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martedì 19 20 Novembre19

L’Ue tradita vuole il divorzio veloce ma Londra fa la furba

Divorzio veloce e tra Gran Bretagna e Unione a 27, con astio e liti prossime sulla spartizione dei beni. Londra cerca di tirarla per le lunghe E condizioni più favorevoli. I rischi interni per il regno unito, Scozia e Nord Irlanda preferiscono l’Europa all’Inghilterra. Oggi i ministri degli Esteri dei 6 paesi fondatori si vedono a Berlino. Stasera Renzi da Hollande, lunedì il vertice italo-franco-tedesco

Ue a velocità variabile
Un ritorno al passato e una novità a sua volta già discussa ma sempre accantonata.
Una leadership politica di fatto ai Paesi fondatori e trainanti dell’Unione nelle sua forme di origine.
Il vertice di lunedì a Berlino tra Francia, Germania e Italia.

Senza la Gran Bretagna già dalle intuizioni di De Gaulle con cui divorziare rapidamente, a bloccare traumi e speculazioni. Francia, Germania, Italia e Benelux se proprio vogliamo, a ripartite dal ‘carbone e dall’acciaio’ dei primo anni ‘5o alla Comunità europea dei ruggenti anni ’60.

E l’idea di una Unione a 27 Stati e diverse velocità: forme di flessibilità che permettano, a chi lo vuole, di andare più avanti nell’integrazione senza perdere per strada altri vagoni del convoglio europeo.

Il 23 nero per l’Europa
Giornata trauma per i vertici dell’Unione e dei Paesi membri ieri. Cosa stava realmente accadendo, cosa sarebbe accaduto ancora, cosa fare per limitare i danni a governare la separazione. Tutti, a fine giornata, concordi a chiedere un divorzio rapido per limitare il tempo delle sofferenze da abbandono.

I ministri degli esteri e degli affari europei si sono incontrati a Lussemburgo. Oggi a Berlino si rivedranno i capi delle diplomazie dei sei paesi fondatori a cui francesi e tedeschi presenteranno una bozza di documento che parla di una “Unione più flessibile”.

Martedì a Bruxelles il primo vertice post-Brexit, con David Cameron che verrà solo per salutare e, forse, per chiedere scusa della clamorosa corbelleria politica da lui messa in piedi due anni fa per incassare i voti populisti e separatisti a favore del suo partito conservatore. Il più clamoroso inciampo politico del terzio millennio. Per ora.

Pentimenti e furbate british
Un Cameron sconfitto e sbeffeggiato dalla storia che insiste a creare fastidi. Cameron vorrebbe lasciare al suo successore, nominato in ottobre, il compito di comunicare ufficialmente la volontà del Regno Unito di abbandonare la Ue. Temporeggiatore anche il leader Brexit, Boris Johnson, possibile successore di Cameron al 10 di Downing Street. “Non c’è bisogno di invocare l’articolo 50 dei Trattati”, che regola l’uscita di un paese dalla Ue: “non c’è nessuna fretta, niente cambierà nel breve periodo”.

Furbata di Londra per ottenere il massimo per il dopo-Brexit. Ma dopo lo schiaffo ricevuto dai britannici, non circola molta simpatie nel continente offeso. E gtià dalla Germania c’è chi suggerisce di non estendere alla Gran Bretagna il mercato unico: al massimo un’unione doganale come quello con la Turchia. E il Parlamento europeo ha subito chiesto a Juncker di togliere al commissario britannico Jonathan Hill il portafoglio dei mercati finanziari.

Rendere il più doloroso possibile il divorzio di Londra per intimorire altre tentazioni. Divorzio severo a dissuasivo, assieme ad una Ue più flessibile, dove alcuni possono scegliere di integrarsi di più o altri più lentamente, o in misura minore. La difficoltà sarà sempre e comunque fissare il minimo comune denominatore necessario per far parte dell’Unione.

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