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martedì 15 Ottobre 2019

Il permaloso Erdogan e l’astuto Putin, conti salati per Usa e Ue

A San Pietroburgo, il vertice tra il presidente turco Erdoğan e quello russo Putin, prima visita all’estero per il leader turco dal golpe fallito del 15 luglio, e ciò vuol dire certo qualcosa anche rispetto a chi ha avvertito Ankara del golpe in preparazione. Russia e Turchia in un momento in cui le relazioni con Bruxelles attraversano una fase critica per entrambi i paesi

L’assenza occidentale
La crisi dei rapporti con l’Occidente spinge il leader turco nell’orbita del presidente russo. E non c’è molto da scherzare né per gli Stati Uniti, né per l’Unione europea delle sanzioni imposte da Washington. All’orizzonte un’alleanza che potrebbe arrivare a includere anche l’Iran. Rivoluzione mediorientale. Ma andiamo a curiosare a San Pietroburgo, vertice in corso.Ormai si parla di Ankara-Mosca, dopo le tensioni tra Turchia e Ue post fallito golpe. Con rivendicazioni politiche di meriti relativi. “Sono stato uno dei primi a telefonarle per esprimere il mio sostegno dopo il tentativo di colpo di Stato”, dichiara Vladimir Putin.”La sua telefonata dopo il golpe ha fatto piacere a me e al popolo turco”, cinguetta Erdogan. E il pratico Putin, annuncia che Mosca rimuoverà gradualmente le sanzioni alla Turchia.

Il futuro sul passato
Le pesanti tensioni iniziate con l’abbattimento di un caccia russo sul confine turco siriano lo scorso novembre, cancellate in un colpo. Con qualche ‘problemino regionale’, ancora da risolvere, vedi la Siria, ‘ma ci stiamo lavorando’. “E’ evidente – ha spiegato Putin – che le nostre posizioni non coincidono sempre, come sulla questione siriana, ma le nostre delegazioni si incontreranno per parlare del cambiamento democratico in Siria: cercheremo soluzioni congiunte accettabili”. Condivisa anche una posizione comune sulla lotta al terrorismo. Intanto, nella sala ovale del Palazzo di Costantino a San Pietroburgo, nella delegazione russa oltre al ministro degli Esteri Lavrov, il boss di Gazprom Alexei Miller. Strano vero?

Vigilia
«Sarà una visita storica, un nuovo inizio. Sarà aperta una nuova pagina nei rapporti bilaterali con il mio amico Vladimir, i nostri Paesi hanno ancora molto da fare insieme». Durante e dopo il mancato colpo di Stato «l’Occidente ha lasciato i turchi da soli». Con queste frasi, pronunciate in due interviste, alla agenzia Tass e al quotidiano francese Le Monde, Erdogan ha segnalato l’importanza dell’incontro con Vladimir Putin di oggi a San Pietroburgo. Un vertice che si tiene a poche ore da quello di Baku, sottostimato in parte dalle cancellerie occidentali, dove il presidente russo ha incontrato il leader azero Ilham Aliyev e il presidente iraniano Hassan Rouhani.

Un nuovo medioriente
I tre leader nella capitale azera hanno discusso del quadro regionale e di nuovi progetti energetici nella regione del Mar Caspio e della costruzione di un corridoio commerciale tra la Russia e l’India, attraverso l’Azerbaijan e l’Iran. Rouhani e Putin hanno colto l’occasione per annunciare la loro volontà di dare una mano a Erdogan. Mosca dimostra ancora una volta di saper avviare il dialogo anche con avversari e rivali, pur di ridimensionare in alcune regioni fondamentali per le fonti energetiche l’influenza di Usa e Europa. L’Azerbaijan, ad esempio, è un Paese che da molti anni mantiene relazioni strette con Washington mentre con la Russia ha avuto rapporti non poche volte difficili per l’appoggio che Mosca ha dato all’Armenia nella delicata questione del Nagorno Karaback.

Mosca meglio di Washington
Che Erdogan possa lasciare la Nato è attualmente impensabile. Non è solo l’Alleanza atlantica ad avere bisogno della Turchia, in una posizione geografica strategica per i continui sviluppi mediorientali, nel Caucaso e nell’Asia centromeridionale. Ma è anche Ankara ad aver bisogno della Nato e della sua copertura. Putin però proverà ad allentare i rapporti militari tra l’Occidente e la Turchia e a persuadere il “deluso” Erdogan dell’importanza di intese difensive con la Russia. Per il presidente russo sarebbe una vendetta perfetta. Da anni denuncia l’accerchiamento della Nato ai confini russi, senza dimenticare la linea mantenuta da europei e americani nella crisi in Ucraina, sfociata nell’adozione di severe sanzioni contro Mosca.

La volpe ottomana
In cambio Erdogan -analisi di Michele Giorgio su il manifesto– potrebbe avere dal presidente russo assicurazioni sul futuro della Siria, una mediazione sul dopo Assad, e un più limitato appoggio di Mosca alle aspirazioni dei curdi, quelli siriani e quelli iracheni. Oltre ad altre vantaggiose intese economiche che tutti danno per sicure. Non sorprende che il Segretario di stato Usa John Kerry si stia preparando a partire, nei prossimi giorni, per la Turchia dove, evidentemente, non discuterà solo del caso Gulen che avvelena i rapporti tra i due Paesi. Visita di Stato il 24 agosto, precisa il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, a rincorrere Putin nelle grazie dell’ormai intoccabile despota turco a suffragio popolare

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