonardo-Finmeccanica con Airbus? Chances e rischi

Leonardo-Finmeccanica, il più importante gruppo manifatturiero ad alta tecnologia ancora italiano, ed il gigante Airbus che fa capo a tre nazioni: Francia 11%, Germania 11%, Spagna 4%, e il resto la Borsa. Una possibile integrazione tra le principali industrie europee dell’aeronautica e della difesa? Fattibile, non fattibile, e a quale prezzo? E i rapporti privilegiati di Leonardo con l’industria inglese per elicotteri, aerei militari (Eurofighter) ed elettronica per la difesa, o con gli Stati Uniti con Boeing? Prova a sciogliere qualche interrogativo Antonino Di Stefano.

Stanno circolando alcune indiscrezioni che ipotizzano una eventuale fusione di Leonardo-Finmeccanica, il più importante gruppo manifatturiero ad alta tecnologia ancora italiano, con Airbus. Ad innescarle, un articolo su “Le Monde” della ministra della difesa, Roberta Pinotti e da quello degli esteri, Paolo Gentiloni, nel quale si auspicava, non solo una più stretta collaborazione europea nel campo della sicurezza e della difesa, ma anche una maggiore integrazione dell’industria militare. Sulla stampa italiana, la ministra Pinotti ha poi rincarato la dose parlando di “mettere insieme le risorse per i giganteschi investimenti che sono necessari nel settore della difesa”.
Alcuni commentatori hanno interpretato queste dichiarazioni come segnali di una possibile integrazione tra le principali industrie europee dell’aeronautica e della difesa. Argomento di cui si parla da sempre, mai affrontato concretamente. Oggi, la Brexit, le tensioni internazionali e la ritrovata intesa tra Italia, Francia e Germania, di cui il vertice di Ventotene è stato testimone, avrebbero riaperto l’ipotesi. Specialmente perché si sta facendo più realistico anche il progetto di una difesa militare realmente europea.

Percorso accidentato per molti motivi, quello dell’integrazione societaria ed industriale. Due principalmente. Sul piano finanziario, Leonardo ha dimensioni molto inferiori al gigante Airbus ed il suo valore di borsa non è equiparabile. Ma su questo gli strateghi delle banche d’affari saprebbero come districarsi. Airbus, poi, fa capo, sostanzialmente a tre nazioni: Francia (11%), Germania (11%), Spagna (4%), che la gestiscono sulla base di un accordo comune, mentre il restante 74% delle azioni è libero in borsa.
Questa situazione ci fa riflettere sulla politica industriale di settore portata avanti dall’Italia negli ultimi decenni che, in sostanza, ha privilegiato i rapporti con gli Stati Uniti, piuttosto che spingere verso una maggiore integrazione europea, nonostante i programmi industriali in atto con le imprese locali. Ma su questo argomento ci sarebbe molto da discutere.

Permane il dubbio su come procedere per garantire all’Italia un ruolo almeno pari a quello di Francia e Germania. Per questo, è ipotizzabile una trattativa serrata e puntigliosa, condotta da esperti in valutazioni aziendali ma, principalmente, dai politici che dovrebbero avere come punto irrinunciabile il raggiungimento del predetto obiettivo, pena la rinuncia.
E se la valutazione non fosse congrua (i parametri sono diversi e complessi), impegnarsi magari ad un versamento in contanti per ritirare dagli altri soci di controllo, o dal mercato, le azioni per raggiungere il ruolo di parità. Non sappiamo con quanto impegno per le casse statali. Nulla esclude, però, una valutazione più elevata per il nostro gruppo che occupa un suo dignitoso posto a livello mondiale, per cui il conguaglio potrebbe anche essere a nostro favore.

Il secondo punto riguarda la linea prodotti delle aziende coinvolte, in molti casi sovrapponibile (per esempio, elicotteri e velivoli turboelica): ecco un altro filone di dura trattativa! Proprio con la Brexit, poi, sorgono nuovi problemi, considerato che Leonardo ha con l’industria inglese rapporti molto stretti e presenza industriale importante sul suolo inglese: elicotteri, aerei militari (Eurofighter) ed elettronica per la difesa. Situazione quasi simile con gli Stati Uniti, come testimonia il programma F35 e le collaborazioni nell’aeronautica civile con Boeing.
Su questi due fronti, Leonardo deve tenersi le mani libere di poter continuare, ed implementare, i progetti in corso. Senza veti di sorta. In conclusione, teoricamente e con una visione europea, l’operazione ha una sua validità, anche se l’Italia dovrà cedere una parte di autonomia su un settore importante non solo per l’economia, ma anche per il supporto alla politica estera del Paese. Se si rafforza la volontà di portarla avanti, bisogna però sapere in anticipo che la trattativa dovrà essere condotta con la massima professionalità e determinazione per salvaguardare gli interessi dell’Italia.

Potrebbe piacerti anche