mercoledì 17 luglio 2019

5stelle di mistero sulle regole. Chi scaccia chi, e come?

‘Oltre la notizia’ di Daniele Protti, incurante dell’esodo tra luglio e agosto, ci riprecipita nelle questioni minute e in parte mortificanti della politica spicciola di casa. La questione delle regole per far parte di M5S, e per esserne eventualmente scacciati. Ma cos’è veramente M5S, e di quale M5S parliamo? Quello registrato come MoVimento (V maiuscola) nel 2009 con 30 mila iscritti, o quello aziendal familistico del 2012, Movimento con la ‘v’ minuscola e 4 iscritti-proprietari (Casaleggio Associati e Beppe Grillo)?

M5S esclude di essere un partito politico, ma “ogni associazione con articolazioni sul territorio che abbia come fine quello di concorrere alla politica nazionale è di fatto un partito come da articolo 49 della Costituzione. E deve garantire il dissenso interno. Vecchie regole per il nuovo che avanza, e non solo in casa grillina.

Il Tribunale di Napoli ha sospeso le espulsioni decise dal M5S contro 23 attivisti napoletani del movimento. Ma con motivazioni che possono portare all’azzeramento di tutte le espulsioni: ‘i provvedimenti di esclusione si fondano su un regolamento da ritenersi nullo in quanto non adottato con le modalità prescritte dal codice civile’.

Insomma il regolamento adottato dal M5S centrale (la Casaleggio Associati e Beppe Grillo) è da ritenersi nullo, giuridicamente inesistente. Perché sia le espulsioni comminate a Roma sia quelle di Napoli sono state adottate da una ‘associazione giuridica’ che non è la stessa che sta procedendo a nuove espulsioni, il che costituisce una violazione del codice civile.

La spiegazione è questa : il M5S è nato come “MoVimento cinque stelle” il 4 ottobre 2009, con trentamila iscritti. Ma l’entità che espelle da fine 2014 si chiama “Movimento cinque stelle” con la v minuscola, nata il 14 dicembre 2012 con soli 4 iscritti fino al 2015: Beppe Grillo, Enrico Grillo, Enrico Maria Nasdasi e Casaleggio.

Ora il Tribunale sancisce che il regolamento del 2014 è da considerarsi nullo perché si configura come una modifica dello statuto originario, e il codice civile prescrive che una tale modifica richiede un voto dell’assemblea. Voto che non c’è mai stato.

Il Tribunale di Napoli spiega: il M5S esclude di essere un partito politico, ma “ogni associazione con articolazioni sul territorio che abbia come fine quello di concorrere alla determinazione della politica nazionale si può definire partito ai sensi dell’articolo 49 della Costituzione. E deve dunque garantire il dissenso interno”.

Da oggi qualunque espulso o sospeso dal M5S potrà fare ricorso, allegando l’atto del tribunale di Napoli. Il nome che è in contatto con gli espulsi napoletani è quello di Federico Pizzarotti. A questo punto il direttorio e il tandem Davide Casaleggio-Di Maio dovrebbero affrontare un ricorso molto pericoloso.

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