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sabato 18 Gennaio 2020

Raid aerei Usa su Sirte chiesti dalla Libia

5 ANNI DOPO LE BOMBE OCCIDENTALI 2011 CONTRO GHEDDAFI.

Questa volta gli attacchi aerei li ha chiesti la Libia stessa col premier Serraj. L’intervento dei caccia americani autorizzato da Obama avrà durata limitata e sarà concentrato sui bunker di difesa della città roccaforte di Gheddafi ora nelle mano delle formazioni Isis che ancora resistono. Pentagono: “L’operazione punta a negare al Califfato ‘paradisi sicuri’ nella sua roccaforte a Sirte”. Farnesina: bene, ma noi non c’entriamo.

Cinque anni dopo, ma forse con un po’ più di saggezza. Nuovo attacco Usa sulla Libia, ma per difenderla dall’invasione jihadista su richiesta del suo incerto governo di volontà Onu. Diverso, e molto, dalla dannata estate 2011 quando alcuni in occidente decisero la guerra a Gheddafi, dando il via a gran parte delle tragedie jihadiste attuali. Ma dalla storia scendiamo alla cronaca, dove, a colpire, è che quasi tutte le parti in campo -salvo Isis- sono impegnate e giustificare ciò che stanno facendo.

Prendere le distanze da quel dannato 2011

Libia, «Rifiuto di ogni tipo di ingerenza straniera senza mandato o autorizzazione del governo di intesa nazionale”. E nel suo discorso in tv, il premier libico Serraj precisa che «L’aiuto statunitense -solo aereo- sarà limitato ad un lasso di tempo ben determinato, sempre nell’area dove Daesh ha la sua roccaforte libica, Sirte e la sua periferia».
Stati Uniti, «Non ci saranno presenze militari Usa sul terreno. L’aviazione Usa ha colpito alcune postazioni del Califfato, infliggendo pesanti perdite». E dal Pentagno, «I raid anti-Is continueranno fino a che saranno richiesti dal governo di unità libico». Nessuna scadenza programmata, mettono le mani avanti, per una avventura appena iniziata.

L’offensiva militare di Washington a sostegno delle forze del governo di Tripoli, apre un nuovo fronte di guerra degli americani nella lotta all’organizzazione terrorista. La caduta di Sirte dove, secondo il Pentagono, sarebbero presenti circa 1.000 combattenti Isis, darebbe un colpo decisivo per Isis in Libia, mentre vengono contemporaneamente colpiti in Siria e in Iraq.

Per il generale Mohamed al Ghasri, portavoce delle milizie che sostengono il governo di Tripoli, sentito dall’Ansa: «Dal lancio dell’operazione militare a maggio sono morti 350 miliziani e altri 2.000 sono rimasti feriti. Daesh possiede armi sofisticate e per questo motivo dobbiamo chiedere aiuto a chi ha una tecnologia militare che sia in grado di colpire minuziosamente determinati obiettivi».

Ed ecco che, per la prima volta dalle operazione del 2011 ci, i caccia-bombardieri e gli elicotteri Apache decollati dalle portaerei Wasp che incrocia nel Mediterraneo, sono tornati a bombardare la Libia. I bombardamenti arrivano dopo un raid che Washington stessa aveva voluto si effettuasse sulla campagna intorno a Sabrata, fuori da Tripoli, e in cui persero probabilmente la vita il capo dell’Is Noureddine Chouchane e altre decine di jihadisti.

A novembre scorso un altro raid eliminò Abu Nabil, capo Isis conosciuto come Wissam Najm Abd Zayd al-Zubaydi. I raid hanno come obiettivo depositi di munizioni e armi di grosso calibro, blindati e nodi strategici di comando e controllo militare necessari allo Stato Islamico nella sua avanzata nel Paese. Altri bombardamenti, ha poi spiegato Cook, continueranno a prendere di mira l’Is a Sirte, che le milizie jihadiste controllano da giugno 2015.

Pro memoria
Per utile visione storica, il precedente intervento militare occidentale in Libia è iniziato il 19 marzo , formalmente per imporre una zona d’interdizione al volo sul Paese nordafricano decisa dall’Onu, per tutelare l’incolumità della popolazione dai combattimenti tra le forze leali a Gheddafi e le forze ribelli nel corso della guerra civile libica sostenuta nascostamente da alcuni dei Paesi soccorritori.

L’intervento fu inaugurato dalla Francia con un attacco aereo diretto contro le forze terrestri di Gheddafi attorno a Bengasi, attacco seguito, qualche ora più tardi, dal lancio di missili da crociera tipo “Tomahawk” da navi militari statunitensi e britanniche su obiettivi strategici in tutta la Libia.

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