Privacy Policy
mercoledì 16 Ottobre 2019

Dilma Rousseff dal Brasile: «Processo golpe»

La presidente brasiliana Dilma Rousseff al senato, ultimo atto del procedimento di impeachment prima del voto per la sua destituzione. «Le accuse contro di me sono un pretesto per un golpe costituzionale, si invoca ipocritamente la costituzione per legittimare un nuovo governo che non ha legittimazione popolare». Oggi la votazione finale del senato che dovrà decidere sulla destituzione della presidente, ora sospesa dalla sua funzioni

Dilma Rousseff è donna che le sue battaglie le ha combattute anche con le armi, quella contro la dittatura militare brasiliana che negli anni ’70 la imprigionò e la torturò. E non perde la sua grinta ora, da quasi ex presidente del Brasile che sa di essere sottoposta a un processo non giudiziario la cui sentenza è già stata decisa dai numeri di una strana maggioranza parlamentare rivoluzionata da ripetuti cambi di casacca. Giudici politici, processo politico. Difesa politica: eccola.

«Non abdico ai principi di democrazia, di onestà e di giustizia per i quali ho lottato durante la dittatura, quando ho sofferto sulla mia carne la tortura e ho visto compagni e compagne violentati e assassinati.
Lotto per la democrazia e la giustizia ma sento il sapore amaro dell’ingiustizia, come durante la dittatura.
Le accuse contro di me sono un pretesto per un golpe costituzionale, si invoca ipocritamente la costituzione per legittimare un nuovo governo che non ha legittimazione popolare».

Ricostruiamo cosa era accaduto prima. La messa in stato di accusa della presidente è cominciata nell’ottobre del 2015, quando la corte dei conti ha bocciato il bilancio presentato dal governo nel 2014. Secondo le accuse, la presidente avrebbe manipolato i conti prima delle ultime elezioni, per fare in modo che il deficit apparisse più basso. Nello scandalo sono implicati i vertici del Partito dei lavoratori, in particolare l’ex presidente Lula da Silva che, secondo la procura, sarebbe stato al centro dell’organizzazione che gestiva i finanziamenti illeciti. Dilma Rousseff non è indagata in nessuna delle inchieste per corruzione in cui sono coinvolti invece altri politici brasiliani.

Lo scandalo Petrobras, l’inchiesta per corruzione, aperta nel marzo 2014 sull’azienda petrolifera nazionale Petrobras, la ‘Petróleo Brasileiro S.A’. Lo scandalo ha toccato i dirigenti della compagnia petrolifera di stato e le principali aziende brasiliane per le costruzioni e i lavori pubblici, che si occupavano dei cantieri delle infrastrutture per l’estrazione di petrolio sulle coste brasiliane.
Secondo l’accusa, la Btp avrebbe formato un cartello per controllare questi appalti e gonfiato i costi. In cambio i partiti al governo avrebbero ricevuto finanziamenti illeciti per le loro campagne elettorali. Tra le formazioni politiche coinvolte ci sarebbe anche il Partito dei lavoratori, di Rousseff e di Lula.

Anche in questo caso, nessuna accusa diretta nei confronti di Dilma Rousseff. Ma, secondo i suoi avversari, Rousseff, che è stata presidente del consiglio d’amministrazione della Petrobras, ministra dell’energia del governo Lula dal 2003 al 2005 e capo di gabinetto del governo al tempo dei fatti contestati dall’inchiesta, non poteva non sapere della corruzione ai vertici della compagnia petrolifera. Inoltre, anche se non ha preso tangenti, secondo l’accusa ha beneficiato dei fondi illeciti per finanziare le campagne presidenziali del 2010 e del 2014.

Potrebbe piacerti anche