martedì 20 Agosto 2019

Turchia-Israele, patto segreto su spie, difesa ed energia

Alle origini della strage ordinata dal “Califfo” alla sua cellula caucasica dormiente ad Istanbul da febbraio, ci sarebbe non solo la ‘quasi pace’ col nemico Isis numero 1 in Siria, la Russia, ma soprattutto gli accordi segreti tra Ankara e Gerusalemme su Intelligence, difesa ed energia a danno del contrabbando di petrolio Isis con la Turchia e la possibilità di qualche attacco di reciproca convenienza su cui è vietato fare domande.

Dunque, la Turchia sarebbe stata clamorosamente “punita” dallo Stato Islamico per la politica di “rapprochement” con Israele e per non aver più tollerato, come prima, i traffici di confine con l’Isis (benzina, migranti, armi, terroristi assortiti, rifornimenti di qualsiasi tipo). Abu Bakr al-Baghdadi avrebbe detto: “Voi non volete più chiudere un occhio sul nostro contrabbando? Allora ci pensiamo noi. A chiuderveli tutti e due. E via con la strage di Istanbul.

D’altro canto, visti i chiari di luna, l’accordo sottoscritto tra Ankara e Gerusalemme era necessario: chiude sei anni di pericolosi attriti sfociati quasi in conflitto aperto. Inoltre, costruisce un partenariato sui temi della sicurezza, dei rifornimenti idrici ed energetici e della difesa. L’intesa si aggiunge all’agreement già sottoscritto dagli israeliani con l’Egitto e l’Arabia Saudita in funzione anti-Iran.

Il patto apre la strada a un omologo accordo col Cairo, con la Turchia che s’impegna a tagliare l’erba sotto i piedi ai Fratelli Musulmani, il vero incubo di El-Sisi. Naturalmente, verrà rafforzata la cooperazione tra i rispettivi Servizi di Intelligence. E il primo obiettivo di cotanto “Grande Fratello” sarà monitorare e mettere sotto il microscopio elettronico ogni mossa degli ayatollah nella regione. Più sostanza che forma, per ora turchi e israeliani faranno cantare le spie. Ci sarà spazio per ascoltare anche le bande militari mentre i politicanti sfilano sui tappeti rossi.

Anche il Cremlino interessato
a una intesa con la Turchia

Gli israeliani hanno preso molto sul serio il patto con Ankara e hanno designato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Gady Eisenkot, quale responsabile del buon andamento degli scambi, che prevedono anche esercitazioni militari congiunte. Né conta il fatto che il nuovo Ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, si sia messo di traverso. È un copione già visto. Anche la Giordania è interessata a far parte della compagnia. La costruzione di un nuovo gasdotto, poi, consentirà a Israele di vendere il suo metano in Europa, con l’assistenza di Ankara.

Nell’affaire, senti senti, potrebbero rientrare, alla grande, anche i russi. Che, passati dalla porta di servizio, chiedono di sedersi al tavolo delle intese militari. Primo passo? Le scuse immediatamente porte da Erdogan a Putin per l’abbattimento dell’aereo russo. Amici, questa è ancora l’alba di una rivoluzione diplomatica che rischia di lasciare gli americani e la loro “esportazione della democrazia” in mutande, in mezzo al guado. Ancora non abbiamo visto niente.

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