martedì 25 giugno 2019

Yemen, raid saudita fa strage di bambini a scuola, altre armi Usa

Raid aereo della coalizione saudita, bombarda una scuola in territorio Houthi, strage di bambini. Contemporaneamente Washington approva la vendita di armi all’Arabia Saudita per 1,5 miliardi. Riyadh promette di combattere lo Stato islamico ma usa le armi per colpire i rivali nella regione. Solo 10 i caccia sauditi nella coalizione anti-Daesh, ben cento in Yemen contro gli sciiti Houthi. Diplomatico francese accusa: col traffico di denaro e armi l’Occidente si costruisce in casa il proprio nemico.

Almeno 10 bambini sono stati uccisi e 28 feriti ieri nel nord dello Yemen, secondo quanto reso noto da Medici senza Frontiere. I bambini, tutti compresi tra gli 8 e i 15 anni, si trovavano in una scuola di studi islamici che frequentavano durante le vacanze a Saada, in territorio controllato dai ribelli Houthi. Responsabili, queste le accusa che arrivano dallo Yemen, raid aerei condotti dalla coalizione a guida arabo saudita.

Contemporaneamente Washington approva la vendita di armi all’Arabia Saudita per 1,5 miliardi. Il contratto prevede la consegna di 130 carri armati, armi e consulenze militari. Riyadh promette di combattere lo Stato islamico ma usa le armi anche per colpire i rivali nella regione. Solo 10 caccia sauditi nella coalizione anti-Daesh, ben cento in Yemen contro gli sciiti Houthi i cui effetti sono diventati tragicamente noti ieri.

I dettagli da AsiaNews. A dispetto delle ripetute denunce di violazioni ai diritti umani nel conflitto in Yemen e gli intrecci con la galassia estremista islamica, il Dipartimento di Stato Usa sta per approvare la vendita di armi all’Arabia Saudita per un valore di 1,15 miliardi di dollari. Il contratto stipulato dalle parti prevede la consegna di 130 carri armati Abrams, potente macchina per la guerra di terra, e armi varie.

L’alleanza sul piano militare e bellico fra Riyadh e Washington è di lunga data. Solo lo scorso anno gli Stati Uniti hanno venduto equipaggiamento militare e armi alla controparte saudita per un valore complessivo pari a 20 miliardi di dollari. Fonti della Difesa statunitense sottolineano che la vendita di carri armati permetterà di rafforzare le truppe di terra del regno e migliorare il coordinamento fra forze americane e saudite.

La Camera Usa ha 30 giorni di tempo per bloccare la vendita, ma l’ipotesi di una opposizione da parte dei deputati appare assai improbabile nonostante alcuni malumori e proteste. Una parte dell’Assemblea ricorda infatti le vittime civili in Yemen causate dai raid aerei di Riyadh. In molti casi, invece di combattere lo Stato islamico e la galassia jihadista, i sauditi attaccano gruppi ribelli sciiti vicini all’Iran, nemico storico nella regione.

Dall’inizio dell’intervento dell’Arabia Saudita in Yemen, marzo dello scorso anno, si sono registrate centinaia di vittime civili. Nell’intervento, Riyadh avrebbe usato anche le bombe a grappolo di fabbricazione Usa, un’arma dagli effetti imprevedibili, messa al bando da 119 nazioni al mondo. Inoltre, l’Arabia Saudita ha fornito solo dieci caccia alla coalizione anti Daesh in Siria e Iraq, mentre ne ha almeno cento in Yemen contro gli Houthi.

Non vi sono solo gli Stati Uniti fra le grandi nazioni dell’Occidente a vendere armi a Stati che, a vario titolo, nutrono legami con movimenti estremisti o ne tollerano le gesta. Paesi come la Francia, la Gran Bretagna hanno trafficato e continuano ad alimentare la vendita di armi ad Arabia Saudita e Qatar, acuendo l’instabilità della regione. Uno studioso francese è netto: col traffico d’armi l’Occidente si costruisce in casa il nemico.

Su Le Monde, l’ex diplomatico ed esperto di politica internazionale Laurent Bigot ricorda gli intrecci fra le guerre in Medio oriente e il terrorismo in Europa. Lo studioso mostra come sia lo stesso Occidente a “costruirsi i propri nemici”, da Osama bin Laden sino ai miliziani dello Stato islamico, che nascono come ‘risposta’ alle persecuzioni dei sunniti condotta dal governo dello sciita al Maliki in Iraq, sostenuto da Washington.

Lo spauracchio della guerra allo Stato islamico è un pretesto dietro il quale si celano commerci, compresi armi e mezzi, con Riyadh e Doha, considerati “fra i principali sponsor dell’oscurantismo religioso e del terrorismo”. Una guerra, quella ai jihadisti, che non si cura nemmeno di tagliare le vie utilizzate dai miliziani per il contrabbando di petrolio, fra le principali risorse usate per finanziare la guerra e acquistare armi.

Risibile la decisione di limitare l’uso del contante a mille euro, quando vi sono flussi di milioni o miliardi di dollari in banconote che transitano per i paradisi fiscali e il sistema bancario e alimentano gli affari dei signori della guerra. Oppure, denuncia Bigot, “il sostegno francese ad al Nusra, la cui ideologia non ha nulla da invidiare a Daesh e la consegna di armi ai cosiddetti ribelli in un’area del mondo già satura di armamenti”.

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