martedì 26 marzo 2019

Mosul, 29 giugno 2014, nasce il Califfato di Al Baghdadi

Due anni fa i miliziani dello Stato Islamico entravano a Mosul e cambiavano il volto di Siria e Iraq e la percezione di sicurezza sul pianeta. Oggi quei miliziani, combattuti da mezzo mondo, sono ancora lì. Una sconfitta militare prossima, contrastata da un terrorismo incontrollabile di disperati feroci e allo sbando

Una avanzata tanto veloce quanto sorprendente, nella confusione tra il valore militare degli attaccanti e la inconsistenza degli oppositori in campo. Il 29 giugno di due anni fa i miliziani dello Stato Islamico entravano a Mosul senza incontrare resistenza, dando il via alla fuga dell’esercito iracheno inventato dallo sciagurato Al Maliki dopo aver licenziato i centomila soldati professionali di Saddam con la complicità folle dei Pentagono e della Cia.

In quei giorni furono cancellati i confini di Siria e Iraq e dato il via ad una guerra politica, religiosa e fratricida all’interno del mondo musulmano, che non ha ancora trovato la sua fine. Centinaia di migliaia di morti, pulizie etniche e guerre regionali che hanno coinvolto dalla Turchia alla Russia, dall’Iran all’Arabia Saudita, il modello ISIS ha fatto proseliti tra le correnti più radicali del salafismo in Libia, Nigeria, Somalia, Yemen e oltre ancora.

La dichiarazione dal Califfo Abu Bakr Al Baghdadi nella Grande Moschea di Mosul ha cambiato la storia del Medio Oriente imponendo al mondo una versione inedita dell’ideologia jihadista. Tutto con contraccolpi enormi anche in Europa e negli Stati Uniti. Dopo quel 29 giugno di 2 anni fa, va detto, nulla è stato più come prima e non solo in Medio Oriente. Il terrore formato planetario che ha colpito ieri Istanbul e che potrebbe scegliere qualsiasi bersaglio nel mondo.

Ma ora lo scenario proprio in casa Isis pare stia cambiando. Non solo militarmente. Una enorme «M», alta un metro, dipinta sul muro di una moschea di Mosul. Un simbolo della resistenza a Isis nel bastione iracheno dello Stato islamico. Lo racconta la Reuters, secondo cui nella città si starebbe creando un movimento di opposizione ai jihadisti chiamato per l’appunto «M» prima iniziale della parola araba «Resistenza». Segni di opposizione popolare già registrati a Raqqa.

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