• 26 Febbraio 2020

Con tutti i cavoli del mondo sul ‘burkini’ si deve litigare?

Burkini, ridicola e decandente polemica estiva, costruita su equivoci e pregiudizi, per immaginare o imporre regole senza alcun senso in una societá che si dichiara aperta, libera, democratica e tollerante.

Intendiamoci. Una cosa é il divieto del Burka, ossia di girare a volto coperto. Questione di rispetto e di diritto per le donne e di ordine pubblico. Nessuno dovrebbe salire sul bus o entrare in banca con passamontagna o casco da motociclista e quindi nemmeno in spiaggia.
Altra cosa é discutere (e costruire regole) sulla quantitá di stoffa che può coprire il corpo umano su una spiaggia, tanto piú che, per converso, sono proibiti il nudismo e in qualche caso il topless.
Altra cosa é sindacare il senso del pudore di una componente sociale minoritaria.

Perché non proibire i pareo multicolorati?
Perché non proibire di fare il bagno con una t-shirt per ripararsi dal sole?
Perché non proibire la muta da pesca sub? O quella da wind surf?
Insomma o siete quasi nude o non siete in regola? Assurdo. Da considerare che nei Paesi musulmani piú evoluti, nessuno si sogna di proibire alle turiste di indossare il bikini, cosí come é possibile girare a capo scoperto.

Volere imporre di svestirsi é davvero un non sense.
Ma a questo porta l’interpretazione ideologica e a senso unico della legge francese sulla laicitá, un principio scritto sulla pietra della Repubblica che, almeno finora, non ha aiutato né l’evoluzione dei costumi né l’integrazione.
Ps: personalmente amo la montagna, qualche volta penso che l’esibizione di pance e rotoli di ciccia bianca (ambosessi of course) andrebbe vietata.
Per il comune senso dell’orrore, ma é parere personale.

Massimo Nava

Massimo Nava

Massimo Nava, giornalista, editorialista del Corriere della Sera da Parigi, già inviato di guerra in numerosi conflitti e autore di numerosi libri.

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