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martedì 15 Ottobre 2019

Se Brexit che accade sul fronte difesa e sicurezza?

Abbiamo sentito pressapoco tutto su cosa potrebbe accadere domani con Brexit per l’economia e per i cittadini. Mancava, sino ad oggi, una valutazione sulle conseguenze sulla politica di difesa e sicurezza dell’Ee e in Italia. Meno Nato e Stati Uniti, meno ostilità verso Mosca, è l’ipotesi, e più Francia e Germania a condurre le poche espressioni di politica di difesa e sicurezza di una Unione sempre più fragile

Abbiamo sentito pressapoco tutto su cosa potrebbe accadere con l’Exit eventuale della Gran Bretagna dall’Ue. Mancava, sino ad oggi, una valutazione sulle conseguenze sulla politica di difesa e sicurezza dell’EU e dell’eventuale impatto sul nostro Paese. Ci prova Antonio Li Gobbi su Analisi Difesa, sfidando il dubbio se esiste per davvero una politica di difesa e sicurezza nell’Ue e in Italia.
Li Gobbi, un passato militare di altro livello, lancia un altro sasso contro la onnipotenza Nato a guida Usa, come molti militari europei hanno iniziato a fare. L’Ue militare come parziale alternativa alla Nato, la necessaria collaborazione con la Russia nella lotta all’integralismo islamico, le partite Siria, Libia. Troppe voglie baltiche di guerra fredda, troppa Turchia sul fronte siriano e sulla questione curda. Quasi un Nato-Exit.

Cosa cambierebbe nella politica di sicurezza senza la Gran Bretagna?
1) Immagine. Peso politico dell’UE, in un confronto con paesi terzi, sicuramente minore. Ma finora UK e Francia, vincolati legami coloniali e interessi strategici extra-europei hanno sempre curato i loro interessi issando eventualmente la bandiera UE quando poteva far loro comodo. Danno più formale che sostanziale.
2) Forze armate reali. Dettagli tecnici portano Antonio Li Gobbi a concludere che, oltre le apparenze, la Brexit porterebbe a una posizione dominante francese a livello militare. Con l’uscita dell’UK l’unica potenza nucleare in UE resterebbe, ancora una volta, la Francia.
3) La collaborazione in campo militare tra UK e i paesi UE non dovrebbe subirebbe alcuna flessione perché continuerebbe in ambito NATO e bilaterale. A livello esclusivamente militare probabilmente Brexit avrebbe danni più formali che sostanziali per l’UE.

Gran Bretagna filo Nato, garante Usa
Va anche detto, lo ammette lo stesso militare che conduce l’analisi, che l’UE, a parte alcune dichiarazioni di principio su ipotetici e irrealistici “eserciti europei”, non è stata finora propensa a impegnarsi in operazioni che andassero oltre la formazione e addestramento di forze militari locali -Somalia e Mali- o di vigilare su situazioni già “pacificate” da altri, vedi Bosnia o Kosovo. E ora la assolutamente incerta flotta EunavForMed sul fronte Libia.

Da quando l’Ue ha acquisito una certa capacità militare, in ambito Nato si è litigato di più e meglio. Tendenzialmente con la Francia a contrastare le operazioni dell’Alleanza atlantica e il Regno Unito a sostenere l’impegno Nato alternativo a quello Ue. Esempio beffa, le due operazioni anti-pirateria quasi speculari nel Corno d’Africa, coi pirati somali festanti.

Sul quesito Ue più o meno sicura dubbi mai risolti
L’ impressione mai superata di una Gran Bretagna dentro l’UE per meglio controllare, dall’interno, la crescita di questo invadente vicino dei casa, anche in contro dei cugini d’oltre Atlantico. C’è chi immagina una Ue militarmente più ambiziosa senza il “freno a mano britannico”, come lo chiama Li Gobbi. Ma quando mai l’Ue potrà esprimere una visione unitaria a livello geo-strategico?

Rispetto al futuro dei mai, nel settore della difesa e sicurezza, un’Ue senza Gran Bretagna sarebbe più condizionata dal binomio franco-tedesco: la Francia con la sua ‘Force de frappe’, e la Germania con i soldi. L’Italia, terza potenza economica e militare di questa nuova UE senza Regno Unito, potrebbe forse riempire alcuni degli spazi vuoti lasciati da UK, se mai ci convenisse farlo.

 

(http://www.analisidifesa.it/2016/06/le-conseguenze-del-brexit-per-la-difesa-e-sicurezza/)

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