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giovedì 19 Settembre 2019

Nuovi sottomarini e missili nucleari per l’Impero britannico dopo l’Ue

I deputati britannici approvano il rinnovo del programma nucleare Trident. Quattro nuovi sommergibili nucleari per trasportare le testate atomiche britanniche. La misura, votata dai conservatori e da metà dei laburisti, costerà almeno 41 miliardi di sterline. Il leader laburista Jeremy Corbyn, pacifista convinto ma leader senza credito, ha votato contro, ma ha dovuto lasciare libertà di scelta ai suoi come per Brexit.

Un parlamento pigia pigia anche nei consensi quello britannico. 472 sì e 117 no, alla Camera dei Comuni del Regno Unito per il rinnovo della flotta di sottomarini balistici della Royal Navy. Per chi vuole conoscere i dettagli, i tecnici da fine del mondo ci raccontano di quattro “classe-Vanguard”, unità da oltre 15 mila tonnellate immesse in servizio nel corso degli anni Novanta per trasportare i missili balistici Trident, gli stessi che equipaggiano i sottomarini balistici della Us Navy di “classe-Ohio”.

Sottomarini nucleari che portano missili con tante testate atomiche in grado di aprire il pianeta come una mela. Questi missili pronti nelle stive dei sottomarini hanno una gittata compresa fra gli 8 e i 10 mila chilometri e rappresentano il pilastro del sistema di “deterrenza strategica” del Regno Unito dopo il ritiro dal servizio attivo -a metà degli anni Novanta, spiega Alberto de Sanctis su Limes- delle bombe We.177 della Raf. Bombe atomiche, ovviamente.

missile trident COP

Il Partito conservatore ha votato compatto per il Sì, appoggiato dalla maggioranza dei laburisti. Tutti i rappresentanti scozzesi tranne uno si sono invece espressi contro la proposta: la Scozia ospita la base della Royal Navy dove sono dislocati i “classe-Vanguard” della flotta e con essi le testate nucleari che armano i missili Trident; questi ultimi vengono invece conservati -assieme a quelli statunitensi- dall’altra parte dell’Atlantico, in Georgia, a Kings Bay. Cugini sì, ma meglio non fidarsi del tutto è la regole di Washington.

Già nel 2013, in vista del referendum sull’indipendenza, i leader scozzesi affermarono che nel futuro della propria nazione non ci sarebbe stato posto né per le armi nucleari né per i sottomarini a propulsione nucleare. Questione tornata in primo piano dopo il voto a favore del Brexit e la prospettiva di una nuova consultazione sull’indipendenza scozzese. Con ben 40 miliardi di sterline in ballo, Londra rischia -con l’eventuale Scozia Exit- di dover cercare basi alternative a quelle in uso dagli anni Sessanta.

Costo dello spostamento in Inghilterra o Galles delle infrastrutture nucleari britanniche, almeno 20 miliardi di sterline (sempre de Sanctis). Ma con problemi vari. Ad esempio Plymouth, Inghilterra, la base navale più grande dell’Europa occidentale con attorno oltre 160 mila persone, troppe per un sito che dovrà stoccare armamenti nucleari. Salvo non andare all’estero, ma la Gran Bretagna il fuga dall’Unione europea farà bene a non fidarsi di asltri.

Il rimpiazzo dei “classe-Vanguard”, hanno già un nome che non è un nome: “classe-Successor”, e poi vedremo. Sempre da Limes scopriamo che il nuovo super sottomarino innominato, dovrebbe entrare in servizio a partire dal 2028, trasportare un massimo di 40 testate nucleari e solamente 8 tubi lanciamissili balistici, la metà rispetto a quelli attuali. Senza preoccuparsi: meno missili ma più potenti. La Royal Navy e la Us Navy ci stanno lavorando intensamente.

Non applaude Mosca, visto che l’impiego dei missili Trident nacque al culmine della competizione strategica con l’allora Unione Sovietica, e visto che, anche operando dalle acque dell’Oceano Atlantico, i Vanguard armati di missili Trident potrebbero infatti colpire e cancellare qualsiasi città della Russia europea. Un bell’inizio per la nuova premier britannica Theresa May che corre con i missili ma tira alle lunghe sul processo di uscita dall’Unione Europea.

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