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lunedì 18 20 Novembre19

La tragedia armena, il Papa, la Turchia e la parola genocidio

Al suo arrivo in Armenia, il 24 giugno, il papa si è riferito al massacro di un milione di armeni commesso dall’Impero ottomano nel 1915 con la parola “genocidio”, che non compariva nel testo preparato del discorso. Dura risposta di Ankara: “le parole di Francesco portano ancora tracce di mentalità da crociata”.

Partita diplomatica aperta tra lo Stato Del Vaticano e quello Turco. Non si litiga di religione, né di politica, ma di storia. Non sulle crociate ma con tono da crociata, accusa Ankara, che ormaui il moderatismo laico l’ha dimenticato da un pezzo.
La dimensione, le modalità e gli intenti della diverse formazioni armate dell’allora impero ottomano contro la popolazione armena, fu massacro o genocidio.
E non è semplice questione semantica.

Nuova polemica di Ankara dopo la visita del Papa in Armenia
«In Argentina quando si parla di sterminio degli armeni sempre si usava la parola genocidio. Non ne conoscevo un’altra. Solo quando sono venuto a Roma ho sentito un’altra parola, il ‘grande male’, la tragedia terribile… E mi hanno detto che l’altra era offensiva. Per il mio passato con questa parola, per averla già usata pubblicamente, sarebbe suonato molto strano se non l’avessi usata in Armenia. Ma non l’ho mai detta con animo offensivo». Dunque il pontefice frena ma non ritratta.

Un punti certi di quella tragedia
Sintesi storica oggettiva praticamente impossibile, ma alcune credibili approssimazioni alla verità centenaria. Dagli archivi dello stato maggiore turco ad Ankara con i telegrammi originali tra Istanbul e l’Anatolia orientale nella primavera del 1915. I documenti britannici e russi sui piani di azione congiunta con i rivoluzionari armeni nella primavera del 1915. Il contesto nel quale i popoli ottomani, i turchi e gli armeni tra loro si muovevano.

Quante vittime
Quando quasi ottocentomila membri di una singola comunità etnica e religiosa muoiono di morte violenta, di fame o di assideramento in un breve periodo, mentre sono scortati da uomini armati di etnia e religione diversa, la questione è presto chiarita, scrive il giornalista Gwynne Dyer. Oggi gli armeni sostengono che le vittime furono un milione e mezzo, ma per molti storici è una cifra troppo alta. Ottocentomila è una stima plausibile.

Massacro etnico o ferocia di guerra?
Gli armeni vogliono la loro tragedia sullo stesso piano del tentativo nazista di sterminare gli ebrei. Ma ciò che è accaduto agli armeni non è stato pianificato dal governo turco, e da parte armena c’era stata una provocazione. Nulla che possa giustificare cosa è accaduto, ma mette i turchi in una posizione diversa. La Turchia trascinata nella prima guerra mondiale accanto alla Germania e il suo esercito che marcia verso est per attaccare la Russia, alleata di Regno Unito e Francia.

Tra indipendentismo e tradimento
Durissima sconfitta turca nell’Anatolia orientale, verso l’attuale Georgia. Alle spalle dell’esercito ottomano, i cristiani armeni che da qualche decennio stavano lottando per l’indipendenza dall’impero. Vari gruppi di rivoluzionari armeni avevano preso contatto con Mosca, offrendosi di provocare delle rivolte alle spalle dell’esercito turco nel momento in cui le truppe russe fossero arrivate in Anatolia. Quando ricevettero la notizia che l’esercito turco era in rotta, alcuni di loro pensarono che i russi stessero arrivando e si ribellarono prima del tempo.

Panico turco e e crudeltà curde
Se i russi fossero penetrati nell’Anatolia orientale, tutti i territori arabi dell’impero sarebbero stati tagliati fuori. Per questo fu ordinata la deportazione degli armeni nell’est della Siria, attraverso le montagne, d’inverno e a piedi. Non c’erano soldati regolari e furono soprattutto le milizie curde a scortare gli armeni verso sud. I curdi condividevano l’Anatolia orientale con gli armeni ma non li amavano. Vendette e violenze. Fame e freddo fecero il resto provocando la morte di quasi la metà dei deportati. Il governo turco, fosse informato della tragedia, non fece nulla per fermarla.

La negazione assurda che avvelena la storia
Fu un genocidio commesso attraverso il panico, l’incompetenza e l’incuria deliberata, ma non paragonabile a quanto successe agli ebrei europei. Lo sostengono gli storici più equilibrati. Infatti, la numerosa comunità armena di Istanbul, lontana dalle operazioni militari in Anatolia orientale, uscì dalla guerra quasi indenne. Da allora, sarebbe bastato riconoscere la storia, i fatti anche da parte della Turchia nazionalista di Ataturk. Abbiamo invece assistito a cento anni di negazione, che ha provocato, su fronte opposto della tragedia, forzature contrapposte sui fatti e sulla verità.

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