Retroscena sul voltafaccia Usa con Turchia e curdi in Siria

Stati Uniti, Turchia, curdi di Siria. Tutto era già stato concordato al più alto livello col Presidente siriano Bashar El-Assad durante una visita effettuata a Damasco dal direttore del MIT, il servizio segreto turco, Hakan Fidan. In quell’occasione Erdogan ha strappato ad Assad una clamorosa concessione (anti-curda) e cioè considerare la regione invada dalla “Sublime Porta” come area d’influenza “esclusivamente turca”. Il giochetto ha praticamente beffato l’uomo “di fatica” di Obama (Biden) che sbarcato a Damasco in ritardo si è trovato davanti a una tavola già bell’e apparecchiata, col consenso (pare) dei russi. In effetti, la no-fly zone delineata taglierebbe fuori gli americani da possibili missioni nell’area considerata.

Ma Biden non si è perso d’animo. In saccoccia aveva i “denari” necessari a fare cambiare idea al Presidente turco. No, non erano trenta, ma il loro valore simbolico era ugualmente “pesante”: gettiamo i curdi nella spazzatura e “scurdammucce o’ passato”. Chiamatelo fesso! Erdogan ha immediatamente realizzato che Obama era in confusione mentale e che, finalmente, ce l’aveva in pugno. Naturalmente nel “piatto” di questa mano di poker c’era la base (nucleare) di Incirlik. Ed Erdogan non ha avuto difficoltà ad ammettere che gli americani erano, sono e saranno i padroni di quella preziosissima testa di ponte. Basta, è ovvio, mettersi d’accordo sulle tariffe”.

Niente paura, ha risposto il “piazzista” di Obama, il nostro Presidente ormai ha imparato a memoria come funziona la politica estera sotto questo cielo. Concetto ribadito alla lavagna alla conferenza stampa di Ankara. I curdi devono decidere (in quale fossa biologica gettarsi, Mr. President?) oppure perderanno l’appoggio degli americani. Che, come si sa, nella loro storia, hanno sempre appoggiato (a un muro) tutte le minoranze etniche, a partire dai Seminole per finire ai Sioux.

Già, la storia, il progresso, lo sviluppo e tutti gli altri blablabla. Erdogan, d’accordo con lo “sbrigafaccende” Biden ha concordato le prossime mosse (su input di Obama). Dopo Jarablus (foglia di fico anti-Isis), i turchi punteranno su Afrin, Qamishli e Hasakah. Tutte zone curde dove Erdogan regolerà i conti. Pare che Obama abbia cambiato il suo slogan: da “Yes we can” a “Yes you can”.

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