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mercoledì 22 Gennaio 2020

Turchia, deriva autoritaria. Arresti indiscriminati e isterie col mondo

LA VENDETTA DEL SULTANO. IN CASA E CONTRO GLI USA. Dopo il golpe fallito, è resa dei conti da parte Erdogan. “6 mila arresti e il numero aumenterà”, non sono solo militari presunti golpisti, ma migliaia di magistrati e oppositori. Si valuta se ripristinare la pena di morte. Il mondo trema per una Turchia ormai allo sbando: e democrazia formale e regime autoritario sostanziale. Arrestato anche un alto generale della base aerea di Incirlik da dove partono i raid aerei Usa contro il Califfato in Siria e Iraq.

È apertamente caccia alle streghe. “Ci sono circa 6 mila arresti, e la cifra supererà i 6 mila attuali. Continuiamo a fare pulizia”, annuncia il ministro della Giustizia turco, senza spiegare gli accertamenti di colpevolezza presunti. Sì, perché non ci sono solo 3 mila militari presunti golpisti, ma altrettanti giudici che erano stati rimossi. Ieri l’agenzia stampa statale Anadolu ha dato notizia di mandati d’arresto per magistrati, decine di giudici erano finiti in manette, tra cui uno della Corte costituzionale. E da subito un colpevole certo, “l’organizzazione terroristica di Fethullah Gulen”.

Tra isteria e paranoia, la Turchia di Erdogan perde ogni ritegno e il suo potere ritrovato dopo il golpe fallito lo scaglia contro il mondo. Tensione alle stelle fra Ankara e Washington, con molti rimpianti rigorosamente nascosti in molte capitali per quei golpisti del venerdì sera. . Un ministro ha ipotizzato apertamente che gli Usa siano dietro il fallito golpe. Il segretario di Stato, John Kerry, più educato, oltre a negare ovviamente tutto, ha messo in guardia la Turchia da quelle che ha chiamato “pubbliche insinuazioni”. Ragazzi, datevi una calmata, è il sottinteso anche di Nato e Ue.

Ma la paranoia personale di Erdogan insiste: “Se gli Stati Uniti sosterranno Fethullah Gulen, negando l’estradizione in Turchia con l’accusa di aver organizzato il fallito golpe, questo danneggerà la loro reputazione”. Le questioni di diritto sugli eventuali elementi di colpevolezza da provare ai magistrati statunitensi, manco si parla. A partire dal ministro della Giustizia turco, Bekir Bozdag, che ripete la litania di una estradizione del nemico personale di Erdogan come una sorta di atto dovuto. L’uso della base aerea di Incirlik? Vittoria assoluta e incapacità politica conclamata.

Fethullah Gulen, l’ex imam che vive in America accusato di essere l’ispiratore del fallito colpo di Stato replica con molta logica. “C’è la possibilità che il colpo di stato in Turchia sia stata una messa in scena per continuare ad accusare i miei sostenitori e rafforzare il suo potere traballante”. Pensiero nascosto ma diffuso. Ieri a Istanbul Erdogan si è concesso un bagno di folla. Acclamato da migliaia di sostenitori, ha salutato con il gesto della rabbia dei Fratelli musulmani, mentre la folla sventolava bandiere turche e inneggiava ad Allah. La Turchia che fu laica.

Erdogan, che ha partecipato in lacrime ai funerali dell’amico e consigliere per i media, Erol Olcak, ucciso dai militari sul ponte del Bosforo a Istanbul con il figlio 16enne, ha parlato della possibile reintroduzione della pena di morte, che Ankara ha abolito nel 2004: “Non esitare a usarla”, ha detto il presidente, aggiungendo “non possiamo ignorare questa richiesta venuta dai cittadini e che il governo ne discuterà con l’opposizione”. Irrefrenabile Erdogan e democrazia turca ridotta al lumicino, tra militari golpisti e istituzioni autoritarie gestite del partito di famiglia, l’AKP.

Golpe di comodo per Erdogan? Molti sospetti. Un nuovo premier, Binali Yildirim, fedelissimo di Erdogan. Una escalation della pressione militare sui curdi del Pkk, e la repressione più violenta. La pace con Israele, che in Medio oriente sa tutto, e con la Russia dopo l’abbattimento del caccia di Mosca nei cieli della Siria. Mano tesa al regime siriano, a Bashar al Assad, che fino al giorno prima il presidente turco voleva morto. Ricordandoci, che Erdogan faceva affari con i tagliagole Isis, e portava armi agli estremisti islamici siriani. Mentre la Nato gioca nel Baltico.

 

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