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mercoledì 16 Ottobre 2019

Isis, marchio del terrore in franchising per massacri

Strage di Dacca, il governo del Bangladesh insiste: ‘I killer non erano dell’Isis’. Giovani, altamente istruiti e provenienti da famiglie bengalesi benestanti, membri del gruppo jihadista bengalese Jumatul Mujahedeen Bangladesh, affiliato a Daesh solo recentemente. Terrorismo autoctono che cerca un ‘marchio di garanzia’ nel mercato del massacro copiandone le efferatezze. Il terrorismo ceceno a Istanbul, la vendetta sunnite a Baghdad con 200 morti tra gli sciiti

Difficile districarsi non solo per capire ma per distribuire la propria indignazione e paura. Con chi abbiamo a che fare? Contro chi dobbiamo batterci? E mille altre domande.
Dalla strage di Dacca un messaggio ci giunge chiaro, oltre l’orrore: Isis, o Daesh, è ormai una sorta di marchio terroristico di ferocia ed esaltazione del massacro, azioni singole e gruppi di terrorismo autoctono, locale, con obiettivi suoi, che adotta le modalità cruente e il nome di Isis per alzare il livello della sfida e l’effetto terrore diffuso.

Una sorta di ‘Internazionale’ del terrore che aggrega motivazioni e obiettivi diversi nelle stesse modalità di ferocia nel perseguirle, e stesso marchio Isis come una griffa. E segnali di questa trasformazione li cogli non solo a Dacca, ma -per la stretta attualità- a Istanbul e con le autobombe a Baghdad.
Attacchi che, come a Istanbul si concentrato nei punti più protetti del mondo globalizzato e interconnesso. Preparati con lavoro di intelligence e condotti da jihadisti addestrati come militari. Vengono esibiti con foto sul web, mentre sono in corso, per amplificare al massimo l’effetto.

DACCA
Gli autori della strage al ristorante di Dacca erano tutti giovani, altamente istruiti e provenienti da famiglie bengalesi benestanti. Secondo il ministero degli interni, i giovani “erano membri del gruppo jihadista bengalese Jumatul Mujahedeen Bangladesh”, dichiarato illegale nel paese da più di dieci anni.
Ma risulta una recente ‘affiliazione’ del gruppo a Isis, nonostante le contraddittorie smentite governative.
Poi il massacro, di cui esistono immagini orrende diffuse dai folli via web. E l’irruzione delle forze speciali e l’uccisione dei torturatori.

La rivendicazione dell’Isis, sull’agenzia ufficiale Aamaq, arriva subito, prima che finisca l’attacco.
Preceduta dall’esibizione macabra delle vittime su Internet.
Aveva fatto così anche Laroussi Abdalla, il jihadista che il 13 giugno ha ucciso una coppia di poliziotti a Magnanville, in Francia.

ISTANBUL
All’aeroporto di Istanbul, il Battaglione Uzbeko dell’Isis, forza d’élite, ha fatto strage in uno dei luoghi più sorvegliati di tutta la Turchia.
A Dacca, il commando è penetrato nel quartiere blindato di Gulshan, dove vivono e sono scortati diplomatici, imprenditori stranieri, potenti bengalesi.
Il terrore ha scelto il bersaglio dove si concentrava il maggior numero di “infedeli”, e dove la sfida al potere dello Stato risulta più alta.

La sfida di Isis-Daess alla Turchia è ormai definita negli obiettivi, una resa dei conti dopo gli antichi favori recentemente negati. Cambia soltanto la manovalanza terroristica. Tra Foreign fighters e jihadisti di casa.
Nel Bangladesh, le indegne differenze sociali, diventano frontiera promettente della jihad. E c’è anche un Emiro locale, il canadese di origini bengalesi Tamim Chowdhury, nome di battaglia di Shaykh Abu Ibrahim Al-Hanif.

BAGHDAD
In Iraq è guerra in casa musulmana. L’Islam sunnita contro l’eresia sciita, predicano i mullah estremisti. Più realisticamente, partita di potere e di comando interno. Numeri da follia pura: 200 morti, tra cui 25 bambini.
Isis è torna a colpire Baghdad dopo la perdita di Falluja, due settimane fa. Due attentati suicidi in un sobborgo sciita a nord della capitale irachena e nel popolare e centrale distretto di Karrada, zona piena di giovani e famiglie, usciti in strada dopo la fine del digiuno del Ramadan. Una strage cercata.

Falluja è stata riconquista in un mese di durissimi combattimenti che hanno visto l’uccisione di 2500 militanti dell’Isis e 1800 fra militari e miliziani della formazione sciita Hashd al-Shaabi. Gli islamisti hanno tentato una controffensiva venerdì, ma la loro colonna di oltre 40 mezzi è stata incenerita dall’aviazione americana e dagli elicotteri d’assalto iracheni.

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