domenica 18 Agosto 2019

L’Africa degli 87 colpi di stato

Africa politica, la terra dei complotti e dei rovesciamenti. Dagli anni Cinquanta a oggi il continente africano ha conosciuto 87 golpe militari, in buona parte riusciti. Per fortuna, nonostante la predisposizione al putsch che le leadership africane e le caste militari hanno dimostrato di possedere, da qualche anno a questa parte si affaccia una relativa tendenza all’adozione di meccanismi democratici di ascesa al potere. Vediamo cos’è accaduto e cosa sta accadendo.

In Africa lo strano primato dell’Egitto: il primo e l’ultimo Paese dell’era contemporanea in quel continente ad aver portato a termine con successo due colpi di stato estremamente significativi: quello dei “Liberi Ufficiali” del colonnello Gamal Abdul Nasser nel 1952, poi presidente dal 1956 al 1970, e quello che nel 2013 hanno destituito il presidente islamista Mohammed Morsi, spianando la strada alla presidenza dell’ex maresciallo Abdel Fattah Al-Sisi, attualmente presidente in carica. Marta Pranzetti, nel selezionare questi dati su LookOut, è dettagliata e precisa. Noi, ogni volta che si parla dell’Egitto di al Sisi, abbiamo deciso di nominare di ricordare il povero Giulio Regeni, per cui l’Italia attende ancora da Il Cairo, verità e giustizia.

Segnali positivo in corso, dicevamo nel sommario. Ad esempio, nel maggio del 2015, l’elezione a presidente della Nigeria dell’ex generale Muhammadu Buhari, che ha ottenuto il mandato dopo tre tentativi falliti alle urne (nel 2003, 2007 e 2011) ma soprattutto dopo essere salito al potere nel 1983 attraverso il colpo di stato militare che rimosse Shehu Shagari. Batti e ribatti, una elezioni vinta.

Segnale positivo, con molto molto ottimismo, anche dal Burkina Faso, vittima di ‘golpe continuo’: quello dell’ottobre del 2014 con cui veniva deposto il presidente Blaise Compaoré, a sua volta salito al potere a seguito di un sanguinoso colpo di stato, e al successivo rovesciamento del governo di transizione da parte di una giunta militare col generale Gilbert Diendéré alla presidenza.
Nelle elezioni presidenziali del novembre del 2015, nelle quali si è affermato alla guida del Paese Roch Marc Christian Kaboré, sono la prima volta nella storia del Burkina Faso, dalla indipendenza dalla Francia nel 1960, in cui chi ha ottenuto il potere lo ha fatto attraverso elezioni democratiche e non tramite un golpe militare.

putsch sito fb

Ex golpisti oggi presidenti
In Africa sono tanti gli ex generali golpisti divenuti capi di stato, alcuni tuttora in carica, che hanno assunto il potere a seguito di ribellioni o guerre civili e con cui la comunità internazionale è scesa a compromessi a vantaggio della propria convenienza.

Ciad. Idriss Déby Itno, che nel 1990 alla guida del Movimento Patriottico di Salvezza rovesciò il presidente dittatore Hissène Habré rimanendo da allora alla guida del Paese (rieletto nel 1996, 2001, 2006, 2011 e nell’aprile del 2016) nonostante le numerose accuse di brogli, corruzione e persino il sospetto di aver avuto un ruolo nell’assassinio di alcuni suoi avversari politici.

Congo. Denis Sassou Nguesso, che dopo essere salito al potere dal 1979 a seguito di un colpo di Stato, fu spodestato nel 1992 da Pascal Lissouba, suo contendente alle presidenziali, e tornò alla guida del Paese nel 1997 al termine del conflitto civile scatenato durante le presidenziali dello stesso anno. Dopo la modifica della Costituzione che gli impediva di ricandidarsi per un quarto mandato Sassou Nguesso è stato riconfermato presidente del Congo nel marzo del 2016.

Uganda. Yoweri Museveni, da oltre trent’anni capo di Stato in Uganda, riconfermato al suo quinto mandato alle presidenziali dello scorso febbraio. Nonostante le accuse di brogli e l’atmosfera intimidatoria a più riprese denunciata da osservatori internazionali e ONG locali, Museveni è un alleato prezioso per gli USA nella lotta al terrorismo in Africa e uno dei maggiori contribuenti ai contingenti militari nelle missioni di pace di UA e ONU. Il dittatore utile.

Rwanda. Grazie al sostegno di Museveni, nel 1994 Paul Kagame prese il potere alla guida del Fronte Patriottico Ruandese, movimento militante nato per contrastare il genocidio contro i Tutsi (Kagame è di etnia tutsi) e che una volta al potere si accanì contro gli Hutu. Eletto formalmente nel 2000, Kagame mantiene di fatto le redini del Paese sin dal 1994 quando fu nominato vice presidente e ministro della Difesa. Considerato un criminale di guerra dalle Nazioni Unite, l’attuale capo di Stato ruandese corre già da favorito in vista delle presidenziali del 2017.

Putsch da record
Il sudanese Omar al-Bashir è al potere dal 1989 quando, da colonnello dell’esercito, diresse il golpe per rimuovere l’allora presidente Ahmed al-Mirghani.
Il gambiano Yahya Jammeh è in carica dal colpo di stato del 1994 che rimosse Dawda Jawara.
Il mauritano Mohamed Ould Abdelaziz è stato invece eletto presidente nelle elezioni del 2009 dopo essere stato l’artefice del colpo di stato che nell’agosto del 2008 ha spodestato Sidi Mohamed Ould Cheikh Abdallahi.

Cleptocrazia e Corea
È il presidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, il capo di stato africano putschista più longevo, in carica ininterrottamente dal 1979 quando rimosse con un colpo di stato militare il regime autoritario di suo zio Francisco Macias Nguema.
Il piccolo paese ricco di giacimenti di petrolio e gas naturale, anche denominato la “Corea del Nord africana” proprio per via dello strapotere della famiglia Obiang, rappresenta oggi il peggior esempio di cleptocrazia -modalità di governo deviata che rappresenta il culmine della corruzione politica-, con un presidente 74enne rieletto al suo quinto mandato (settennale) alle elezioni dello scorso aprile.

I golpisti dilettanti
Per fortuna, le bramosie di potere e di denaro, non sempre sono sorrette da ingegno adeguato.
I recenti falliti colpi di stato in Burundi e Burkina Faso ad esempio, rappresentano i due più goffi tentativi di rovesciamento da parte di giunte militari.
Il generale Gilbert Diendéré, ex braccio destro di Compaorée capo delle Forze del Reggimento per la Sicurezza Presidenziale, non è rimasto appena una settimana al potere prima di essere consegnato destituito e da altri golpisti.
Ancora più maldestro, il fantomatico colpo di stato in Burundi ridotto a semplice “ammutinamento di un gruppo di militari”. Una insurrezione fallita in meno di due giorni, mentre il presidente Nkurunziza si è aggiudicato senza sorpresa il suo terzo mandato alle presidenziali del 2015 nonostante la sua ricandidatura (ritenuta anticostituzionale) fosse stata alla base delle contestazioni popolari che hanno ispirato il golpe.

Potrebbe piacerti anche