mercoledì 17 luglio 2019

La folle guerra all’Iraq di Bush e Blair, la Gran Bretagna si pente

Guerra evitabile, che vuol dire guerra folle le cui conseguenze paghiamo ancora oggi. Lo ha detto sir John Chilcot nel rapporto sulla partecipazione britannica alla guerra in Iraq. Conflitto basato su dati di intelligence “imperfetti”, lE bugie sulla armi di distruzione di massa in possesso di Saddam e una progettazione “totalmente inadeguata”. “Gli Usa e la Gran Bretagna minarono l’autorità dell’Onu”. Blair balbetta che nel 2003 era”in buona fede”. Ma non giura su quella di George W. Bush.

Per la Storia la condanna anche formale e di una guerra già sbugiardata da più parti le cui conseguenze ricadono sul mondo ancora oggi.

«Saddam non era una minaccia, Blair fu frettoloso»
Il verdetto, pronunciato da sir John Chilcot, sulla guerra in Iraq del 2003 e contenuto nell’atteso rapporto sulla partecipazione britannica al conflitto contro Saddam Hussein all’epoca di Tony Blair.
1. «L’azione militare contro Saddam Hussein non era l’ultima opzione».
2. «Gli Usa e la Gran Bretagna minarono l’autorità dell’Onu».
3. Il conflitto è stato basato su dati di intelligence «imperfetti» e portato avanti con una progettazione «totalmente inadeguata».
4. L’allora premier britannico Tony Blair presentò all’opinione pubblica prove sul fatto che Saddam Hussein avesse armi di distruzione di massa «con una certezza che non era giustificata».
5. «Nel marzo 2003 non c’era una minaccia imminente di Saddam Hussein» contro l’Occidente e quindi, secondo il rapporto, si poteva usare una «strategia di contenimento» sebbene non si potesse escludere la necessità di un conflitto «ad un certo punto».

Una guerra precipitosa
L’ex premier laburista già dal 2002 aveva prometto un appoggio incondizionato all’allora presidente Usa George W. Bush per l’invasione dell’Iraq.
«Sarò con voi qualsiasi cosa succeda», scrisse Blair a Bush il 28 luglio 2002, otto mesi prima che il 20 marzo 2003 prendesse il via la guerra.
Secondo il rapporto Blair era stato avvertito delle conseguenze che avrebbe avuto un conflitto armato in Iraq, a partire dalle nuove minacce terroristiche da parte di Al Qaeda contro il Regno Unito.
«Era stato anche avvertito che un’invasione avrebbe potuto far finire le armi e le capacità militari irachene nelle mani dei terroristi».

Centinaia di migliaia di morti inutili
«Sono morti più di 200 cittadini britannici come conseguenza di quel conflitto, e molti di più sono rimasti feriti – ha sottolineato Chilcot – l’invasione e la conseguente instabilità hanno causato, a partire dal 2009, la morte di oltre 150mila iracheni, probabilmente molti di più, la gran parte civili. Più di un milione hanno dovuto lasciare le loro case. E tutto il popolo iracheno ha sofferto enormemente».
L’autore del rapporto ha ricordato la precaria situazione in cui si trova oggi l’Iraq e non ha mancato di citare il devastante attentato compiuto sabato notte, a Karrada, quartiere prevalentemente sciita a Baghdad, in cui sono morte oltre 250 persone.

La difesa di Blair: «Agito in buona fede»
L’ex premier ha detto di aver preso la decisione di entrare in guerra «in buona fede», e ci mancherebbe pure altro!
Blair ha provato anche a respingere il legame tra la guerra in Iraq e l’avanzata del terrorismo: «Non credo che la rimozione di Saddam Hussein sia la causa del terrorismo che vediamo oggi in Medio Oriente o altrove».
L’ex premier resta dell’idea secondo cui «era meglio rimuovere Saddam Hussein», poi condannato a morte e impiccato.
Blair si è comunque assunto la «piena responsabilità» per ogni errore commesso nella guerra in Iraq «senza eccezioni o scuse». Difficile dire altrimenti.

I costi della guerra
La guerra in Iraq iniziò il 20 marzo 2003 con l’invasione dell’Iraq da parte di una coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti ed è finita ufficialmente il 15 dicembre 2011 col passaggio di tutti i poteri alle autorità irachene da parte dell’esercito Usa.
La Gran Bretagna ha lasciato il conflitto nel 2009. Durante la guerra sono morti 179 soldati britannici e 4.500 americani. Sempre tra i militari sono oltre 1.600 i soldati Usa mutilati. Almeno 150 i giornalisti uccisi.
Ma i veri «costi» li ha pagati la popolazione civile. Secondo un rapporto 2007 dell’Onu, sono stati almeno 2 milioni gli iracheni costretti a lasciare il Paese e circa 1,7 milioni i profughi interni.
Per finire, le vittime di Daesh (Isis) in Iraq sono oltre 18 mila.

Il «furbetto» Tony Blair
L’amico e collega Antonio Ferrari scrive sul Corriere dei sogni infranti della Gran Bretagna, «della sua democrazia consolidata a prova di tutto, dei giornali fieri della propria libertà, dello 007 cinematografico che vince contro il male, della musica dei Beatles e dei Rolling Stones, della bellezza di Julie Christie, la Lara di Zhivago di cui in tanti ci siamo innamorati».
Il rapporto storico tra Gran Bretagna e Stati Uniti. Dopo l’11 settembre 2001 è la Gran Bretagna che si precipita a soccorrere il parente colpito.
Assieme, Bush e Blair, decisero quindi di punire il dittatore iracheno Saddam Hussein.
Era un sanguinario, aveva osato occupare il Kuwait, e poi occorreva un bersaglio sul quale scaricare la rabbia dell’affronto che gli Usa subìrono l’11 settembre.

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