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venerdì 20 Settembre 2019

Turchia golpe fallito, Erdogan in fuga torna e promette vendetta

Il colpo di Stato contro il presidente islamista Erdogan è fallito. Oltre 750 i golpisti arrestati mentre sono stati rimossi 5 generali e 29 colonnelli. Il premier turco, Binali Yildirim, ha convocato una sessione di emergenza del parlamento.  Erdogan tornato a Istanbul dopo un volo misterioso che aveva fatto parlare di  una sua fuga con richiesta di asilo negata, in Germania e poi in Quatar. Atterrato verso l’alba all’aeroporto Ataturk di Istanbul, lo scalo del recente attentato, subito minaccia: ‘La pagheranno’.

FRONTE SUD DELLA NATO,
MEDIO ORIENTE, ISIS, SIRIA, IRAQ,
QUESTIONE CURDA, le paure del mondo

Turchia golpe fallito. Paese destabilizzato la Turchia, lacerata tra l’islamismo autoritario di Erdogan e il laicismo con le stellette delle forze armate. Quarto tentato golpe nei suoi cento anni di storia. Per giunta fallito, forse, salvo sia solo l’inizio di una inimmaginabile e catastrofica guerra civile.
Oltre 750 i golpisti arrestati mentre sono stati rimossi 5 generali e 29 colonnelli.
Il premier turco, Binali Yildirim, ha convocato una sessione di emergenza del parlamento per oggi.

“Coloro che hanno pianificato questo colpo di Stato pagheranno duramente”, avrebbe dichiarato Erdogan, appena atterrato all’aeroporto di Istanbul, mentre ancora nel Paese è il caos con scontri di piazza tra i suoi sostenitori, forze speciali di polizia fedeli, e una non chiara parte di militari che nella notte avevano annunciato la presa di potere. Gli ingredienti classici di un colpo di stato: comunicazioni, con il blocco dei ponti sul Bosforo che collegano la Istanbul europea con l’Asia, l’occupazione della televisione di Stato e carri armati attorno al Parlamento.

Nella capitale Ankara ci sarebbero stati anche scontri tra i militari lealisti e soldati ribelli. Scarse notizie sugli autori del colpo di Stato e su cosa sia realmente accaduto. Il rischio, il timore di tutta la comunità internazionale, è quello di  una guerra civile tra fazioni in un Paese Nato ai confini con la più pericolosa area di crisi del pianeta.

Comunque un Paese destabilizzato: quarto golpe nei suoi cento anni di storia, Paese in tempo laico, oggi lacerato dal presidente islamista e autoritario Erdogan, bersaglio del tentato colpo di Stato che, appena rientrato da una opportuna fuga aerea, promette vendetta. Pessimo segnale.

CHI DIETRO IL GOLPE

Fethullah Gulen, il leader religioso che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato di essere dietro il colpo di stato di stanotte, vive dal 1999 in una fattoria di Saylorsburg nei boschi della Pennsylvania.  75 anni, dal 2008 residente legale negli Usa con tanto di green card, Gulen e’ stato un alleato di Erdogan fino al 2013 quando e’ scoppiato uno scandalo di corruzione nel governo turco.

Gulen finora sembrava aver avuto la peggio nel braccio di ferro con il presidente. Gulen, un ex imam, afferma di credere nella scienza, nel dialogo interreligioso e in una democrazia multipartitica. Secondo Wikileaks, ha aperto canali di dialogo con il Vaticano e con organizzioni ebraiche. Il sito web di Gulan non ha traccia finora di quanto sta succedendo in Turchia.

Secondo i media Usa, Gulen vive presso la Golden Generation Worship and Retreat Center, un centro per anziani fondato da americani di origini turca. Passa ore a pregare e in meditazione e e a vedere medici per varie malattie tra cui il diabete e problemi di cuore.

MILITARI CUSTODI LAICITÀ,
TRE VOLTE A POTERE

Quarto colpo di stato dei militari nella Turchia moderna post-ottomana, uscita sconfitta dalla Prima Guerra Mondiale. I militari voluti dal padre della repubblica turca Ataturk come garanti della laicità dello Stato, contro ogni tentazione di deriva religiosa o autoritaria.
I precedenti colpi di Stato, riusciti, avevano avuto una cadenza decennale e risalgono al 1960, 1971 e 1980.

27 maggio 1960
Nel pieno della Guerra Fredda il generale Cemal Gursel rimuove con la forza il presidente Celal Bayar e il primo ministro Adnan Menderes, il cui Partito democratico era entrato in conflitto con l’opposizione, allentando anche i divieti sulla religione. Menderes fu giustiziato poco dopo. Il sistema ritornò sotto il controllo civile nell’ottobre 1961, ma i militari continuarono a controllare la politica da dietro le quinte fino al 1965.

12 marzo 1971
In un momento di crisi economica e di fortissima tensione sociale, i capi delle forze armate, guidati dal generale Faruk Gurler, imposero al primo ministro Suleyman Demirel un “governo forte e credibile… ispirato al punto di vista di Ataturk”. L’atto di forza non ci fu. Demirel si dimise il giorno stesso.
Ma anche dopo l’intervento militare del 1971, la stagnazione economica e instabilità  continuarono per tutti gli anni ’70, con ben 11 cambi di governo, e un’escalation di violenza politica fra gruppi di destra e di sinistra, con migliaia di morti. Paese sull’orlo di una guerra civile.

12 settembre 1980
Dopo averne discusso per circa un anno, fu sciolto il governo e imposta la legge marziale, sciolti i partiti e sospesa la costituzione. Il generale Kenan Evren, che aveva condotto il golpe, divenne presidente e l’ammiraglio Bulend Ulusu primo ministro.
Il governo dei militari riportò un po’ di stabilità, fu varata una nuova Costituzione in senso presidenzialista, approvata per referendum nel 1982. Evren fu presidente per sette anni, durante i quali l’economia si stabilizzò e crebbe.

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