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venerdì 20 Settembre 2019

La direzione Pd e il Marchese del Grillo

Ricordate il Marchese del Grillo interpretato dal grande Alberto Sordi ? C’è un passaggio chiave della sua filosofia, quando, rivolto al popolino, gentilmente spiega: «Io sono io e voi non siete un cazzo». Renzi alla direzione Pd: lui è lui e il resto non conta. Anche il fatto che il Parlamento lo possa sciogliere solo il Presidente della Repubblica. Cuperlo, sinistra dem: «Esci dal talent di un’ Italia patinata e fatta di opportunità e scopri la modestia». Il rischio di svegliarsi dal ruolo di Marchese e scoprirsi carbonaio

Dalla tragedia di Dacca e dai timori planetari per Brexit, alla commedia di casa. L’evocazione del Marchese del Grillo a sintesi dei contenuti e dei modi di Renzi nel rispondere alle critiche interne al Partito democratico dopo la batosta elettorale.
In una direzione del Pd piena di critiche, Renzi prima evoca il gioco di squadra ma poi avverte che continuerà a fare tutto lui, ed il Marchese del Grillo versione 2000 dichiara, «Chi vuole cambiare faccia un congresso e lo vinca».

In realtà Renzi ci prova, per un attimo, a non essere del Grillo.
«Vorrei offrire un’occasione di dialogo molto sincera, profonda e franca. La direzione si svolge dopo le amministrative che non sono andate bene, ma anche dopo Brexit, dopo la più grande strage di civili italiani all’estero, dopo un G7 chiave per la comunità internazionale e dopo la mobilitazione, ognuno avrà le sue opinioni, sulle tasse, tutto mentre si raccolgono le firme sul referendum costituzionale».
Come? La Direzione del Pd ha bocciato l’ordine del giorno presentato dalla minoranza Dem che impegnava il partito ad “offrire piena cittadinanza anche a chi sostiene le ragioni del No” al referendum sulle riforme.

Netta la replica di Cuperlo, voce della sinistra dem a Renzi.
«È suonato l’allarme, l’ultimo. Oggi tu sei visto come un avversario da una parte della destra, ed è bene così, ma anche da una parte della sinistra e questo è un dramma per chi è sotto il simbolo del Pd. Senza una svolta, tu condurrai la sinistra italiana ad una sconfitta storica».
Gianni Cuperlo, definendo “miope” la relazione di Renzi e, a replica di contenuti e toni della relazione del segretario conclude:
«Esci dal talent di un’ Italia patinata e fatta di opportunità e scopri la modestia».
Il rischio di svegliarsi dal ruolo di Marchese e scoprirsi carbonaio.

Ma qualcosa di chiaro finalmente emerge.
Sulle riforme, Renzi sbatte la porta. Sull’Italicum non esiste in Parlamento una maggioranza alternativa, e il no al referendum porta inevitabilmente alla crisi di governo.
Fa anche intravedere lo scioglimento anticipato delle camere, con uno sgarbo istituzionale visto che l’eventuale decisione spetta al Presidente della Repubblica.
E sulla possibilità di lasciare la poltrona di segretario, manco a parlarne.
E c’è una logica a tutto questo.

L’Italicum non si tocca nei sui tratti fondamentali. Non si tocca il premio di maggioranza ipertrofico. Non si toccano i capilista bloccati, che servono a dare a chi fa le liste -il segretario del partito- blocco di fedelissimi pronti a ogni comando.
Non si toccano i collegi piccoli e le liste brevi, che consentono a chi fa le liste di gestire le candidature e determinare molti dei candidati da eleggere con le preferenze.
Il controllo dei 340 garantiti dal premio di maggioranza nella Camera è la chiave per gestire i processi politici e istituzionali, dalla elezione del capo dello Stato, a quella dei giudici costituzionali e dei membri laici del Csm.
E un po’ fa sorridere Bersani se pensa che le sue miti esortazioni possano indurre Renzi ad abbandonare la segreteria.

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