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sabato 18 Gennaio 2020

Francia burosauro: 5 giorni per un nome alle vittime e sicurezza zero

Strage di Nizza, le autorità francesi rigide sui vincoli di riconoscimento, dopo 5 giorni di sofferenze dei familiari che imploravano di poter identificare loro stessi i proprio cari, danno i nomi dei sei italiani tra le vittime. A Nizza i fischi ‘lepenisti’ al governo, ma il Paese si interroga sulla sua sicurezza e sull’efficienza di antiterrorismo e intelligence. Troppa burocrazia e poca ‘intelligenza’, è l’impressione.

Cinque giorni di ansie crudeli per intere famiglie che quei corpi avrebbero potuto identificare in un attimo. Ma la forma della legge e la burocrazia, soprattutto. La certezza del DNA.Umanità e buon senso vengono dopo. In una Francia i cui apparati dello Stato somigliano sempre di più a un colabrodo, la forma legale è salva, e la rigida stupidità pure.
Cinque giorni di ansia sconvolgenti e inutili dopo, ecco la morte in carta da bollo.
Tra quegli 84 morti di Nizza, anche sei italiani.
Carla Gaveglio, Maria Grazia Ascoli, Gianna Muset e Angelo D’Agostino. Oltre a Mario Casati identificato l’altro ieri, e al giovane italo americano Nicolas Leslie.

Nel giorno del silenzio e del lutto ufficiale sulla promenade des Anglais, due segnali chiari e preoccupanti. I fischi ‘lepenisti’ al governo che non goda più della franchigia patriottica sollevata sino a ieri dagli altri attentati.
Ora la gente inizia a chiedersi se davvero si ara fatto tutto il possibile per evitare quella strage.
Lo stesso premier Manuel Valls, prima confessa, «Siamo in guerra, guerra non convenzionale, e ci potrebbero essere delle repliche».
Mette la mani avanti il premier, e assieme chiede al Paese di “non spaccarsi”.

La sicurezza francese sotto accusa
Manuel Valls sa che questa ondata di attacchi non finisce con Nizza, ma sa anche che, al momento, le forze di sicurezza francesi sono impotenti di fronte alla sfida.
Le forze speciali della polizia e l’intero apparato dell’intelligence sotto inchiesta parlamentare, sono accusate di scarsa coordinazione tra i reparti.
La Commissione Fenech-Pietrasanta ha chiesto “un’unità unica in materia di terrorismo”, e ha bocciato la riforma degli apparati di sicurezza attuata nel 2014 e voluta dal ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve.

Scarsa capacità di analisi di una marea di dati scoordinati tra loro e disquisizioni inutili.
Fa differenza se l’autore della strage di Nizza ha agito da solo o insieme ad altri che lo hanno aiutato nel compiere la strage, salvo arrestarne eventuali complici?
Che l’attentato sia stato eseguito su ordine Isis o sia stato invece compiuto per suggestione, fragilità personali, spirito emulativo, il risultato non cambia.
Eppure eravamo stati avvertiti.

Intelligence distratta o disastrata
Lo scorso maggio Abu Mohammad Al Adnani, portavoce dello Stato Islamico, aveva avuto ‘la cortesia’ di avvertirci lanciando pubblicamente la campagna dello jihadista della porta accanto. «Monoteisti, ovunque siate cosa farete per aiutare i vostri fratelli dello Stato Islamico, attaccati da tutte le nazioni? Alzatevi e difendete il vostro stato, dovunque voi siate.
Se potete uccidere un infedele americano o europeo -specialmente gli schifosi francesi- o un australiano o un canadese o un qualsiasi infedele, inclusi i cittadini delle nazioni che ci stanno facendo la guerra, allora abbiate fiducia in dio e uccidete in ogni modo. Uccidete il militare e il civile, sono la stessa cosa. Se non potete trovare un proiettile o una bomba, usate una pietra per rompergli la testa, o un coltello, o investitelo con l’automobile o gettatelo dall’alto, o strangolatelo oppure avvelenatelo […]
Se i tiranni vi hanno sbarrato la porta per raggiungere lo Stato Islamico aprite la porta del Jihad in casa loro. Davvero apprezziamo di più un’azione piccola commessa da loro che un grande gesto qui, perché così è più efficace per noi e più dannoso per loro. Terrorizzate i crociati, notte e giorno, fino a che ciascuno non avrà paura del proprio vicino».

Come i proclami Br, tutto era noto
Tutto tragicamente chiaro, come in altri tempi di terrore allora tutto italiano. Il terrorismo deve, per sua natura, esplicitare i bersagli per alzare il livello della sfida.
Avverte rendendosi tecnicamente imprendibile, o quasi.
Nuove azioni stragiste preannunciate tanto dallo Stato Islamico quanto dal governo francese.
Non solo il premier Valls: Patrick Calvar, direttore generale della DGSI, i servizi francesi per la sicurezza interna, si era detto “persuaso che lo Stato Islamico passerà alla fase delle autobomba” in Francia. E qualcosa di molto simile è successo, come se fosse un ineluttabile destino.

E ora si discute sul modello di antiterrorismo con cui correggere le inefficienza attuali. O Israele o Inghilterra,vanno molto di moda, con diversi contenuti di democraticità violata.
Il governo di Gerusalemme ha da tempo subordinato le libertà dei cittadini al principio della loro sicurezza. Cittadini ebrei rispetto alla parte araba della popolazione.
L’intelligence di Londra -MI5 ed MI6, servizio interno ed estero- i terroristi cerca di adescarli prima che lo faccia qualcun altro. Gli agenti segreti infiltrati tra le frange più estremiste della galassia jihadista inglese.

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