lunedì 23 luglio 2018

Il ‘gabbianino’ che alla fine ce l’ha fatta ed è volato

«Grida strazianti, lunghissime, poi a singhiozzo… che vengono dal tetto più alto, e si incrociano e rispondono al pigolio che arriva da qualche parte laggiù nel giardino. Pigolio che è come un fischio, a tratti prolungato, a tratti si acquieta… Pulcino caduto dal nido, dunque, e la mamma che lo chiama…». Francesca de Carolis animalista convinta per riuscire ad accettare i meno amabili umani, ci narra di una famiglia di gabbiani. ‘Il gabbianello e il gatto randagio che gli insegnò a volare’, parafrasando un noto film d’animazione nato da un racconto di Luis Sepúlveda.

La prima volta che ho visto un gabbiano a distanza ravvicinata non è stato al mare… ma, pensate un po’, nella stradina dietro casa, bello ritto sul coperchio di un bidone per l’immondizia. Non a frugare negli avanzi, ma, mi è sembrato piuttosto attento all’angolino dove qualcuno lascia sempre qualcosa per i gatti…
Era un gabbiano enorme, bellissimo. Bellissimo e incuteva anche un po’ di timore. E mi mise allora un po’ di tristezza, il pensiero di questo splendido animale, planato dal cielo per fermarsi lì a rubacchiare il cibo ai gatti. Adesso sono pieni, strade e cieli, di gabbiani che da tempo hanno perso la strada del mare, e notte e giorno riempiono l’aria di grida…

‘La minacciosa invasione dei gabbiani…’ titolava l’estate scorsa l’articolo di un importante quotidiano, sciorinando numeri e pure ricordando che, specie protetta, è vietato ucciderne. Che pure rimane un incanto vederli planare, e come tutti gli animali in libertà ci ricordano tante cose che abbiamo dimenticato. La via dell’istinto, ad esempio, e la sua forza…
Vi racconto. Quest’anno una coppia di gabbiani ha fatto il nido in cima a questa casa, fra terrazze, antenne ed ex lavatoi. Poi, una mattina…

gabbiano gabbianino

Grida strazianti, lunghissime, poi a singhiozzo… che vengono dal tetto più alto, e si incrociano e rispondono al pigolio che arriva da qualche parte laggiù nel giardino. Pigolio che è come un fischio, a tratti prolungato, a tratti si acquieta… Pulcino caduto dal nido, dunque, e la mamma che lo chiama. La femmina di gabbiano poi si alza in volo, incrocia il maschio tornato da chissà quale perlustrazione, si danno il cambio… e mai il richiamo si ferma… Violentissimo è l’urlo della coppia di gabbiani, quando in volo si abbassano fra i viali del giardino.
E poi, dopo un po’, lo vediamo camminare, incerto fra le aiuole: il cucciolo di gabbiano. Ha ancora le piume grigie, zampetta da poco, non sa volare. E’ caduto, s’immagina, tentando il primo volo… ed ora è lì, e non può risalire.

Condomino piuttosto umano il nostro… qualcuno si chiede come nutrirlo, il piccolo… qualcuno ha già chiamato la protezione animali… “Hanno detto che bisogna lasciarlo tranquillo, poi ci pensa la madre, fra una settimana forse saprà già volare…”. “e speriamo che voli presto! Ma lei con quel chiasso riesce a dormire?” “No… ma fanno tanta tenerezza” “ah sì… non sapevo che i piccoli gabbiani fossero grigi… sembra un tacchino!!”. E siamo in molti a spiarlo, quel cucciolo d’uccello…
Spettacolo straordinario. La mamma gabbiana che dall’alto non perde mai di vista il suo piccolo e continuamente lo chiama, e quando è il momento scende fendendo l’aria e urlando, che stiano tutti alla larga!, che adesso lo nutro io…

E non c’è fatica, non c’è ostacolo che la distragga da quel fortissimo legame con il figlio, che la natura le dice, in quel momento, essere il centro della vita, Di lei e del maschio che pure mai li abbandona. Bella famiglia! Che nulla distoglie dal quel loro compito. Non un momento di stanchezza, non una noia, un litigio, una distrazione, un tradimento…
Un pensiero alla forza saggia della natura. Un pensiero, dubbioso, a tutti i tormenti e le fragilità delle gabbie che ci siamo costruiti intorno…
Comunque… All’inizio della settimana sembrava impossibile, ma già dopo due giorni il pulcino ha allargato le ali e tentato un volo. Pochi metri, ancora non ce la fa. Ma il giorno dopo ritenta è anche se rischia di sbattere contro il muro, sembra sulla strada buona.

Sarebbe straordinario cogliere il momento in cui insieme mamma papà e figlioletto prendono il volo. Se il gabbianino sopravviverà, allo spiazzamento, alla paura, alla confusione. Che pure a volte giocando i bambini lo inseguono, che pure sono arrivati i giardinieri con il rombo a motore degli aspirafoglie, che poi c’è sempre qualcuno che dalla scomposta imprevedibilità della vita vorrebbe difendersi barricandosi in morti nitori, che vorrebbe che anche nei giardini si entrasse con le pattine… “Ma c’è sporco! -ho sentito che protestava una signora- chi è che gli dà da mangiare?! Le solite vecchiette”
Ma qualcosa è accaduto due notti fa. Dopo un certo parapiglia durato fino all’alba, la mattina nel giardino nulla si muove. Un grido sottile si sente là in alto… “Ce l’ha fatta… è volato!” comunica sorridendo la giovane portiera.
Che il suo volo sia lieve… Oggi ancora più in là si sente pigolare, poi ancora vicino, poi forse ancora a terra… E grido di madre…

gabbiani mare cop

Ma voglio immaginare la famigliola alata, nei prossimi giorni, in gita fino al mare. Sapete, sulla spiaggia di Castel Porziano, se arrivate molto presto e nel giorno giusto, prima che le cancelli il mare, potete vedere impronte che svelano il passaggio come di gran folla in adunata. Percorsi intrecciati, con inversioni improvvise, quasi a confondere chi volesse seguirli per sorprenderne il segreto… che è poi tutto lì, più avanti, in un calpestio di passi che si allargano in cerchio a svelare come il tema di una danza…
Sì, credo proprio lì si diano appuntamento gabbiani di mare e quelli che il mare hanno lasciato per risalire il fiume, catturati dall’odore di rifiuti della città… in queste notti di nuovo liberi…

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