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martedì 19 20 Novembre19

Forze speciali italiane vestite da spia in Libia

I FINTI SEGRETI DI FERRAGOSTO. In Libia ci sono tutti gli eserciti che contano, quindi anche noi italiani. Storia vecchia e scoperta giornalistica da pagine vuote di mezzo agosto. Leggiamo, “Forze speciali italiane in Libia con l’ok di Renzi”. I titoli si sa, forzano la notizia. Tipo, “Preso il quartier generale dell’Isis”, che sono un gruppo di costruzioni rifugio dell’ex Rais. Certa invece la nomina del nuovo ambasciatore italiano in Libia con riapertura della stessa ambasciata.

Leggiamo da altri organi di informazione. «Dopo settimane di voci e smentite il governo italiano ha ammesso per la prima volta l’impiego di forse speciali in Libia. La conferma è contenuta in un documento redatto dal Cofs (Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali) di cui per primo ha dato notizia L’Huffigton Post». Così la Stampa di Torino, affratellata ora con Repubblica.
Cosa avrebbe scritto il Cofs da inviare al Comitato di controllo sui servizi segreti, il Copasir, con presunta classifica di segreto (così viene riferito su La Stampa)?

«Nel documento viene spiegato che si tratta di operazioni effettuate in applicazione della normativa approvata lo scorso novembre dal Parlamento, che consente al Presidente del Consiglio di autorizzare missioni all’estero di militari dei nostri corpi d’elite ponendoli sotto la catena di comando dei servizi segreti con tutte le garanzie connesse. Immunità compresa».

Scusate, ma dove è il segreto e dove è la novità? Il ‘Cofs’ che spiega ad una commissione parlamentare di controllo la operatività di una legge approvata il novembre scorso dallo stesso parlamento proprio per poter mandare corpi militari speciali in affiancamento di operazioni Aise in zone di crisi, con le tutele di legge previste per i servizi segreti? Qualcuno si deve essere confuso.
O la comprensibile voglia al Comando delle Forze speciali, di far sapere che in prima linea in Libia ci siamo anche noi, cosa in realtà nota, o qualche redazione sguarnita.

Viene anche precisato che, grazie al cambio di abito, dalla mimetica di soldati ai jens delle spie per caso, “l’Italia non si può considerare in guerra”. Che qualcuno non sbagli col vestito! Fissato il segreto sui documenti Copasir sull’applicazione di una legge approvata dal Parlamento, il segreto sfuma nel fornirci l’elenco di corpi speciali sul campo in Libia, che uno penserebbe un vero segreto.

Non siamo in guerra, e in Libia ci sono militari del 9° Reggimento “Col Moschin”, del Gruppo Operativo Incursori del Comsubin, del 17° Stormo Incursori dell’Aeronautica Militare e del Gruppo Intervento Speciale dei Carabinieri, oltre alle forze di supporto aereo e navale. Le quattro forze armate rappresentate come alla parata del 2 giugno, tutti a rispondere solo al nostro esecutivo. Ovvio.

Speriamo che nell’informativa inviata al Copasir, ci sia qualcosa di più serio e significativo oltre questi dettagli che poco aggiungono a notizie in buona parte risapute e spesso scontate.
Confusa l’ipotesi stampa secondo cui il governo “sarebbe pronto ad alzare il livello di segretezza fino al sigillo del Segreto di Stato”. Segreto su dove stiamo operando e cosa stiamo facendo? Ci mancherebbe pure che non fosse segreto! Il problema sta forse nel vincolo per palazzo Chigi, di informare il Copasir, entro 30 giorni dalla fine dell’operazione, e sulle regole d’ingaggio e dei corpi speciali.

Speranza conclusiva, che siano un po’ più serie le notizie che giungono proprio dalla Libia. Dalle milizie libiche che annunciano di aver preso il controllo del quartier generale dell’Isis a Sirte: «Le forze dei rivoluzionari controllano completamente il complesso di Ouagadougou», ex roccaforte di Gheddafi, recita un tweet delle milizie che festeggiano. «È l’ora della vittoria…Allah u Akbar», scrivono.
Notizia a prova di smentita, la nomina dell’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Perrone, che riaprirà ufficialmente l’ambasciata a Tripoli. Gesto politico nei confronti del governo Sarraj.

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