giovedì 23 maggio 2019

Nato-Ue solo sesso senza amore. Alleanza meno atlantica e più discussa

L’ultima dichiarazione congiunta Ue-Nato dell’era Obama firmata per finta sovranità transatlantica dal segretario generale dell’Alleanza, in norvegese Jens Stoltenberg, e dalla sempre meno unita Unione europea, col partner statunitense che non firma nulla ma mantiene ben stretto il comando dell’alleanza militare sempre più simile ad un costoso carrozzone che si litiga su dove e come utilizzare.

Addio ad Obama senza rancore
«Dichiarazione congiunta Ue-Nato, per garantire una più stretta cooperazione su temi sensibili come le guerre ibride, la cyber sicurezza e la sicurezza marittima, lo scambio di informazioni e le esercitazioni comuni». E, come nelle coppia in crisi, la necessità di dichiarare ciò che dovrebbe essere ovvio: «partnership che nasce con lo spirito di una piena e reciproca apertura».
La dichiarazioni formali si esprimono sempre in lingua astrusa. Devono dire solo cose ovvie, nascondere i disaccordi e mascherare i problemi in campo.
Esempio: «Oggi la comunità euro-atlantica si trova ad affrontare sfide senza precedenti che arrivano da Sud e da Est». Quel Sud prima dell’Est costato una quasi rottura tra i Paesi dell’Europa occidentale e i Paesi Baltici ex socialisti con mai superati complessi nei confronti di Mosca.
Più pericoloso il Califfo di Puntin, ma…

Le ovvietà quando manca la politica
«Mobilitare una vasta gamma di strumenti per rispondere alle sfide che abbiamo di fronte ma anche per sfruttare al meglio un uso efficiente delle risorse».
E qui arriva la Brexit.
Servono più soldi, per avvicinare almeno le spese per la difesa britannica, la quarta più grande del mondo, 56,2 miliardi di dollari. E gli Stati Uniti vogliono persino ridurre la loro quota.
La Nato divenuta carrozzone con le stellette, da rendere più snella ed efficiente, salvo mettersi d’accordo su quale fronte delle sicurezza sia realmente condiviso.
E qui, vedremo, casca l’asino.
«Una Nato forte e una più forte Ue sono di mutuo rinforzo». L’ovvietà che sostituisce la conclusione politica che manca.

Cosa sta accadendo in casa Nato?
Stoltenberg, prova a negare la partita irrisolta tra le fila dell’Alleanza, resa sempre meno atlantica dall’improvvida uscita della Gran Bretagna, e narra la fiaba della «decisione storica», che è poi l’ultimo prezzo che la parte più solida dell’Unione europea s’è dichiara disposta a pagare a Stati Uniti e alle paure baltiche in chiave anti russa.
Ed ecco che Obama annuncia l’invio mille soldati in Polonia per rafforzare i confini a Est.
Canadesi in Lettonia, tedeschi in Lituania, britannici in Estonia, mentre dagli altri paesi arriveranno ‘altre forme di cooperazione’. Italia incerta.
L’inutile come deterrente nei confronti della Russia, cosa che qualsiasi stratega della domenica considera pura e semplice operazione di propaganda e un ‘non senso’ militare.

La nuova guerra fredda con Mosca
C’è chi la vuole o la provoca, e chi la considera un pessimo affare.
Il vice Segretario alla Difesa Usa Michael Carpenter aveva stimato che la Russia avrebbe potuto “invadere” i Paesi Baltici in 60 ore, nonostante tutti i militari Nato grazie al “vantaggio geografico”.
Improbabile che 2.500-3.000 militari in più vicino al confine con la Russia, possano cambiare la situazione. Salvo provocare e alzare la tensione.
Se la nuova “guerra fredda” piace a baltici e polacchi, con l’appoggio degli anglo-americani schierati in Ucraina, valutazioni diverse dai Paesi dell’Europa Occidentale.
Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier aveva definito la manovre militari Nato in Polonia un “eccessivo e inutile rumor di sciabole”.
Per la periferia meridionale dell’Europa la preoccupazione chiave è la crisi libica e l’esodo di immigrati illegali provenienti da Medio Oriente e Nord Africa.

Il fronte Sud e la guerra al Califfato
Attualmente l’Alleanza sta aiutando i membri meridionali “attraverso intelligence, sorveglianza e ricognizione nel Mar Egeo e al confine turco-siriano. Basta quello?
Per quanto riguarda la lotta contro l’Isis in Siria e in Iraq, alcuni Stati membri non vogliono un intervento militare diretto della Nato, tuttavia l’Alleanza deve affrontare la minaccia terroristica in espansione in tutta la regione europea.
A giugno la Nato stava studiando la possibilità di fornire un aiuto supplementare all’Iraq.
E secondo indiscrezioni la Nato potrebbe inviare aerei Awacs da aggregare alla coalizione a guida Usa contro Isis in Siria.

I conflitti ancora aperti e a perdere
La campagna militare Nato in Afghanistan, a fine 2014 era missione ‘non da combattimento’.
Ma da allora i talebani hanno intensificato le loro, uccidendo civili e funzionari della sicurezza in attacchi regolari, mentre altri gruppi estremisti, come lo Stato Islamico, hanno ampliato la loro attività nel Paese.
Barack Obama, ha annunciato nei giorni scorsi deciso l’aumento a 8.400 dei militari statunitensi che resteranno in Afghanistan dal 2017 contro i 5.500 previsti.
A Varsavia chiederà il mantenimento di forze alleate nel Paese asiatico e il finanziamento a sostegno delle forze di Kabul almeno fino al 2020.
Costo 4 miliardi di dollari annui, 120 milioni di euro donati finora dall’Italia annualmente.

Gli arruolamenti Nato a Est
La Nato si è ampliata in Est Europa passando da 16 a 28 membri.
Nel maggio scorso è stata decisa l’adesione del microscopico Montenegro, inventata per incoraggiare Macedonia, Bosnia, Georgia e Ucraina, le cui autorità hanno espresso interesse per l’adesione.
Azzardi e forzature in situazioni molti diverse e complesse.
Ogni ampliamento del blocco militare intensifica ovviamente le tensioni con la Russia, mentre le deboli capacità di difesa dei potenziali nuovi Stati membri richiederanno fondi da assegnare per aumentarne le capacità militari.
E il loro ingresso renderà la NATO ancora più orientata verso il suo fianco orientale rispetto al fronte sud.

Le spese militari insostenibili
Nel 2014, i membri della Nato si erano impegnati ad aumentare la spesa per la difesa degli stati membri al 2 per cento del Pil. Attualmente, solo cinque Stati hanno rispettato questo impegno.
La questione è diventata una spina nel fianco di Washington che l’anno scorso ha speso 650 miliardi di dollari per la difesa, più del doppio della spesa cumulativa degli altri 27 Stati membri della Nato, mentre il loro Pil complessivo supera quello degli Stati Uniti.
Il tema è stato al centro anche del dibattito per le elezioni presidenziali con Hillary Clinton impegnata a sottolineare le raccomandazioni di Obama per maggiori spese militari dell’Europa e Donald Trump che spara a zero contro le spese e di Washington per garantire la sicurezza degli alleati.
Ma forse adesso hanno qualche problema prioritario di guerra razziale in casa.

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