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sabato 14 Dicembre 2019

Dopo Brexit, piccoli secessionisti crescono

I demagoghi scorrazzano anche sul Continente. L’estrema destra di Francia e Olanda scatenata: “Ora referendum anche da noi”. Da Wilders a Marine Le Pen, fino a Matteo Salvini in Italia. Tutti i leader dei partiti euroscettici europei chiedono un referendum per uscire dall’Unione. Un effetto domino che potrebbe distruggere l’Ue

L’uscita della Gran Bretagna dall’Ue potrebbe presto innescare un devastante effetto domino per l’Unione Europea. Il fronte euroscettico esulta e chiede a gran voce referendum in tutti i paesi. Il leader dell’estrema destra olandese, Geert Wilders, ha chiesto ufficialmente un referendum anche nel suo Paese. Lo stesso ha fatto in Francia il Front National. E altre richieste secessioniste potrebbero presto arrivare dal Nord Europa, come Finlandia e Danimarca.

I fesciosecessionisti
“Giovedì 23 giugno 2016 resterà nella storia come il giorno dell’indipendenza”, ha scritto sul sito del suo partito Wilders, commentando i risultati del referendum britannico. “Ora è tempo di un nuovo inizio, anche nei Paesi Bassi”.

Citando un sondaggio condotto da EenVandaag, Wilders – alleato di Marine Le Pen in Parlamento europeo nel gruppo Enf (Europa delle nazioni e delle libertà) – sostiene che “la maggioranza del popolo olandese vuole un referendum sulla permanenza nell’Ue, e che molti più olandesi sono a favore di uscirne”.

Per Wilders “il popolo olandese merita un referendum” e dalle pagine del suo partito annuncia che il Pvv chiede “un plebiscito su una Nexit, un abbandono olandese dell’Ue”.

Front National, lo dice il nome
Per il Front National, ha parlato chiaramente la leader Marine Le Pen. “E’ una vittoria della libertà”, ha esultato su Twitter. “Come chiedo da anni, ora ci vuole lo stesso referendum in Francia e in tutti gli altri paesi dell’Unione Europea”.

Marine Le Pen ✔ @MLP_officiel
Victoire de la liberté ! Comme je le demande depuis des années, il faut maintenant le même référendum en France et dans les pays de l’UE MLP

Marion Le Pen, nipote di Marine e astro nascente dell’estrema destra francese, ha fatto lo stesso. Su Twitter, all’alba, ha invocato chiaramente la “Frexit”, ossia l’uscita della Francia dall’Unione Europea attraverso un referendum: “Dalla Brexit alla Frexit. E’ tempo di reimportare la democrazia nel nostro Paese. I francesi devono avere il diritto di scegliere!”

La Padania insegue ma non conta
Subito dopo l’ufficialità della vittoria della Brexit, Matteo Salvini, leader della Lega Nord, ha scritto su Twitter: “Evviva il coraggio dei liberi cittadini! Cuore, testa e orgoglio battono bugie, minacce e ricatti. GRAZIE UK, ora tocca a noi. #Brexit”.

Come ha acutamente rilevato il magistrato Ignazio Patrone, i demagoghi scorrazzano anche sul Continente. “La sirena del referendum è attraente (lasciamo decidere il popolo, sia esso padano, basco o francese o austriaco), molti governi saranno tentati di cavalcare la tigre del lamento e della disaffezione”.

C’è anche chi sostiene che i separatismi possono non essere un problema per l’Unione ma anzi potrebbero essere utili la frammentazione che aprirà la strada ad un supergoverno europeo. “L’ordine viene dal caos”, dicono, ma puzza di secessionismo occulto.

E se a frantumarsi fosse il Regno Unito?
La Scozia separatista che si voleva indipendente da Londra ma dentro l’Unione europea, prende fiato con questo voto spiccatamente ‘Inglese’ e presto riproporrà la sua secessione.

Spinte separatiste anche dal Galles, dall’Irlanda del nord dove non si sono mai smorzate del tutto le spinte tra unionisti e nazionalisti del partito Sinn Fein.

Come rilevava ieri Massimo Nava, agli europei di calcio giocano quattro squadre nazionali britanniche. E Londra è solo la piccola Inghilterra. (http://www.remocontro.it/2016/06/23/europeicalcio-brexit-confusioni-parallele/)

Separatisti, autonomisti e nazionalisti
In Francia non è mai davvero tramontato l’irridentismo corso attivo dal 1976 col Fronte di liberazione nazionale della Corsica. E non mollano nemmeno i separatisti occitani, che storicamente vorrebbero l’indipendenza per quel territorio che va dalla Spagna all’Italia, così come quelli bretoni.

In Spagna non solo Catalogna. Si è spento negli ultimi anni il fuoco dei separatisti baschi, ma la Spagna rimane agitata da correnti interne che vanno dalla Galizia alle Canarie, passando per Andalusia e Aragona.

Il Belgio, una nazione divisa in tre: Fiandre, Vallonia e regione di Bruxelles. Gli autonomisti fiamminghi sono diventati dalla ultime elezioni di maggio la principale forza del paese.

L’Europa dell’Est e oltre
In Serbia è ancora aperta la ferita del Kosovo, indipendente dal 2008, ma non riconosciuto da tutti i paesi dell’Unione europea, tra questi la Spagna.

Mentre il caso ucraino apre nuovi inquietanti scenari, già aperti in Crimea, annessa dalla Russia dopo un referendum plebiscitario. E c’è anche chi teme la Polonia possa rivendicare di nuovo Leopoli e la Galizia, in caso di smantellamento dell’Ucraina.

Agguerriti anche i separatisti della Transnistria, la regione della Moldavia che ha dichiarato unilateralmente la sua indipendenza dopo una guerra lampo agli inizi degli anni Novanta, senza che nessun paese al mondo abbia mai riconosciuto il suo status.

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