martedì 25 giugno 2019

Conflitto israelo palestinese, soluzioni a 5 stelle

Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, candidato premier alla prova della grande politica incontra qualche problema. A Di Maio e altri due parlamentari del movimento, il governo israeliano impedisce di recarsi nella Striscia di Gaza. La ‘realpolitik’, soprattutto quella israeliana, non concede molto alle estrosità movimentiste internazionali, ed era noto. Sotto osservazione perché ignota invece la politica estera 5 stelle.

Il viaggio in Israele pensato per accreditare la leadership del Movimento 5 Stelle a livello internazionale. Delegazione guidata da Luigi Di Maio, candidato premier in pectore. Di Maio che vediamo in tv nel clima torrido della Palestina in giacca e cravatta blu istituzionale. Guardano e si fanno guardare. Più difficile dire qualcosa di nuovo che sia anche sensato sulla sempre più ingarbugliata e apparentemente irrisolvibile questione israelo palestinese.

La delegazione pentastellata composta anche dal deputato Manlio Di Stefano e la senatrice Ornella Bertorotta, butta lì qualche ricetta di buonsenso per risolvere la questione arabo-israeliana, tipo «la politica dei muri va superata». Non è una gran scoperta. Le due fazioni, i due popoli si fanno la guerra dal 1948, l’anno di nascita dello stato d’Israele, e prima della nascita di qualsiasi tre tre parlamentari italiani ospiti in quella terra lacerata.

Poi la scoperta dell’ingresso negato nella Striscia di Gaza. «Israele ci vieta di entrare a Gaza. Un brutto segnale per la pace», dichiara al mondo Luigi Di Maio. Il mondo prende atto e passa oltre. Su Gaza pesa certamente di più la memoria delle 2mila vittime, in gran parte civili. Dell’ultima guerra al massacro. Zona di guerra, regole di guerra (e lo sapevate), spiega Israele alla delegazione ospite, invitata in Medio Oriente dall’ambasciata israeliana a Roma.

Futuri statisti alla prova dell’equilibrio. «Se il Movimento 5 Stelle va al governo riconoscerà lo Stato Palestinese». Partenza audace, senza infingimenti. La prudenza non è più una virtù, ma vediamo cosa propone il seguito. Glòi israeliani non sono gente tenera, e da subito, sul web piazza politica a 5 stelle, la replica ironica: «Arriva Di Maio e risolve il conflitto arabo-israeliano». Più seriamente, in Italia, qualcuno parla di “testacoda” della delegazione Di Maio.

Lasciando da parte le complessità sul conflitto fra israeliani e palestinesi, questo primo passo del Movimento verso la maturità politica nei confronti del mondo lascia abbastanza perplessi. Si può anche dire -lo hanno detto- che con l’Isis si deve trattare. Assieme a chi altri non si sa. Ospiti in casa israeliana si può anche minacciare il riconoscimento della Palestina e l’apertura di un’ambasciata italiana a Ramallah. Per il momento, in politica estera, solo fantasie.

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