martedì 25 giugno 2019

Libia, guerra sottocasa e Sigonella in campo

QUELLO CHE L’ITALIA NON SA. 
Dunque gli Stati Uniti tornano sul luogo del misfatto e bombardano le postazioni dello Stato Islamico a Sirte, ultimo vero baluardo delle forze jihadiste in Libia. Mossa che prelude a nuovi raid anche dalla base italiana di Sigonella, su cui l’Italia dovrà decidere presto e senza trucchi. Troppe cose non dette sulla decisione americana di guerra sotto casa nostra. Proviamo a svelarne alcune.

Prima la guerra poi i retroscena
La battaglia per liberare Sirte stava costando cara. Perdite libiche altissime -354 morti e quasi 2mila feriti- tra le milizie di Misurata, che combattono da mesi contro il piccolo Califfato di Sirte per conto del governo Serraj, senza però riuscire a espugnarlo.
1. Su richiesta del governo di unità nazionale libico ora Barack Obama ha approvato i primi raid su Sirte, a pochi mesi dalla fine del suo mandato presidenziale, un nuovo fronte nella guerra contro il terrorismo islamico. Logica politica prima che militare.
2. Obama vuole arrivare al voto di novembre con la sconfitta dello Stato Islamico in Libia come trofeo. Meglio ancora, se per quella data sarà cominciata anche la battaglia per Mosul, capitale irachena del Califfato. La presidenza Usa vale questo ed altro.
3. Sconfiggere Bin Laden e Al Baghdadi nell’arco di una sola presidenza sarebbe per Obama un passaggio alla storia e la prima presidente donna nella storia degli Usa come eredità. Ma sono davvero tutti così scontati i risultati in Libia anche per noi Italia?

L’Italia silente e le sue basi
Quelli del primo agosto non sono stati i primi raid aerei statunitensi contro l’Isis in Libia. Nel febbraio scorso i cacciabombardieri F-15 decollati dalla Gran Bretagna colpirono un campo di addestramento a Sabratha, tra Tripoli e il confine tunisino. Furono uccisi anche due serbi che erano ostaggi dei jihadisti e una quarantina di miliziani, tra cui Noureddine Chouchane, considerato la mente dei sanguinosi attacchi al museo del Bardo di Tunisi e al resort a Sousse.
In quella occasione, notizia poco nota, Roma non consentì l’uso di basi italiane per quelle azioni offensive. Ora la Farnesina applaude, ma dice, ‘io non c’entro’. Salvo operazioni anti terrorismo che sta conducendo l’Aise con la forze speciali fatte spie per l’occasione e con decreto, e quindi, ‘senza nessun militare italiano’, ufficialmente, in Libia.
Ma sull’uso reale di Sigonella qualcuno presto dovrà spiegare qualcosa in Parlamento.

I raid su Sirte in aiuto a chi?
I raid americani contro l’Isis a Sirte seguono le accuse di Trump ai democratici di non combattere per davvero il Califfato. Gli esperti affermano che i raid Usa su Sirte più azioni simbolico/politiche che militari. Non sarà certo la distruzione di qualche mezzo corazzato Isis a risolvere la battaglia di Sirte. Un aiuto sì, ma senza esagerre.
Ma certo i bombardamenti in Libia offrono un assist importante a Hillary Clinton anche se non spostano il rischio di disgregazione della Libia tra Tripolitania e Cirenaica e il Fezzan tribale. Dunque, oltre Isis, resta il problema Libia. I suoi territori, i suoi governi anche trovali, i suoi eserciti.
Ad esempio quello che combatte ora a Sirte, composto da milizie fedeli solo a se stesse e alleate occasionali col governo tripolino di Serraj, e l’altro composto da militari di professione supportati da inglesi e francesi e guidati da un generale istruito in America dalla Cia che vorrebbe farsi nuovo Rais del paese.

Operazione «30 giorni»
«Missione di 30 giorni» veniamo a sapere da Washington, quella per ora autorizzata da Obama. Una guerra a scadenze programmata che non la rende molto credibile, contando che intanto le formazioni Isis in Libia non aprano altri fronti.
Ieri a Bengasi in un attacco suicida con autobomba sono morti decine di soldati delle forze di Haftar, legate a Tobruk. L’attentato è stato organizzato dalle milizie del Consiglio della Shura dei rivoluzionari, un’accozzaglia di islamisti vicini ad Ansar al Sharia.
Mosca e Tobruk giudicano «illegali» i raid in quanto «serve una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu». Ma il Palazzo di Vetro ribatte che sono in «linea con la risoluzione delle Nazioni Unite». Polemiche di rito, finora, in attesa di capire meglio cosa realmente si sta preparando. Italia per prima, che ha una nuova guerra nel mare di casa nostra. Oltre alla battaglia quotidiana dei soccorsi ai migranti.

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