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giovedì 14 20 Novembre19

La falsa democrazia partecipativa dei referendum

Un terzo o poco piú degli inglesi hanno deciso per tutti i britannici e per tutti gli europei. È democrazia? si chiede Massimo Nava. “Forse”, ma tra molti dubbi. Democrazia consapevole il nuovo mantra che anima il dibattito politico dopo Brexit, dopo le elezioni austriache, in prospettiva di altri scossoni populisti e radical nazionalisti, dagli Usa all’Europa, fino alla non piú impossibile sconfitta del governo Renzi al referendum sulla riforma della Costituzione.

Si chiama #democraziaconsapevole il nuovo mantra che anima il dibattito politico dopo Brexit, dopo le elezioni austriache, in prospettiva di altri scossoni populisti e radical nazionalisti, dagli Usa all’Europa, fino alla non piú impossibile sconfitta del governo Renzi al referendum sulla riforma della #Costituzione.

Da un lato, é evidente la crisi di consenso delle cosiddette forze di governo, di centro sinistra o di centro destra, a volte alleate e intercambiabili, come in Germania, non casualmente l’unico Paese stabile e governabile. Dall’altro, é altrettanto evidente l’avanzata dei populismi e dei nazionalismi di varia natura, trasversali alle destre e alle sinistre, anche perché la migrazioni degli elettori e la volatità degli umori é ormai permanente.

Nel caso particolare dei Grillini (analogamente a Podemos in Spagna) c’é una spontanea ferocia giacobina, piú che giustificata da scandali e corruzione, giochi di palazzo e ingiustizie sociali, cui il governo Renzi non ha ancora saputo dare una risposta forte e complessiva. Non bastano pur coraggiose e importanti riforme strutturali se poi si vende al Paese la sgradevole impressione del “cerchio magico” attorno a un leader al quale é impossibile dare consigli o dire dei no.

Ma si sa come sono finiti nella storia i giacobini : a furia di tagliare teste, eliminarono anche i poeti sospettati di tradimento e corruzione. (Sarebbe interessante a questo proposito un’indagine sui meccanismi di controllo e informazione che ispirano la piattaforma Rousseau).

Nel mantra della #democraziaconsapevole si intravede la sgradevole contrapposizione fra masse ed élite, l’idea che il popolo sia ignorante e appunto inconsapevole, che il diritto di voto dovrebbe essere garantito soltanto a un immaginario cittadino consapevole, quando sarebbe piú serio e utile che le classi dirigenti fossero loro consapevoli del ruolo, delle responsabilitá, dei doveri.

Molto banalmente, siamo di fronte al cane che si morde la coda. Chi ha offerto alle masse la possibilità di esprimersi su argomenti complicati brandendo come una clava lo strumento referendario? Chi, se non i leader e le elitè, approntano macchine di propaganda e manipolazione dell’opinione pubblica per ottenere consenso?

A me sembra che la soluzione piú praticabile sia anche la piú collaudata, pur con limiti e difetti. La democrazia della rappresentanza prevede che gli eletti decidano, si assumano responsabilitá, siano abbastanza competenti per scegliere le misure piú utili al bene comune. Solo cosi si ristabilisce il consenso, si risana la politica, si sconfiggono i populismi, si rilanciano passione e partecipazione ai processi elettorali.

Se si rivelano corrotti e incapaci vadano a casa e vengano sostituiti da altri, possibilmente migliori. Ma non da una falsa democrazia partecipativa dei referendum su materie come la permanenza in Europa o il trattato costituzionale europeo o la riforma del senato che si rivelano sempre piú una bomba a orologeria sul futuro di tutti. E comunque delle maggioranze che non partecipano.
Un terzo o poco piú degli inglesi hanno deciso per tutti i britannici e per tutti gli europei.

E’ democrazia? Forse.

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